di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 684 del 10 novembre  2019
Tel. 346 8046218
ALBISOLA NUOVE EDIFICAZIONI Stampa E-mail
Scritto da Antonia Briuglia   

 ALBISOLA NUOVE EDIFICAZIONI: PERCHE’ OCCUPARSENE? 

Ad Albisola Superiore partono i progetti di riconversione delle aree ex – industriali: appartamenti al posto dell’ex distributore Ip di fronte a Piazza Dante, appartamenti e “altro” nei 55.000 metri quadrati di Via Casarino, appartamenti nell’area liberata dalla fabbrica Gavarry che, come da accordi presi dalla precedente giunta Parodi, traslocherà lasciando libera un’appetibile area sull’Aurelia che sarà profitto assicurato per le immobiliari che la realizzeranno. 

L’ AREA “FENICE”.

Immobiliari, come la società Borgo Fenice Srl, proprietaria dell’area prospiciente Piazza Dante, che non era solo occupata da un distributore di benzina ma ospitava anche la manifattura ceramica “La Fenice“ presso la quale lavorò il maestro Trucco, artista a cui è dedicato l’unico museo comunale della ceramica, in onore della quale l’immobiliare sembra essersi appropriata del nome.

 La società La Fenice ha, recentemente, presentato un progetto che prevede un palazzo di quattro piani con sette appartamenti per piano e 76 box interrati, su una superficie di 1500 metri quadrati .

Il progetto è firmato dagli ingegneri Olcese e Galliano che, si precisa sul Secolo XIX del 20 settembre, ne abbiano curato proprio i prospetti di cui, nello stesso giornale, si allegava un rendering grafico, onestamente, di pessima qualità.

Forse una delle poche volte in cui il rendering grafico non riesce a riprodurre in modo accattivante un intervento progettuale che spesso si rivelerà, come è stato per il crescent della darsena savonese, peggiore di quello proposto. 

Ma i progetti dello studio in questione li abbiamo già conosciuti nella zona di Grana della vicina Albissola Marina e, già in quell’occasione, non si può dire che quell’uniforme accozzaglia di palazzoni tutti vetro e cemento abbiano reso piacevole il quartiere esistente o abbiano caricato di positivo “significato ambientale” quell’inaccettabile quanto discutibile consumo di suolo. 

La responsabilità fu, anche in quel caso, dell’amministrazione comunale che approvò, sostenne e perorò quell’ingiustificata scelta urbanistica e non interagì minimamente sulle proposte progettuali.

Spesso chi amministra e fa politica nel territorio, si disinteressa della qualità progettuale non solo dell’immagine che contribuisce a deturpare irrimediabilmente una zona della città, ma anche sotto il profilo della qualità tecnologica e delle innovazioni, demandando il parere alle Commissioni edilizie che, ben si sa, sono spesso composte di professionisti imbavagliati da interessi professionali e che tutto possono permettersi fuor che discutere liberamente un progetto di colleghi sponsorizzati dallo stesso Comune.

E’ così che nascono in luoghi diversi con diverse caratteristiche territoriali, palazzi tutti uguali, progettati dalla stessa mano che sembra clonare, stancamente e con disattenzione verso il territorio, i propri progetti in modo spesso autoreferenziale. 

Sorgerà anche su questo importante e centrale tratto di Aurelia, che tutti percorrono giornalmente e che, chi arriva dal casello autostradale si troverà di fronte, un palazzo tutto grigio cemento e vetro, un parallelepipedo le cui chiare cornici marcapiano sottolineeranno la noiosa ripetitività delle bucature su tutti i suoi lati? 

Sorgerà per colmare un vuoto com’è stato per l’area Balbi e come sarà nelle altre aree edificabili e per dare il “giusto” profitto alle immobiliari che come succede ormai spesso nelle nostre zone venderanno a prezzi astronomici  solo qualche alloggio, accaparrandosi pezzi di territorio ? 

C’è da augurarsi che la grande sfida che il Sindaco di Albisola Superiore si accinge a cogliere, quella di vedere trasformato un territorio che attende da anni la sua definitiva conformazione sia, per lui, l’occasione per dare un segno di discontinuità con tutti coloro che lo hanno preceduto e anche di coraggiosa sintonia con quei Comuni virtuosi che stanno voltando pagina.

C’è da sperarlo vista la coraggiosa posizione assunta sulla raccolta dei rifiuti che si spera veda la collaborazione convinta della popolazione albissolese perché sia anche di esempio agli altri.


GLI OBIETTIVI DI UN PROGETTO. 
 

Se l’obiettivo di un progetto è il benessere dell’abitare, è il progettista che definisce le soluzioni che maggiormente si adattano a fornire le risposte.

E’ ormai assodato che l’abitazione aiuti la qualità della vita quando è ben illuminata naturalmente, quando vi è una buona climatizzazione, possiede qualità formali e funzionali e quando, da essa, si vede un paesaggio riconoscibile, non degradato ed è ben inserita in un contesto.

Ma è sempre più urgente che il progetto della stessa debba essere volto alla definizione di un miglioramento delle condizioni complessive del sistema ambientale in cui  viene inserito. 

 Il progetto deve interagire con l’unità paesaggistica che lo accoglie, calcolando gli effetti che produce  e questo è raramente riproducibile senza tenere conto di un’analisi accurata del luogo. 

Rifiutiamo, con decisione, i progetti che non tengono conto di tutto questo.

E’ obbligatorio, per un’amministrazione, salvaguardare una visione complessiva e attenta del territorio dal punto di vista qualitativo e ambientale e Albisola può trovarsi in un momento straordinariamente importante per farlo.  

La qualità progettuale nei processi che vanno, poi, nella direzione del risparmio energetico, come serre solari, cappotti murari, muri trombe e della produzione autonoma di energia come pannelli solari e fotovoltaici, dell’eventuale riciclo dell’acqua piovana, del verde (quello vero) a uso del quartiere, sono un altro importante aspetto da esigere e perseguire, soprattutto in un consumo di suolo delle città che va avanti inesorabilmente, con una cementificazione a uso privato là dove i Comuni devono rimpinguare i loro magri bilanci.

Anche ad Albisola dove gli oneri a scomputo saranno, una discutibile rotonda che cancellerà una piazza, 300 metri quadrati di aree verdi che, sottratte alla stessa piazza per far posto alla rotonda, avranno nuova collocazione vicino al palazzo e un certo numero di box interrati sotto la struttura.

Siamo sicuri siano questi gli elementi che permetteranno al progetto di interagire coll’ambiente che lo accoglierà?

  

IL CEMENTO DI VIA CASARINO 

Vedremo poi sbloccarsi la progettazione dei 55.000 metri quadrati di Via Casarino con destinazione alberghiera, essenzo area turistica, ma soprattutto residenziale privata e sicuramente commerciale.

Lo spostamento dell’ultima fabbrica sembra dare il via a un progetto che le amministrazioni passate avevano gestito affannosamente.

Accordi falliti con interlocutori diversi, progetti inutili e mai condivisi, tira e molla in attesa di tempi più redditizi.

Intanto il post industriale diventava sempre più post e nessun cittadino si è sognato mai di chiedere conto di un’area degradata, non vissuta come un buco nero nel centro cittadino.

Nessun cittadino si è impegnato ad appendere cartelli con il numero dei giorni che passavano nel completo disinteresse e nella totale incapacità di scelte urbanistiche che avrebbero potuto cambiare il volto e la vita di una cittadina.

Ora si è arrivati al dunque, e forse per fortuna!

Ma cosa prevedranno le scelte dell’attuale Amministrazione?

Cosa ci regalerà l’Albisola post- fordista? Ancora cementificazione privata uso residenze o iper-mercati ?

Tutti concordano che il tessuto è saturo di case non abitate, di un patrimonio esistente che andrebbe sicuramente rivisto e che l’aumento di popolazione, ammesso che la nuova edificazione ne porti, voglia dire anche l’aumento di problemi come le infrastrutture, la viabilità, i servizi alla persona e alla collettività.

Tutti sanno che costruire ancora volumi voglia dire una perdita per il Comune che si ritroverà solo un bilancio drogato e non un guadagno che si rivelerà fasullo come quello degli oneri.

Eppure c’è chi parla ancora in modo anacronistico di sviluppo della città e di crescita.

Ma quale crescita, quale sviluppo?

L’Albisola delle industrie non c’è più e quel che rimane viene gentilmente traslocato altrove.

 Oggi se di economia si vuole parlare non si può pensare ad altro che a quella del commercio , soprattutto quello minuto, diffuso, di piccoli negozi che non cambi la fisionomia delle strade e dove la gente si può recare anche a piedi. Molto presto ci accorgeremo come le scelte di grandi centri commerciali nei centri cittadini si siano rivelati fallimentari, sia per i problemi legati alla mobilità sia per quelli a livello occupazionale costituito da posti di lavoro non specializzati, spesso a part-time e con bassi salari.

Se di economia si vuole parlare, si deve pensare in modo serio e responsabile al turismo e magari alla cultura territoriale e alle attività legate ai laboratori artigianali.

Il cemento non serve a tutto questo, mentre serve invece un’azione politica a livello locale che rafforzi la qualità della trasformazione anche a livello occupazionale e che si assuma veramente la responsabilità del cambiamento della forma urbana sapendo che questa condizionerà la struttura sociale della città e la qualità della vita di chi la abita.

 

E GLI SPAZI PUBBLICI?  

Gli spazi pubblici diventano, nella nuova visione di una città che si trasforma, luoghi contesi. Quegli spazi che sono tradizionalmente il luogo degli incontri, sia casuali che organizzati, di una comunità di cittadini che si riconosce nella sua città e sente di appartenervi sono solitamente soggetti a profonde ridefinizioni.

Mi rendo conto di questi tempi raramente si costruiscono piazze, giardini o parchi, ma si dovrebbe almeno fare in modo che non vengano dimenticati nelle trasformazioni urbane così estese come quelle albissolesi in questione.

La mobilità che nel tessuto delle due Albissole è un tragico problema con l’imponente flusso di mezzi per la sua inefficacia e per la pessima qualità dell’aria deve trovare l’occasione di nuove soluzioni, anche localizzate.

Le ipotesi fatte nelle trascorse amministrazioni, non sempre sono quelle buone e non sempre è obbligatorio perseguirle.

 Quindi voltiamo pagina nella direzione in cui la crescita e lo sviluppo di una cittadina significhino sempre più spesso urbanistica partecipata, miglioramento della qualità della vita di chi la abita e la frequenta.

Per questo motivo è giunto il tempo per tutti i cittadini di occuparsene!

 

                                     ANTONIA BRIUGLIA

  

 

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