Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Cultura Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Ganci   
Quando il denaro diventa cultura
 
Nel passato (neppure tanto remoto) c’è stato chi sosteneva nello Stato Pontificio  che “non è importante che il popolo sia istruito, l’importante è che sia buono”: l’istruzione come “male sociale”. Oggi abbiamo uno “pseudo sapere” dato da una scuola che ancora risente di forti influssi aristotelici e un popolo “arrabbiato” ma che, per fortuna, sa leggere, scrivere e, talvolta, capire anche oltre quello che i media vogliono manipolare. Un popolo che soprattutto ogni tanto reagisce anche nei valori medi e sa votare contro tendenza naturale (forse sarà stata la colpa dell’indulto e dei Rutelli? o dell’indulto e dei Bertinotti?) per pentirsi due giorni dopo…Tale è la babilonia italica nella quale nessuno crede. 
 

Ma nella babilonia italica i libri sono soggetti a un’ IVA ridotta al 4%, (fatto che rende lode sia a uno schieramento politico che all’altro) e si trovano anche al supermarket. Eppure nei carrelli degli “Ipermercati” si vedono infinite sciocchezze “griffate” negli altrui carrelli ma pochi libri. Per chi è assetato di “Sapere” e soprattutto vuole attingere ai documenti “originali” per evitare l’inevitabile “filtro” operato dallo Storico, o dall’opinionista di turno ci sono le biblioteche numeriche tra cui la celebre http://gallica.bnf.fr dove chiunque può trovare i documenti originali che hanno fatto la Storia e del tutto gratuitamente.  Sono ovviamente libri esenti da “diritti d’Autore”: è l’ovvio limite di tutte le biblioteche numeriche. A New York è stato messo a punto un accordo per la digitalizzazione dei libri ancora coperti da “Diritto d’Autore” voluta da Google. L’idea è semplice: Autori ed Editori pagati  ogni qual volta il testo è visionato “on line”. Tenuto conto che alcuni libri scientifici costano, nell’edizione cartacea, cifre davvero rilevanti, l’idea è benemerita da parte di tutti coloro che per citare qualche contenuto del testo non devono pagare una cifra spropositata e/o sono obbligati a recarsi presso qualche biblioteca di Facoltà, talvolta con serie limitazioni di fotoriproduzione o di reperimento. Lasciando le questioni legali a Google da una parte ed Autori ed Editori dall’altra, l’importanza di un accordo soddisfacente per le parti in causa è enorme per tutti noi. Un raro  caso in cui il denaro, anziché diventare strumento del male, diventa cultura.

 Salvatore Ganci                               

 Post scriptum:

ringrazio Alessio Ganci per avermi messo al corrente che negli Stati Uniti l’accordo di Google è già attivato. Prima o poi anche la “pia” Italia guadagnerà in Sapere. 

   

Luglio 2011

 

 

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