Settimanale Anno XVI
Numero 716 del 5 LUGLIO 2020
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Scritto da Marco Giacinto Pellifroni   
 Crescita, PIL, debito pubblico, tasse
L’ISOLA  CHE  NON  C’È
Cosa ne dice l’immaginario professore di economia di un’università esistente solo sull’”Isola che non c’è” 

 Giornali e telegiornali sono in questi giorni saturi di parole come crescita, PIL, debito pubblico, tasse. Si punta a ridurre debito pubblico e tasse, e a far crescere il PIL.

Poiché si afferma all’unisono che le tasse non si possono abbassare, ma solo “rimodulare”, spostando su una voce quanto di toglie da un’altra, non rimane cha una precaria crescita del PIL e l’altrettanto precaria riduzione del debito pubblico: un termine, quest’ultimo, dato come un assioma.

 Vediamo invece cosa ne dice l’immaginario professore di economia di un’università esistente solo sull’”Isola che non c’è” di Edoardo Bennato.

- Prof: C’è una differenza abissale tra debito pubblico e privato. Quest’ultimo corrisponde a un prestito reale, fatto con moneta sudata dal prestatore col suo lavoro e la corrispondente produzione di ricchezza, rispecchiata nella moneta che egli presta a chi se ne riconosce ipso facto debitore. Nel caso del debito pubblico, invece?

- Studente 1: Se lei non avesse fatto quella premessa, sarei portato a credere che si è formato negli anni attraverso ripetuti prestiti allo Stato da parte della banca centrale (BC). Almeno, così è scritto sui libri di testo dell’Isola (o Penisola) che c’è.

- Prof: Invece non è così. Lo Stato potrebbe benissimo stamparsi i soldi di cui necessita senza delegare questo compito alla BC, che di fatto è la sua tipografia.

- Studente 2: Se la BC emette quelle banconote, significa che sono garantite da beni solidi.

- Prof: Una volta, almeno formalmente, era così, in quanto sulle banconote appariva la scritta “Pagabili a vista al portatore”; erano cioè redimibili in oro. Ma questa scritta sulle banconote della BCE non appare. E infatti non sono garantite da nessun bene concreto, vengono semplicemente create dal nulla. Eppure, lo Stato (italiano o di qualsiasi altro Paese) le riconosce davvero come oro colato e si dichiara debitore verso chi le stampa del valore che appare su quei pezzi di carta: dai 5 ai 500 euro per banconota.

- Studente 3: Ma scusi, prof, non sarebbe come se io, nullatenente, stilassi un assegno da 100 euro, senza scadenza, e lo usassi per fare i miei acquisti? L’assegno comincerebbe a circolare senza che mai nessuno potesse metterlo all’incasso. Quei 100 euro, dopo aver permesso a me di spenderli, verrebbero usati da una serie imprecisata di persone per acquistare altrettante merci o servizi di quel valore.

- Prof: Eppure è proprio questo il meccanismo vigente sull’Isola che c’è. Con una differenza, però: sul tuo assegno c’è una firma e un bel giorno ti potrebbero ammanettare come falsario, perché hai immesso nel mercato un titolo di credito non corrispondente alla creazione di equipollente ricchezza. Ma nessuno può arrestare i membri della BC, perché le leggi fatte varare dal suo board legalizzano la sua fabbricazione di moneta allo scoperto, e di fatto schermano i suoi componenti da qualunque interferenza politica e giudiziaria.

- Studente 1: Vale a dire che la BCE, come prima la Banca d’Italia, si appropria in questo modo di tutto il prodotto del lavoro svolto dai cittadini di Eurolandia. Ma, essendo istituzioni pubbliche, dopo tutto sarebbero gli erari dei vari Stati a beneficiarne, in una bizzarra forma di comunismo sui generis.

- Prof: Così sarebbe se fossero davvero pubbliche. Invece, in Italia, a parte l’INPS per il 5%, sono di proprietà di banche, assicurazioni private e “altri”, non meglio precisati. E lo stesso vale per quasi tutte le altre BC nel mondo.

- Studente 3: Scusi, prof, ma allora questa è una truffa colossale. È in questo modo che si è formato il debito pubblico? Non posso crederci.

- Prof: la tua è una reazione assolutamente naturale. Ripugna pensare che intere nazioni siano state gabbate per anni, o per secoli, con questo stratagemma.

- Studente 2: Ma possibile che nessuno denunci un simile stato di cose?

 

 

- Studente 1: Ma sì: gli economisti, i politici, gli industriali, i sindacati, i lavoratori…

 

Prof: Calma ragazzi. I lavoratori ne sono stati tenuti all’oscuro sino al 2004, quando il raggiro è stato fortunosamente scoperto, ma non divulgato dai media.

 

Quanto agli altri, nessuno, tranne gli industriali, che stupisce tengano bordone a una nefandezza simile, è libero di parlare; evidentemente sono stati tacitati in qualche modo, abbassandosi a recitare la litania sul bisogno di rigore per “tenere i conti pubblici a posto”.

- Studente 2: Però c’è da dire che se non lo facessero la “Penisola che c’è”, insomma l’Italia, finirebbe come la Grecia. Almeno così non fanno che ripetere dai piani alti.

- Prof: Ma allora non ci siamo ancora capiti. Se lo Stato italiano si stampasse i soldi di cui abbisogna, come del resto già conia le sue monete, non ci sarebbe alcun debito pubblico, né l’attuale 120% del PIL, né il 60%, considerato aprioristicamente “virtuoso” e posto come target da raggiungere nei prossimi 20 anni. Il che equivarrebbe a lavorare un ventennio per consegnare, a chi non ha distribuito che pezzi di carta, la metà del debito pubblico attuale, ossia la metà di € 1860 miliardi = € 930 miliardi. Senza contare che su questa montagna di soldi fasulli la BC ci applica pure, a suo insindacabile arbitrio, un interesse, previsto in crescita nell’immediato futuro, per placare – dice - l’inflazione, ma di fatto riducendo la capacità di spesa di chi paga le tasse per pagare proprio quegli interessi.

- Studente 3: In sostanza, sarebbero oltre € 4,6 miliardi l’anno, al netto degli interessi…

- Prof: Esatto. E tenete conto che ad oggi gli italiani stanno già pagando, di soli interessi, € 80 miliardi l’anno. Quale pazzo può pensare che, se il loro debito pubblico, anziché diminuire, ha continuato a crescere, evidentemente perché non sono mai riusciti a pagare la totalità di quei mostruosi interessi (e figurarsi il capitale!), dall’anno prossimo, invece, dovrebbero riuscire, non solo a pagare gli € 80 miliardi, ma anche i 4,6. Come non bastasse, si prefiggono di arrivare al pareggio di bilancio nel 2014, con una manovra da € 47 miliardi. Pertanto, con uno Stato così affamato di soldi per pagare le banche, il PIL, anziché aumentare, sarà destinato a calare, a causa della decrescente capacità di spesa dei contribuenti. E, poiché il PIL sta a denominatore, la sua stentata crescita contribuirebbe a far lievitare il famigerato rapporto debito/PIL e deficit/PIL, in una spirale senza fine.

- Studente 1: Professore, lei ci ha spiegato che lo Stato italiano si fa stampare i soldi dalla BC e in cambio le dà Titoli di Stato. La BC poi li vende in parte sul mercato, quindi incamera subito il capitale, mentre i sottoscrittori privati, molti dei quali esteri, li comprano attirati dall’interesse, proporzionale al rischio. Quindi, se lo Stato si stampasse i suoi soldi e non emettesse più Titoli di Stato in contropartita, non ci sarebbe più debito pubblico e tutti i guai dell’Italia svanirebbero d’incanto. Non le pare un po’troppo semplice?

- Prof: Hai ragione, la tensione oggi esercitata sui BOT, BTP, ecc., si trasferirebbe sulla valuta, che a questo punto non sarebbe più l’euro. Ma un’Italia non più oppressa dall’attuale fardello di tasse ritroverebbe la vitalità perduta con la dispersione di aziende e know-how in Paesi esotici. L’Italia ha un patrimonio intellettuale e una capacità di innovazione che le ha conferito una vocazione fortemente esportatrice; e questo darebbe valore alla sua moneta, libera dai lacci e dalle ipoteche della BC. Ci rendiamo conto che, mentre gli italiani piangono per una manovra da € 47 miliardi di qui al 2014, in questi 4 anni ne pagheranno almeno 320 di soli interessi? Tra l’altro, visto che € 40 miliardi sono stati concentrati furbescamente sul biennio 2013-14, significa che in quei 2 anni gli italiani saranno chiamati a sborsare € 160 + 40 = € 200 miliardi in 2 anni, ossia € 100 miliardi l’anno!

- Studente 2: Insomma, mentre negli ultimi decenni il debito pubblico ha continuato a crescere, di qui a 3 anni ci si aspetterebbe il miracolo di un bilancio in pareggio, pur con un salasso di quella entità? Non è pura utopia?

- Prof: Certo che lo è. Come utopico è stato il miraggio dei mutui ben superiori alle possibilità dei mutuatari. Le banche hanno invece un mira ben preciso: indebitare tutti, privati e governi dando loro fiat money, per poi trasformarli in debitori alla loro mercè. Fabbricare e distribuire moneta a loro non costa nulla, e in compenso si appropriano dei beni prodotti dalla gente col proprio lavoro. Un meccanismo criptico che viene alla luce…

- Studente 4: …quando uno non riesce a rispettare le rate di un mutuo immobiliare. La banca si appropria dell’alloggio, senza aver fatto nulla per guadagnarsela. Certo una bella tecnica, stampare carta e distribuirla dandole il valore di facciata…

- Studente 1: …che tutti sono tenuti ad accettare, grazie a leggi fatte ad hoc per lorsignori. Logico che la casta politica è così ben pagata: perché annovera i beneficiari di una parte, seppur piccola, del furto che il sistema bancario continua a perpetrare indisturbato, protetto dalle forze dell’ordine che i cittadini pagano per poi venir legnati se protestano.

- Studente 4: Però nessuno ha finora protestato contro il sistema monetario.

- Prof: Perché nessuno gliene ha mai parlato, deviando la rabbia popolare contro gli effetti, anziché le cause. In Grecia l’hanno finalmente capita; ma troppo tardi, dopo aver gozzovigliato per anni con soldi facili, diventandone dipendenti.

- Studenti 2-3-4 in coro: Ma allora come possono gli italiani uscire da questo giogo infame? Con una rivoluzione?

- Prof: Accadrà, quando le masse impoverite non avranno più nulla da perdere; e cioè i giovani di oggi e di domani, sulle cui spalle si sta scaricando tutto il peso di decenni in cui nei Paesi “avanzati” hanno creduto più nella finanza “creativa” piuttosto che nell’economia reale: quella che vige sulla nostra isola felice… che non c’è, ma che potrebbe esserci, dopo i default a catena degli Stati asserviti alle banche. Ma di questo alla prossima lezione…

  

Marco Giacinto Pellifroni                                                   3 luglio 2011

 

 

P.S. Apprendo della scarcerazione di Dominique Strauss-Kahn. Invito allora a rileggere quanto scrissi su Trucioli del 22 maggio scorso su questa grottesca operazione poliziesca, figlia dell’homofobia novecentesca che non accenna a scemare. Per ben altri reati contro l’umanità DSK, come presidente dell’FMI, avrebbe dovuto finire in galera, in compagnia di tanti altri banchieri, responsabili della crisi in cui ci dibattiamo.

 

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