TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 681 del 20 ottobre  2019
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IL NUCLEARE Stampa E-mail
Scritto da Marco Giacinto Pellifroni   
MORTO IL NUCLEARE…
 W IL NUCLEARE!

E così il nucleare hard italiano è stato seppellito sotto una valanga di SI. Chissà se proseguiranno le lamentazioni sul ritorno alle caverne, alle candele, al freddo, appurato che la potenza installata è il doppio dei nostri fabbisogni elettrici.

Ma vediamo il perché del titolo volutamente provocatorio di questo articolo.

Nei primi anni ’70, nell’effervescenza generale delle aspettative sull’energia illimitata raggiungibile grazie ai reattori nucleari autofertilizzanti, come alternativa al petrolio, la rivista “Ecologia” aveva accolto la mia prima pubblicazione ambientalista: “Il buon governo dell’energia”, dove raffreddavo gli entusiasmi per un mondo basato sull’energia troppo facile, pensando all’orgia di “fatti” cui il genere umano si sarebbe potuto abbandonare, se non regolato da governi che anteponessero la legge dell’offerta a quella della domanda, come è prassi invece in un mondo, come l’attuale, dominato dall’ideologia capitalista. Ora il tema, opposto a quello delle Cassandre sulla scarsità di energia prossima ventura in un mondo forzatamente in fuga dal nucleare hard, si ripresenta in base ad alcune scoperte, recenti o rivisitate dopo anni di oblio. Accenniamole.

 

Sempre negli anni ’70, mentre qualcuno tentava innescare la rivoluzione mediante la lotta armata, altri stavano gettando le fondamenta di una nuova rivoluzione scientifica.

Uno di questi era il prof. Louis Kervran¹, professore all’Università di Parigi, che dedicò l’intera vita allo studio di reazioni bollate come eretiche dalla comunità scientifica: le trasmutazioni ad energia debole. Come laureato in chimica, e quindi con un robusto fardello di studi accademici anche in fisica, dovrei unirmi al coro e plaudere al conferimento al prof. Kervran nel 1993 del premio IgNobel, riservato ai fanfaroni.

Non lo farò. Perché la carriera di ricercatore di Kervran è corroborata da innumerevoli pubblicazioni su esperimenti svolti nel più puro stile galileiano (altro scienziato bollato ai suoi tempi come eretico).  Infatti, l’eresia di Kervran era di constatare, e non congetturare, che in biologia, ossia nel vivente -ma non solo- alcuni elementi vengono all’occorrenza trasmutati in altri a temperature ambienti: una vera bestemmia per la scienza ufficiale. Si trattava in sostanza del sogno che ossessionò gli alchimisti, accusati dall’Inquisizione di eresia, anzi di stregoneria.

Anche la scienza del XX (e sinora pure del XXI) secolo sentenzia dogmaticamente che la trasformazione da un elemento a un altro può avvenire solo alle condizioni estreme di temperatura che innescano una fissione nucleare, ossia la frammentazione di un nucleo atomico mediante bombardamento con particelle ad alta energia, in particolare neutroni. Pensare che un atomo ad es. di potassio (K) possa inglobare un protone, cioè un nucleo di idrogeno (H) e diventare calcio (Ca), o che lo stesso Ca si possa ottenere dalla fusione fredda di silicio (Si) e carbonio (C) è pura eresia per la scienza accademica. Eppure, Kervran scoprì che ciò avviene nello stomaco delle galline ovaiole, quando depongono uova dal guscio calcareo anche se alimentate con becchime privo di calcio ma ricco di potassio; o in un nostro arto fratturato o affetto da osteoporosi, ricorrendo a tisane di equiseto, povero di calcio, ma ricco di silice. Processi simili, in base a ripetute sperimentazioni, avvengono anche nei gusci di certi crostacei, nel terreno e in innumerevoli altri casi. ² Insomma, mentre la ricerca ufficiale, lautamente finanziata dagli Stati, si affanna dapprima dietro la chimera di centrali atomiche “sicure” e poi ad inseguire quella della fusione nucleare a temperature di milioni di gradi, un processo analogo avviene tranquillamente in natura senza scomodare le forze infernali.

 

Louis Kervran
Giorgio Piccardi
La stessa barriera di “rimozione” di scoperte d’avanguardia era stata opposta mezzo secolo prima allo scienziato eretico Nikola Tesla³ che aveva dapprima rivoluzionato la trasmissione di energia elettrica, generandola in forma alternata anziché continua, per poi arrivare a trasmetterla via etere, e forse addirittura a catturare l’energia cosmica/tellurica, che aveva l’ovvio pregio di essere gratuita e inesauribile. Pregio? Piuttosto un peccato capitale per un banchiere come J. P. Morgan, che infatti gli tagliò i fondi, interrompendo di fatto il progetto. Quando Tesla morì, solo e dimenticato, l’FBI sequestrò tutti i suoi documenti, coprendo i suoi studi col segreto di Stato. Seguì la postuma riabilitazione di Tesla come uno dei più grandi scienziati del XX secolo. Postuma, come Galileo e Bruno.
 

Analogo destino è stato riservato per oltre due secoli alle cure omeopatiche, in quanto la scienza ufficiale non sapeva spiegarne i processi negli organismi viventi. E se un fenomeno non si inquadra negli schemi correntemente accettati lo si classifica tra le stravaganze, come un UFO. L’omeopatia ha un difetto di origine: le sostanze con cui l’acqua viene a contatto e in agitazione (mediante le c.d. succussioni), dopo ripetute, estreme diluizioni, finisce per non contenerne più, neppure in dosi infinitesime.

 Come quest’acqua riesca ciononostante ad avere effetti curativi grazie a sostanze non più presenti è rimasto un mistero; e la scienza accademica non ha cessato di guardare all’omeopatia come ad un semplice effetto placebo, nonostante sembri funzionare anche sui vegetali e sugli infanti. L’ipotesi che l’acqua possa avere una memoria delle sostanze con cui è stata intimamente a contatto esula dalla logica scientifica ufficiale. L’acqua, che un duplice referendum ha oggi sancito essere un bene comune, è tanto semplice all’apparenza quanto misteriosa nelle sue proprietà, che anche gli studi di un altro eminente scienziato, il prof. Giorgio Piccardi 4, cercarono di indagare, specie quando alberga sostanze colloidali, basilari per la vita, nei suoi rapporti con le radiazioni solari.

 

Ma torniamo all’energia. Più recentemente, e cioè l’aprile scorso, le idee di Kervran sul nucleare soft hanno avuto ulteriore conferma in esperimenti condotti da Rossi e Focardi, ricercatori scrupolosi, ma in forte odore di eterodossia (tant’è che i media non vi hanno dato risalto alcuno, specie col referendum alle porte): hanno effettuato una fusione fredda agendo opportunamente su materiali diffusi ed economici 5 con la produzione di energia, in forma termica, in quantità dal 50 al 240% superiore all’energia immessa. Scorie nucleari: inesistenti. Radiazioni: di bassa intensità, facilmente schermabili. I costi di riscaldamento degli ambienti, grazie ad un apparecchio assai più piccolo di una caldaia domestica, verrebbero ridotti all’osso. E soprattutto la sua produzione non avverrebbe più in forma centralizzata, ma diffusa, sulle orme dei pannelli solari e del fotovoltaico. Particolare curioso: la produzione in serie delle caldaie verrà fatta da ottobre con fondi e sul suolo della nazione più povera dell’UE: la Grecia. Alla faccia delle grandi nazioni industriali!

 

Come nel caso di Tesla, i bassi costi dovuti all’estrema diffusione delle materie prime e degli apparecchi di produzione, contigui ai luoghi di consumo, non piacciono a chi punta a costruire e gestire solo colossali impianti centralizzati e a monopolizzare i nostri bisogni energetici. Pertanto vedono come il fumo negli occhi un’energia quasi illimitata e quindi di infimi prezzi. Che poi sia anche pulita è un merito di scarsissimo peso per quanti non fanno che accatastare irresponsabilmente rifiuti radioattivi che tali resteranno per millenni, osteggiando ogni forma di energia alternativa (che peraltro cavalcano, a titolo prudenziale).

Un centrale nucleare

 "Hanno qualcosa  

  e una gallina

 in comune?!"

L’importante è il profitto, preferibilmente in regime di monopolio. Tanto, i costi “esterni” si scaricano sulle tasche e sulla salute dei cittadini e dell’ambiente.
Tutto ciò spiega i finanziamenti irrisori concessi a strutture pubbliche di ricerca, come l’ENEA (cui sono stati negati ulteriori fondi nonostante i promettenti risultati delle ricerche in questo campo 6), e la denigrazione delle ricerche condotte a livello artigianale da privati.
 

C’è tuttavia quel punto evidenziato in quel mio lontano articolo del 1972: cosa potrebbe mai fare un’umanità che avesse vinto la sfida di Prometeo e disponesse di tutta l’energia che vuole? Il compianto economista, anch’egli ben poco ascoltato, Nicholas Georgescu-Roegen, propugnò proprio in quegli anni il concetto di economia ecologica o bioeconomia attraverso un libro sulla decrescita, ormai un classico,“The Entropy Law and the Economic Process”, e un saggio, “Energy and Economic Myths”7, esortando a tenere nel giusto conto il 2° Principio della Termodinamica, sottolineando però che si degrada non soltanto l’energia (da forme pregiate, quali quella chimica, meccanica, elettrica, a forme vili, in particolare termica), ma anche la materia (matter matters, too: anche la materia conta), dando così una formulazione entropica anche al 1° Principio: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si disperde, e quindi se ne rende sempre più difficile il ricupero. Quindi, anche qualora l’energia fosse illimitata, le materie prime non lo sono, e tendono a diffondersi nell’ambiente, inquinandolo.

I due Princìpi stanno lavorando alacremente in questo mondo assatanato di consumi energetici e materiali. E non fa sconti a nessuno. Il che si traduce in una progressiva uniformità del pianeta, nel quale minerali separati per millenni vengono estratti, lavorati e consumati, in ultima analisi dispersi, inquinando le sostanze utili alla vita: acqua, aria, terreno. A una maggior produzione di energia, anche di basso impatto ambientale immediato, corrisponderà una crescita del consumo di materie prime, nobilitate a seconde (merci) e infine ridotte a terze (rifiuti), col parallelo aumento dell’entropia (disseminazione, inquinamento, perdita di informazione).

Morale: bisogna tener conto che ogni soluzione, anche se segnatamente migliorativa rispetto alla precedente, contiene in sé i germi del suo degrado e l’avvento di nuovi problemi: non esistono soluzioni indolori e perfette, perché il paradiso terrestre è solo un’utopia dell’uomo.

 

 

 1 C. Louis Kervran, Prove in geologia e fisica delle trasmutazioni a debole energia, Macro Edizioni, 3° Edizione, 2007  -  Prove in biologia delle trasmutazioni a debole energia, Ed. Aquarius 

2 Le trasmutazioni biologiche, o a “debole energia”: www.xmx.it/trasmutazioni.htm 

3 www.teslasociety.com;  www.disinformazione.it/automobiletesla.htm. Consiglio il film “Il segreto di Nikola Tesla”: http://www.youtube.com/watch?v=8qON5Kle088 in inglese con sottotitoli in italiano 

4 AA.VV., I segreti dell’acqua, L’opera scientifica di G. Piccardi, Di Renzo Ed., 2006 

5 http://www.youtube.com/watch?v=yINDe8OqG0g&feature=related

   http://www.youtube.com/watch?v=_hX40Fgw4kQ  

6 http://files.meetup.com/207935/roegen_energia_e_miti_economici.pdf di G. Nebbia

 

Marco Giacinto Pellifroni                               19 giugno 2011

  

 

 

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