Settimanale Anno XVI
Numero 702 del 29 marzo 2020
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Energia Idroelettrica Stampa E-mail
Scritto da Aldo Pastore   
Il settore idroelettrico ha avuto un notevole incremento ascensionale durante tutto il 1900 ma, oggi, è incredibilmente fermo
DIALOGO COL MIO "ALTER EGO"
(chiamato semplicemente "ALTER")

CINQUANTATREESIMA PARTE
Aldo Pastore

ALTER:  oggi sono giunto a casa tua con estrema puntualità e, soprattutto, dopo aver attentamente letto sul foglietto (a suo tempo, predisposto) il titolo dell’argomento dell’odierna discussione: L’ENERGIA IDROELETTRICA!

Aggiungo, caro Aldo, che mi sono adeguatamente preparato al dibattito, avendo letto non soltanto i  quotidiani (come è mia consolidata abitudine), ma anche stralci di alcuni trattati, di notevole rilevanza scientifica.

Non potrai dire, a questo punto, che io disquisisco sui vari argomenti con superficialità e, soprattutto, oberato di preconcetti e pregiudizi di parte!


ALDO: Bene, Alter! Ma, io non ho mai preteso di avere in tasca la verità e, quindi, di poter insegnare qualcosa a te! Pretendo, soltanto, serietà nella discussione; da qui, l’invito a non ricorrere a battute pseudo-umoristiche o, addirittura, volgari!

Ho piacere che tu sia pronto alla discussione. Incomincia quindi tu, Alter!

 

ALTER: Perfetto! Ed allora, Aldo, io vorrei subito farti notare che il SETTORE IDROELETTRICO ha avuto un notevole incremento ascensionale durante tutto il 1900 ed in ogni angolo del Mondo, ma, oggi, è incredibilmente fermo e rinchiuso all’interno dei propri  rigidi confini, epocali e territoriali!

Parlando di Energia Idroelettrica sembra di tornare indietro, nel passato!

Si ha l’impressione di immergersi in un sogno dei nostri antenati e che, come accade a tutti i sogni, questo sia svanito di fronte alla nostra assillante quotidianità!

Le mie non sono soltanto parole, Aldo! Esaminiamo assieme i DATI STATISTICI:

-   Alla fine del Secolo scorso (1999) Peter Hoffman, nel suo Trattato: “Tomorrow’s Energy”, scriveva testualmente: 

“ negli Stati Uniti, il 10 per cento del fabbisogno elettrico è coperto da impianti di generazione idroelettrica, nel mondo la quota sale  al 19 per cento.”

- Recentemente, Piero Bianucci, in un pregevole Servizio dal Titolo “La terra, questa sconosciuta” ha riportato questi dati:

Nel 2005, la produzione di energia elettrica a livello mondiale è stata garantita per il 65 per cento da fonti fossili (petrolio, carbone, gas), per il 16 per cento dal nucleare, per il 17 per cento da impianti idrolettrici e per il 2 per cento dalle altre fonti rinnovabili (Solare, biomasse, eolica, geotermica) 

- Se poi, caro Aldo, prendiamo in considerazione le PERCENTUALI RIFERITE ALLA ENERGIA PRIMARIA (cioè, oltre a quella elettrica, anche quella usata nei  trasporti, nel riscaldamento delle case, nell’industria, in agricoltura) il quadro diventa ancora più grigio.

Secondo i dati  dell’ENERGY INFORMATION ADMINISTRATION, ”il petrolio ha fornito, nel 2005 (ultimo dato disponibile) il 36,8 per cento dell’energia primaria, il carbone viene al secondo posto con il 26,6 per cento; segue il gas naturale con il 22,9 per cento, l’idroelettrico con il 6,3 per cento, il nucleare con il 6 per cento “

Quale commento posso fare davanti a questi dati? Non stiamo andando avanti, Aldo!

Al contrario…stiamo arretrando! L’IDROELETTRICO è in fase di Regressione!

  ALDO: Non parlerei di regressione, Alter,  ma più semplicemente di STASI PRODUTTIVA, anche se esistono, attualmente, notevoli differenze tra un Continente e l’altro ed, addirittura, all’interno di ogni singolo Continente; ad esempio: in Asia, la Cina e l’India stanno procedendo sulla strada di un ulteriore incremento produttivo; ma su questo specifico aspetto, mi riservo di ritornare più avanti.

Nel complesso, però, ti ripeto: PER QUANTO RIGUARDA LE RISORSE IDROELETTRICHE, CI TROVIAMO DI FRONTE, A LIVELLO PALANETARIO, AD UN APPIATTIMENTO PRODUTTIVO; d’altra parte, già all’inizio di questo Secolo, molti Esperti avevano ipotizzato che la produzione idroelettrica poteva andare incontro soltanto ad un aumento relativamente modesto, corrispondente ad un  tasso percentuale di crescita pari al 2 per cento e non di più.

 

Debbo, però, farti notare, Alter, che l’ITALIA SFUGGE A QUESTO ANDAMENTO RIDUTTIVO; desidero rammentarti che, nell’Aprile del 2008, Luigi De Concilio (Responsabile della Comunicazione dell’ENEL), parlando di fronte ai giovani delle Scuola Media “Santa Maria Immacolata” di Genova, giunse ad affermare testualmente: “Nel nostro Paese, al momento, il più dell’energia alternativa è prodotta dalle centrali idroelettriche: su tutto il territorio nazionale ci sono 500 impianti, per una potenza che si aggira attorno ai 14.300 milioni di watt, a cui se ne aggiungono 3.700 che produciamo all’estero.”


ALTER
: Ma, torniamo all’argomento-base; perché, a livello mondiale, esiste questo rallentamento produttivo?


 
ALDO: Le ragioni di questa stasi sono molteplici e sufficientemente note, Alter, ed io mi limiterò a citarle in maniera sintetica:

1) Esiste, a livello planetario, una grave CRISI DELLA  DISPONIBILITA’ IDRICA REALE; di conseguenza, l’utilizzo  della risorsa Acqua, fondamentale per la vita di ogni essere vivente, deve essere attentamente valutato ed, in ogni caso, rivolto verso una razionale risparmio;

2) I COSTI PER PRODURRE ENERGIA IDROELETTRICA SONO TUTTORA ECCESSIVAMENTE ELEVATI IN MOLTE PARTI DEL MONDO.

 
ALTER: Scusami, Aldo se ti interrompo; questa tua ultima affermazione potrà valere per altre parti del nostro Pianeta, ma non certamente per l’Italia e per l’Europa.

Voglio ricordarti che, la scorsa settimana, io ti ho portato, in visione, una TABELLA, ricavata da un quotidiano nazionale, dove viene dimostrato, in modo inconfutabile, che il COSTO DELL’ENERGIA  ELETTRICA  RICAVATO DALLE RISORSE IDRICHE E’ IL PIU’ BASSO  RISPETTO A QUELLA PRODOTTA DA TUTTE  LE ALTRE FONTI; infatti, il costo dell’Idroelettrico, per ogni chilowattora prodotto, si aggira tra i 20 ed i 25 Euro rispetto ai 30-40 Euro del Nucleare, ai 60-70 Euro del carbone, ai 100 Euro del Petrolio, ed ai 300-350 Euro del Fotovoltaico!

Non mi puoi smentire, Aldo, di fronte a queste cifre, da te condivise, la scorsa settimana!


ALDO:
Convengo con te, Alter! Ma, ti invito a riflettere: quando io parlo dei costi elevati dell’idroelettrico, mi riferisco al costo complessivo degli impianti, indispensabili per creare le fonti idro-energetiche. TI faccio allora notare che l’acqua, attualmente, produce energia soltanto in virtù della sua forza meccanica, concentrata nel moto delle sue onde; a loro volta, le onde per essere create e per diventare energeticamente efficaci necessitano di quelle mastodontiche creazioni umane che di chiamano DIGHE

Mi sai dire, per favore, quali costi comporta in termini economici (oltre che ambientali) la creazione di una Diga?  Ed hai messo nel conto anche gli oneri finanziari, necessari per ripristinare un doveroso equilibrio ambientale, dopo le devastazioni create dalla nascita delle Dighe?

3) E veniamo, quindi, all’ultima ragione che ha determinato la stasi produttiva del sistema idroelettrico e cioè al CONTROVERSO PROBLEMA DELLE DIGHE.

ALTER: Un momento, Aldo! Quali problemi esistono nella creazione nella creazione di nuove dighe?
Ma non ricordi o fingi di non ricordare che la costruzione delle dighe risale, addirittura, all'antichità?
Voglio semplicemente evidenziarti che già i ROMANI vennereo a realizzare, in questo, come in altri settori, costruzioni egregie.
La palma della barriera più alta spetta all'Imperatore NERONE, il quale se ne fece costruire una per la sua villa di Subiaco, alta 40 metri e larga 13,5; questa realizzazione sopravvisse per oltre 1.200 anni; crollando soltanto nel 1305.

Ed ancora: nel 284 dopo Cristo, i Romani crearono uno sbarramento in Siria, lungo ben 2.000 metri, il quale, approsimativamente, doveva trattenere una massa di 90 milioni di metri cubi d'acqua: la diga era alta sette metri e larga, alla base 14.

Entrambe queste costruzioni erano del TIPO A GRAVITA', ossia si opponevano alle acque, con la sola forza del loro peso.
Ma facciamo, per un istante, astrazione della storia ed andiamo ad esaminare, sia pur grossolanamente, LA MAPPA DELLE DIGHE NEL MONDO.

In tutto il nostro Pianeta, sono circa 45.000 le Dighe alte più di 15 metri; di queste ben 22.000 sono state costruite in Cina, 6.400 negli Stati Uniti e circa 4.000 in India.

Circa il 20 per cento di questi sbarramenti superano gli 80 metri e l’1 per cento i 150 metri. Accanto a questi, esiste nel Mondo un numero imprecisato di argini minori, nell’ordine dei milioni di unità.

Per quanto riguarda l’Italia, devi pensare, caro Aldo, che nell’intero nostro territorio, si contano circa 8.000 bacini Artificiali, di cui almeno 1.600  più alti di 10 metri; nel computo ufficiale, tuttavia, questi numeri  non compaiono o sono notevolmente ridotti, per la semplice motivazione che la metà di questi Bacini non ha subito alcun collaudo e, di conseguenza, deve ritenersi, di fatto, abusiva.

In ogni caso e sulla base dei dati che poc’anzi ti ho comunicato, mi sento di poter affermare che le Dighe costituiscono un vero e proprio PATRIMONIO DELL’UMANITA’: si stima, infatti, che l’Acqua, raccolta da queste costruzioni, influisca direttamente sulla produzione del cibo mondiale, per una percentuale compresa fra il 12 ed il 16 per cento e che il 19 per cento di tutta l’energia prodotta, ogni anno, venga generata dalle centrali idroelettriche (dato, quest’ultimo, ricavato dalle argomentazioni di Peter Hoffman, precedentemente citate).

 

ALDO: Ma, caro Alter, consentimi di svolgere una sola e modesta obiezione al tuo ragionamento: è universalmente accettato e condiviso il concetto che la costruzione di una diga è diventata, col tempo, un’operazione sempre più complessa e difficile, sia sotto il profilo finanziario che rispetto alle implicazioni sociali; infatti, queste realizzazioni comportano modifiche nell’ecosistema ed, addirittura l’abbandono delle terre da parte di chi, atavicamente, le abitava.

Voglio portarti, in tal senso, un solo  ed unico esempio: il 20 maggio 2006, sono terminati in Cina i lavori della DIGA DELLE TRE GOLE, dotata di un bacino idrico, lungo 570 chilometri e vasto 670 chilometri quadrati, con una portata idrica pari a 39 Miliardi e 300 Milioni di metri cubi d’acqua; ma per arrivare alla sua completa edificazione, sono state abbattute 75 città (alcune di esse, dotate di importanti siti archeologici) e circa 1.500 villaggi; inoltre, 1,2 milioni di persone sono già state “rilocalizzate” ed altre 80.000 sono in attesa di trasferimento.

E’ una situazione che, attraverso le sue nude cifre, si commenta da sola.

Ma tu, poc’anzi, hai proposto di conferire alle Dighe l’alta onorificenza di “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”, senza nessuna pretesa di voler polemizzare con te, contrappongo alla tua proposta il GIUDIZIO DI  ARUNDHATI ROY ( estratto dal Suo scritto: THE GREATER COMMON GOOD in “FRONTLINE” – Aprile 1999):


Arundhati Roy

“ Le grandi dighe sono per lo sviluppo di una nazione quello che le bombe nucleari sono per  il suo arsenale militare.

. Entrambe sono armi di distruzione di massa.

. Entrambe sono strumenti che i governi usano per controllare il proprio popolo.

. Entrambe sono emblemi del ventesimo secolo, che segnano il momento in cui l’intelligenza umana ha scavalcato il proprio istinto si sopravvivenza.

. Entrambe sono maligne indicazioni di una civiltà che si rivolta contro se stessa.

Rappresentano la rottura del legame (non soltanto del legame, dell’intesa) tra gli esseri umani ed il pianeta, in cui vivono.

Sconvolgono la logica che connette le uova alle galline, il latte alle vacche, il cibo alle foreste, l’acqua ai fiumi, l’aria alla vita e la terra all’esistenza umana.” 

ALTER: Ho capito tutto, Aldo! Sono semplicemente indignato…anzi nauseato per questo sedicente giudizio.

Ma tu…da che parti stai?

 

ALDO: Non siamo di fronte ad una partita di calcio, Alter, durante la quale dobbiamo fare il tifo per l’una o per l’altra squadra!

Dobbiamo mantenere il giusto equilibrio e non cadere, come fai tu, in una sterile indignazione; è nostro dovere cercare di dare una risposta, secondo una rigorosa logica, scientifica e politica, al tempo stesso.

ALTER: E quale sarebbe questa risposta?

ALDO: Eccola. Ripeto semplicemente quanto da me scritto nella pubblicazione “SCIENZA E UTOPIA” pagina 217:

"Non esistono dubbi sul fatto che le dighe sono state e sono tuttora decisive per la produzione di energia idroelettrica e sono altrettanto importanti per il controllo delle piene, per la navigazione fluviale e per la creazione, nei periodi di pioggia, di scorte d'acqua da impiegare, nei momenti di siccità, per il consumo umano diretto e per irrigare i campi. E' altrettanto vero, però, che, in molti casi, l'imbrigliamento dei fiumi mediante dighe, per adattarli alle esigenze dell'uomo, ha trasformato l'habitat; non esistono, oggi, dubbi sul fatto che i cambiamenti morfologici del ciclo idrologico hanno avuto, spesse volte, ripercussioni negative sulle condizioni di vita delle popolazioni, sulla fauna stanziale e migratoria, sulla fertilità dei campi e, più in generale, sugli equilibri sociali ed economici di interi popoli; è forse opportuno sottolineare che, in molte occasioni, per liberarsi dalle costrizioni di un'atavica miseria, è stato ipotecato un futuro assai precario per la posterità.

Il problema delle dighe va pertanto inquadrato nel contesto della "Politica idrica del futuro" e, quindi, va inserito nella ricerca di un corretto rapporto tra uomo planetario e natura, avendo, come obiettivo finale e determinante, la riduzione dell'impatto umano sull'ambiente."

ALTER: Ancora una volta, Aldo tu stai cercando la strada maestra.

Ma ricordati, in armonia con il pensiero di Robert Walser, che “E’ LUNGO LE VIE TRAVERSE, E NON SULLA STRADA MAESTRA, CHE SI TROVA LA VITA”

10 Marzo 2010                                      ALTER e ALDO PASTORE 

 

 La Mastodontica diga delle 3 gole in Cina

 

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