di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 684 del 10 novembre  2019
Tel. 346 8046218
Liguria ora si vede la mafia in casa Stampa E-mail
Scritto da Antonia Briuglia   
... MA IL PD NON C’ERA. 
....Giovedì sera alla UBIK

Un’interessante tavola rotonda ha affrontato l’imminente esigenza, anche qui in Liguria di una legge di contrasto e prevenzione alla mafia.

Il titolo ” Liguria ora si vede la mafia in casa” faceva già intendere come, non solo in Liguria ma anche nella nostra città, Savona, con gli ultimi arresti e le vicende legate a inchieste che partono anche da lontano, l’emergenza sia ormai sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che sino ad ora negavano l’emergenza di una criminalità organizzata di casa nostra, anche quando  qualche incendio colpiva  mezzi o attrezzature di qualche impresa .

L’incontro ha avuto relatori come Marco Piombo, presidente del WWF, che ha esposto il duro lavoro svolto dall’associazione che in questo momento sta esaminando ben 40 progetti in tutta la Provincia. Progetti che contrastano spudoratamente leggi urbanistiche con l’avvallo delle stesse amministrazioni e che sempre più frequentemente diventano occasioni di riciclaggio di finanziamenti poco leciti. 

Relatori come Mario Molinari, direttore di Savona New, che ha ribadito come a Savona si continui , nonostante l’evidenza , a registrare l’atteggiamento di chi sostiene che tutto sia tranquillo. Di come le amministrazioni siano ancora troppo latitanti, anche in manifestazioni pubbliche come il Convegno del Priamar sullo stesso tema,  dove presenti erano solo Zunino di Rifondazione e la Debenedetti della Lista Cinque Stelle, come se agli altri la cosa non  toccasse.

Di come, a Savona, nomi illustri legati alle famiglie di mafia compaiano su cartelli di cantieri savonesi molto conosciuti tra i quali quelli di Arte.

Di come le inchieste di quei pochi giornalisti, che con dedizione e con impegno si adoperano per rendere pubblico ciò che tutti sanno ma che tacciono con atteggiamento omertoso, siano frutto di fatica ma anche causa di conseguenze personali.

 Christian Abbondanza

Mario Molinari

Relatori come Christian Abbondanza della  Casa della Legalità, che fino a poco tempo fa fu etichettato, proprio per le sue denuncie circa l’esistenza della mafia in Liguria, come “visionario”.

Ha raccontato, con precisione di dettagli, come la mafia di nuova generazione abbia sorpassato quella dei colletti bianchi, di come possa essersi insinuata nel sistema, sostenuta da una classe politica che sempre più gli apre la porta, lasciando che condizioni il voto e che il territorio sia non solo depredato ma gestito da coloro che ormai sfuggono ad ogni controllo .

Ha riferito alla folta e interessata platea come non solo il centro destra faccia notoriamente affari con le mafie ma anche il centro sinistra con le sue  cooperative edili, come  tutti scendano a patti, sostenendo di fatto un economia nera, quella delle speculazioni finanziarie, dei project- financing, o dell’alienazione dei beni pubblici che le mafie preferiscono acquistare al posto di quelli già confiscati.

Ha spiegato come i circuiti degli affari delle mafie passino, anche in Liguria,  dai Comuni alle banche e alle imprese, ma prima decisi altrove. 

Con non poco imbarazzo il moderatore, giornalista del Secolo XIX, Bruno Lugaro ha dovuto ammettere il suo rincrescimento per l’assenza dell’ospite d’onore: l’onorevole Andrea Orlando, responsabile Giustizia del PD e membro della Commissione Antimafia.

 Sicuramente impegni più importanti sopraggiunti all’ultimo momento, saranno arrivati a giustificazione dell’assenza, ma la cosa più evidente e inquietante è che anche il PD savonese non c’era. 

Il PD non c’era. 

Non c’era il Sindaco Berruti ma neanche i suoi amministratori, a parlare ad esempio di una legge regionale dal loro partito presentata e che forse avrebbe avuto una buona occasione per essere discussa in pubblico se non altro per avere un’occasione di analisi.

Il PD non c’era, ma come in un tacito accordo, non c’erano neanche i rappresentanti delle altre forze politiche che in Comune lo sostengono, forse troppo impegnati a preoccuparsi di future dotazioni personali come segretarie, cellulari o uffici spaziosi senza i quali la macchina comunale sembra rischiare di non andare avanti.

Eppure il caso Drocchi e Fotia non è così lontano da pensare che l’immaginario collettivo abbia potuto già rimuoverlo. E’ invece la testimonianza evidente di come la malavita sia arrivata a condizionare, da tempo, gli appalti, anche quelli pubblici, tanto da spingere il nuovo Procuratore Capo Granero a costituire, a Savona, un pool antimafia che lavori, in sintonia con le indagini del Procuratore Canepa, sulle infiltrazioni nella politica, nella pubblica amministrazione e nell’economia del nostro territorio. 

Invano Lugaro ha aspettato.

Invano ha sperato in una telefonata, arrivata indiscutibilmente troppo tardi
Bruno Lugaro

Riappropriarsi del diritto di essere cittadini. 

Tutti i relatori hanno condiviso l’idea che la trasparenza degli atti amministrativi e delle azioni di governo, sia strumento fondamentale per vigilare e garantire la legalità e di come questo debba permettere a qualsiasi cittadino di interessarsi, controllare, facendo in modo di interrompere questo meccanismo di consensi e complicità.

Gli unici Consiglieri Comunali  presenti erano quelli della Lista Cinque Stelle, a testimoniare che qualcosa di nuovo a Savona è nato.

Un’opposizione nuova, un modo di fare politica ma soprattutto di volersi sentire cittadini di diritto, di tornare a esercitare una partecipazione vera là dove le vecchie logiche della partitocrazia hanno, di fatto , esautorato i cittadini dalle decisioni che li coinvolgono.

Anche qui, una nuova primavera uscita dai movimenti, dalla rete, dalle piazze di quest’ultima stagione, a Savona come in tutta Italia.

Quello di cui la classe politica savonese, quella dei vincitori e quella dei vinti non sembra essersi accorta.

Una classe politica che, ancora troppo distratta da accordi sulla lottizzazione dei posti di potere sembra essere arrivata al capolinea della credibilità.

Le occasioni pubbliche d’incontro con la popolazione, con i movimenti e i comitati, con i nuovi mezzi d’informazione, ultima quella di giovedì sera in una libreria che è ormai diventata laboratorio culturale, vengono puntualmente evitate se non usate come platee per fare strumentali e opportunistiche comparse. 

Occasioni come questa sulla mafia, dove le inchieste di blogger come Abbondanza si rivelano tutto fuor che “ visionarie”, non vengono colte. 

Ignorare i blog, i social network, la rete o il giornalismo d’inchiesta, interessante e prezioso  come quello di Molinari, significa rimanere arroccati nel Palazzo, rinunciare al confronto, al dialogo, ostinarsi a vivere una dimensione politica surreale, mentre anche i savonesi hanno riscoperto la voglia di informarsi, di ragionare e di discutere .

A nulla vale presenziare alle manifestazioni pubbliche organizzate in piazza dai movimenti, ultima quella contro il Carbone, dove il Sindaco ed alcuni  Assessori hanno fatto bella presenza, cavalcando con una certa ipocrisia politica, una protesta che nei fatti a loro è, a dir poco, estranea.

 A nulla serve “attaccare cappelli” su iniziative proposte da questo o dal quel gruppo di cittadini, magari di donne di sinistra che chiedono, inutilmente e da troppo tempo, nuove regole per la loro partecipazione alla vita politica, se poi la spartizione dei posti di potere condiziona e appiattisce le donne alla sottomissione di decisioni prese dal potere maschile che impera nelle segreterie di partito.      

A Savona qualcosa di nuovo è nato fuori dagli organismi dei partiti.

Una nuova voglia di condivisione, di battaglie partecipate, di voglia di parlare, di dialogare, di informarsi.

Una realtà che vede il lavoro dei movimenti e l’informazione sulla rete andare avanti in modo sempre più intenso ed efficace, perché con buona pace di qualche assessore PD, che troppo bene emula Ministri PDL al Governo, i blog non si possono zittire, né orientare,  come troppo spesso si fa con la carta stampata.

Non si può “fare il culo agli editori”, tradendo nervosismi e  atteggiamenti spropositatamente intimidatori.

I blog sono una risorsa di libertà di espressione e d’informazione, sostenuti solo da appassionato volontariato e che si voglia o no, continueranno a scrivere.

                          ANTONIA BRIUGLIA   

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