Vado Ligure - Piattaforma Maersk Stampa E-mail
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Scritto da Vivere Vado   
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ultimo atto (...forse)
 

E così, l’ultimo tassello mancante al grande affare della piattaforma di Vado pare sia stato sistemato: il decreto Milleproroghe in discussione in Parlamento dovrebbe destinare altri 150 milioni di soldi pubblici ad un’opera il cui interesse pubblico è ancora tutto da dimostrare.

Tra le prime reazioni del mondo politico, il presidente Vaccarezza ha dedicato il risultato “ai piccoli politicanti locali che hanno fino ad oggi sogghignato in attesa di un no”. Si sbaglia. Da 11 anni (tanti ne sono passati da quando i nostri Amministratori hanno tirato fuori dal cassetto il progetto Maersk), a Vado non si sogghigna, si trema. Perché, al di là delle parole, non c’è stata una sola delle criticità denunciate, sulla quale i vadesi siano stati rassicurati; manca addirittura un business plan capace di convincere gli investitori privati, tant’è che i soldi, dopo anni di tira e molla, li sta stanziando lo Stato.
 

Ecco perché abbiamo tremato e sperato fino all’ultimo che almeno a Roma ammettessero che il progetto non sta in piedi. Invece ha purtroppo funzionato quello che il presidente Burlando ha definito “gioco di squadra bipartisan”, una vittoria della politica del fare e delle grandi opere, fino ad oggi prerogativa del tanto denigrato Berlusconi.

Riguardo alle dichiarazioni del PD vadese, costituisce per noi motivo di orgoglio il fatto che il vicesindaco Franca Guelfi sia stata indicata come “principale artefice di questo impasse sulla piattaforma multipurpose”.

Quindi niente dimissioni. Altri avrebbero dovuto a suo tempo fare un passo indietro, quando si è palesata la loro incapacità o la loro non volontà di difendere la città rispetto ad interessi sovralocali. Ciò avrebbe evitato che Vado si trovasse oggi nella situazione di subire un’opera che non vuole; un’opera già così piena di crepe che, nonostante sia sostenuta da innumerevoli e importanti sponsor, è ancora ferma ai blocchi di partenza dal settembre 2008, data della firma dell’Accordo di programma.

Di questa incapacità di azione dopo che tutto era dichiarato pronto per l’avvio dei lavori, nessuno dei promotori ha saputo assumersi la responsabilità e spiegare i motivi. Perciò oggi è lecito chiedersi quanti anni in più del previsto durerà la costruzione della piattaforma, e quanti soldi in più costerà, e chi li pagherà, e quanti occupati in meno ci saranno rispetto alle previsioni e quanto inquinamento in più. Domande futili! L’importante è iniziare i lavori, muovere un po’ di manodopera, e soprattutto far girare un po’ di soldi… Poi si vedrà.

Se tra 50 anni, come sostenuto (alla presenza del Comune di Vado) da un membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici la piattaforma sarà ridotta a un “rudere in mezzo al mare”, sapremo di chi è stata la responsabilità.

Pessimismo totale o c’è qualcosa che possiamo salvare di tutta questa storia?

Qualcosa si può salvare: siamo convinti che l’esperienza piattaforma abbia costituito un fattore di crescita civile per la comunità vadese.

Persone che si erano sempre ritenute inadeguate alla politica vista come campo riservato a pochi eletti, persone che si erano sempre tenute alla larga dalle questioni locali benché informate e sensibili verso i problemi di carattere generale, persone che con un voto pieno di fiducia avevano sempre “a scatola chiusa” delegato altri a scegliere, hanno cominciato a voler vedere con i propri occhi, a voler capire con la propria testa, a pretendere informazione, a rivendicare il diritto ad esprimere il proprio parere, a coltivare il dubbio come sano esercizio di democrazia e non di lesa maestà.

Anche tanti non residenti hanno cominciato a sentire Vado come propria, un territorio-simbolo dove agire per difendere insieme un pezzo di mare e il diritto all’autodeterminazione.

Con questi obiettivi è nato il Comitato Vado Vuole Vivere e poi il Comitato Amare Vado; è nato Vivere Vado, è nata la lista civica Vado Viva con Caviglia, oggi al governo della città.

Questo articolato processo ha lasciato in eredità ai cittadini vadesi un patrimonio indelebile di consapevolezza e un bagaglio di conoscenze relative alla gestione del potere.

Hanno imparato che il potere, per far accettare un progetto inaccettabile, prima lo contrasta minacciando tuoni e fulmini, poi chiede revisioni e alla fine, qualunque siano le modifiche e qualunque sia il parere degli elettori, lo etichetta come “Sostenibile”. È lo schema operativo sperimentato con successo per la piattaforma e che crediamo sia oggi in atto per il potenziamento della centrale termoelettrica: ci sarà qualcuno che “costringerà” Tirreno Power a modificare il progetto, che diverrà perciò automaticamente “Sostenibile”.

Un bel teatrino con i cittadini spettatori.

Hanno imparato che il potere difende contro ogni logica le proprie scelte e perciò può affermare che la viabilità in sottopasso è irrinunciabile, ma poi che il sovrappasso è meno impattante; che l’impalcato è irrinunciabile, ma poi che è meglio un terrapieno con condotte, ma poi che funzionerà meglio senza; che lo sbarco petroli deve necessariamente essere collocato sulla diga foranea, ma poi che è meglio in testata alla piattaforma, ma poi che è meglio ancora sulla banchina di levante; che 4,5 metri di altezza del piano della piattaforma sono meglio di 2,5; che la piattaforma servirà i traffi ci per il nord Europa, ma poi che servirà solo la pianura Padana, ma poi ancora il nord Europa.

Come per l’etichetta di sostenibilità, ogni modifica risulta sempre “Ulteriormente migliorativa”.

Il Sindaco Caviglia e il Vice sindaco Guelfi

Hanno imparato che i pareri tecnici sono spesso al servizio di interessi di parte e possono perciò dimostrare, contro ogni dato di realtà, che all’intorno della piattaforma circolerà l’acqua e sarà piacevole fare il bagno.

Hanno imparato che la stampa, come i pareri tecnici, è spesso influenzata da interessi di parte e perciò non garantisce un’informazione corretta ed esaustiva.

Hanno imparato che il potere, quando è a corto di argomenti, evita il confronto e si chiude nel Palazzo.

È grazie a questi insegnamenti che la storia della piattaforma rappresenta un monumento all’arroganza, ma testimonia anche la crescita di tanti cittadini vadesi, quelli che ormai pretendono che gli amministratori pubblici non ignorino quel loro patrimonio ma, riconoscendone e condividendone il valore, lo tengano in conto nel governo della città.

Adesso i cittadini vadesi vogliono un’Amministrazione che inserisca tra le priorità di governo quelle istanze che il percorso degli ultimi anni ha portato alla luce:

Un’Amministrazione che consideri l’ascolto attento e la partecipazione dei cittadini, non un espletamento formale di un dettato legislativo né un lacciuolo che ostacola o rallenta l’azione amministrativa;

Un’Amministrazione che sappia difendere gli interessi della città senza sottostare a pressioni esterne che non siano quelle dei cittadini;

Un’Amministrazione che non cada nel ricatto occupazionale e sappia perciò rivendicare con fermezza il diritto alla salute, esigendo un urgente e serio controllo della qualità dell’ambiente (aria, acqua, suolo);

Un’Amministrazione che non riduca il Piano Urbanistico a distribuzione di edificato, ma abbia il coraggio di dire stop al consumo di suolo, in difesa di quel poco di naturale che ancora resta;

Un’Amministrazione che, nel momento in cui dovesse realizzarsi la piattaforma, sappia trovare le risorse e gli strumenti necessari ad effettuare una vigilanza strettissima e continua sul cantiere, consapevole dei tanti rischi cui la città sarà esposta.

Questi indirizzi di governo della città sono quelli che il Sindaco Caviglia e la sua Giunta stanno dimostrando di mettere in atto. E questo per Vado è un bel cambiamento.

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