Settimanale Anno XVII
Numero 730 del 22 novembre 2020
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Scritto da Patrizia Turchi   

Elezioni regionali: il diritto a respirare!

Se davvero pensiamo che il voto sia cosa preziosa non possiamo soffermarci su quale è il significato in una elezione regional-nazionale come quella prevista in questo week-end.

Regional-nazionale: sì, perché come ogni elezione, da un po' di tempo di tempo a questa parte (così come i referendum), anche questa assume un significato altro pur avendo una dimensione localistica.

Se non fossero avvenuti alcuni passaggi, fortemente drammatizzati dall'una e dall'altra parte, probabilmente sarebbe stata una kermesse elettorale certamente sentita dai candidati ma perlopiù snobbata dai cittadini. Non che le funzioni e i ruoli che la Regione intesa come istituzione non siano importanti! La riforma del titolo V della Costituzione ha consegnato ampi spazi di decisione legislativa ai parlamentini regionali, purchè si muovano nell'alveo costituzionale e del quadro normativo nazionale.

Ascoltando e leggendo in questi giorni di campagna elettorale “esplosiva”, ci avvediamo che al solito nemico pubblico numero uno (la sinistra in un caso, Berlusconi nell'altro) si è aggiunto un secondo nemico: l'astensionismo. In specie dopo l'impressionante percentuale di astenuti in Francia, la quale, diversamente che in Italia, prevede un secondo turnonelle votazioni regionali. Astensionismo che oltre a ridursi di 2 punti in percentuale (dal 53% del primo turno al 51% del secondo) ha provocato un terremoto di dimensioni importanti nell'esecutivo di Sarkozy, relegando la presenza del governo di “centro-destra” francese in una sola regione. E di fatto consegnando la Francia al “centro-sinistra”.

Si moltiplicano gli appelli, si fa concitato il richiamo al diritto (e non più dovere) del voto, al fatto che questo deve servire per dare un segnale significativo “all'altra parte”, prima ancora che per la costruzione o la partecipazione ad un progetto politico nell'ambito della realizzazione locale.

Dobbiamo dire che né l'uno né l'altro argomento ci convincono.

Anzi a ben guardare semmai producono l'effetto opposto.

Se votare significa dare mandato di rappresentanza politica ad un sentire, ad un bisogno, ad una trasformazione, per quel che ci riguarda in Liguria siamo messi molto male.

Difatti se l'ennesimo (e già sconfitto) Biasotti non convince neppure la sua parte (e non apriamo qui una riflessione che risponda alla grande domanda del perché il centro-destra presenti un candidato così debole), dall'altra abbiamo un Burlando del quale abbiamo già avuto modo di assaggiare, se così vogliamo dire, la politica:  sia questa rivolta allo sviluppo, all'economia, ai trasporti, alla sanità della nostra Regione.

Si potrà confutare del tutto legittimamente che a comporre la compagine della coalizione elettorale che appoggia Burlando ci siano fior fiore di candidati all'ombra della propria organizzazione partitica che, dal canto proprio, assicurano una Liguria più verde, più a misura di persone, più accogliente, più attenta alle esigenze ed ai bisogni.

E che le proposte avanzate sono -ovviamente- fortemente innovatrici.

Ma....ma....appunto cinque anni di governo del centrosinistra ci hanno già consegnato una Liguria cementificata, una riduzione dei servizi sanitari e sociali, una proliferazione di strutture del tutto stravolgenti il territorio, una pletora di provvedimenti centranti determinate e specifiche categorie.

Ora: qualcuno rammenta il montanelliano “turarsi il naso”.

Noi rivendichiamo il diritto ed il dovere di poter respirare.

Sì, perché anni di “turamento” del naso -e poi degli occhi e poi anche della bocca perchè ci hanno proposto un ceto politico a dir poco usurato (e fin qui....potrebbe valere il detto: gallina vecchia....) ma pure incompatibile con quelli che erano gli aneliti politici di pochi anni prima; pensiamo a quanti per anni hanno votato PCI e che poi si sono ritrovati (quasi per altrettanti anni) a votare esponenti democristiani -  hanno provocato in buona parte dell'elettorato un forte debito d'ossigeno, una sorta di asfissia cronica, con relativa degenerazione dei circuiti neuronali, che presiedono al ragionamento, alla riflessione, alla capacità critica con alcuni gravi casi di vero e proprio “pecorinismo”.

Ora, se davvero crediamo che il voto sia uno strumento utile alla democrazia rappresentativa dobbiamo fare un semplice ragionamento: laddove c'è la possibilità di vedere rappresentati i propri interessi, bisogni ed aneliti, sogni di trasformazione, è doveroso esercitarlo.

Altrimenti, se la proposta elettorale non solo non trova coerenza con il proprio sentire, ma rischia addirittura di coartare e svuotare la propria espressione politica in virtù di “mozioni degli affetti” (o “mozioni d'odio”), crediamo sia doveroso saltare il giro. E parafrasando le ultime battute del film Wargame: non partecipare al gioco.

Potrà venir detto che una espressione politica che si realizza attraverso l'astensionismo si mischia pericolosamente e del tutto inefficacemente con quelle forme di astensionismo non politico che sono frutto di disinteresse e qualunquismo.

Sarebbe troppo facile rispondere che troviamo difficile individuare una assonanza tra un voto di sinistra, laico e magari ambientalista con quello teocom, entrambi nella voragine del così detto centrosinistra ligure. Con la differenza che questi pretendono di governare una Regione a nostro nome!

Preferiamo rivendicare il diritto al respiro, alla libera circolazione degli impulsi neuronali, alla libertà di decisione, a non dover scegliere sempre tra la padella e la brace.

Viva quindi il voto, che per noi ha grande valore e per questo lo esercitiamo in una giusta causa.

Anche astenendoci.

Patrizia Turchi

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