SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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IL LIBRO DEL MESE Stampa E-mail
Scritto da Massimo Bianco   
IL LIBRO DEL MESE a cura di Massimo Bianco:
LA SOTTILE LINEA SCURA DI JOE LANSDALE
 Lo scrittore statunitense ospite lo scorso 19 ottobre della libreria UBIK di Savona
 

Joe R. Lansdale

Lo scorso 19 ottobre lo scrittore statunitense Joe R. Lansdale è stato a Savona, nella Sala Rossa del Comune, ospite della libreria Ubik, a presentare con verve e simpatia il suo nuovo romanzo “Red Devil” (Fanucci editore), i cui protagonisti si trovano alle prese con avversari convinti di essere vampiri. Quale occasione migliore per farvi conoscere questo interessantissimo autore? Non tratterò però Red Devil, perché appartiene alla ormai fin troppo lunga serie dedicata ad Hap e Leonard, i due squinternati detective, l’uno bianco eterosessuale e l’altro nero e gay, in parte ispirati a Joe stesso e a suo fratello, protagonisti di avventure movimentate e divertenti, di buona fruibilità e molto amate dai lettori, ma che a me piacciono così così proprio per via della loro comicità, leggerezza e, inoltre, approssimazione di fondo, che non apprezzo vedere accostate al poliziesco.

Con Joe Lansdale c’è comunque l’imbarazzo della scelta, perché fino ad oggi ha scritto ben più di venti romanzi appartenenti a vari generi letterari, tra cui perfino uno su Batman e uno su Tarzan, e alcune centinaia di racconti. Tanti, magari pure troppi e con qualche inevitabile altalenanza nel rendimento, ma comunque con qualità in abbondanza a disposizione.

E nella massa la mia scelta è caduta su “La sottile linea scura” (A fine dark line) del 2003 (Einaudi), perché è un ottimo romanzo, ovviamente, perché ho la memoria fresca avendolo appena terminato di leggere e soprattutto perché è opera perfettamente rappresentativa delle tematiche predilette dall’autore. E ciò accade già a partire dalla scelta, per lui non rara, del protagonista e io narrante – quasi tutte le opere di Lansdale sono scritte utilizzando la tecnica del io narrante – un ingenuo ragazzino, costretto a misurarsi con realtà fino a quel momento a lui sconosciute e che lo porteranno a perdere l’innocenza e ad entrare anzitempo nel mondo degli adulti:

Era così assurdo come andavano le cose al mondo (e a Dewmont). Probabilmente tutte le città erano come la nostra, e tanta gente non lo scopriva mai. Mi sarebbe piaciuto essere come tutta quella gente. Ma ormai il coperchio del mondo era stato sollevato, e tutti i segreti e le brutture avevano cominciato a venir fuori. Solo poco tempo prima la mia più grande preoccupazione – e il mio più grande dispiacere – era stato scoprire che Babbo Natale non esisteva.

Sospirai e guardai il soffitto.

Le cose dovevano andare meglio di così.

- Devono, per forza, – dissi ad alta voce.

Ma la sorte con me non aveva ancora finito.

Le tematiche tipiche del nostro scrittore sono strettamente legate alla sua terra natale, in quanto parte integrante del suo background culturale e, infatti, come molta parte delle sue storie se non addirittura tutte, “La sottile linea scura” è ambientato nel East Texas, la regione, per l’appunto, in cui egli è nato nel 1951. E il Texas orientale, come ha sottolineato Lansdale durante l’incontro di ottobre, non ha nulla a che fare con l’immaginetta del Texas circolante negli Stati Uniti e nel mondo, fatta di terre semi aride, grandi allevamenti di bestiame e uomini inseparabili dallo Stetson, il mitico cappello a falde larghe da cowboy.

Semmai il Texas orientale assomiglia alla vicina Louisiana, con le sue grandi foreste e le numerose zone paludose. La storia, temporalmente collocata nel 1958, si svolge dunque nell’ambiente meglio conosciuto dall’autore, in una immaginaria cittadina immersa nella foresta e, come accade nelle sue storie migliori, anche qui il bosco è autentico coprotagonista del racconto, con le sue ombre e i suoi grovigli fatti apposta per nascondere segreti. Oltre a ciò va aggiunto che il Texas è uno stato del sud, dove lo spiacevole problema del razzismo è particolarmente radicato. E Lansdale, che attraverso i suoi scritti il razzismo lo ha sempre combattuto, pure in questo libro concede ampio spazio al problema:

… Anche lui è un uomo adulto. Ma Bubba Joe lo trattano come un ragazzino. Il primo bianco che passa lo chiama ragazzo e lui è un uomo adulto. Ne vedi pochi di uomini grossi quanto lui. Un metro e novanta, un quintale e mezzo, forte come un bue. (…) È stato in Corea, è un eroe. La ferita che si è beccato laggiù lo fa camminare un po’ strano. Ma quando è tornato a Dallas, gli hanno detto che si deve mettere in fondo all’autobus. Che non può mangiare insieme ai bianchi. È rancoroso per via di come l’hanno trattato, Stanley, lui e la sua famiglia…

Sono situazioni, queste, a cui Lansdale ha assistito di persona. Ci ha ad esempio raccontato di come, quando lui era ragazzino, al suo paese fosse normale aspettarsi che, incrociando un bianco lungo il proprio percorso, un nero dovesse scendere dal marciapiede per fargli posto e scappellarsi, perfino se il nero era un uomo maturo e il bianco un adolescente. Accadeva da sempre e pareva appartenere all’ordine naturale del mondo, per cui a Joe occorsero anni per rendersi conto che, no, dopotutto quello non era affatto un comportamento naturale e giustificato. Tant’è che il trattamento riservato dai bianchi ai neri ha ampiamente contribuito a rendere l’atavico odio razziale reciproco. Perché dopo essere stata schiava per secoli e poi comunque considerata inferiore, ci si può sorprendere se la gente di colore negli Stati Uniti è piena di odio e rancore verso i bianchi? Il tasso di criminalità tra la popolazione nera negli Stati Uniti è molto maggiore rispetto a quello della popolazione bianca. Ma poteva andare diversamente, quando fino a ieri i neri non potevano aspirare alla maggior parte delle opportunità lavorative o di studio disponibili per i banchi e di conseguenza soffrivano di un tasso di miseria incommensurabilmente più elevato rispetto alla popolazione bianca? Dalle nostre parti non se ne parla molto, ma il presidente Obama, ci raccontava martedì 19 Lansdale, riceve continue minacce di morte da parte di organizzazioni razziste e benché (o forse proprio perché) dopotutto abbia già ottenuto dei risultati, è duramente osteggiato nella sua attività politica. Eppure siamo nel XXI secolo, l’era di Internet e della comunicazione globale, e ormai dovrebbe essere evidente a tutti che gli esseri umani appartengono a un’unica razza e che dunque il razzismo non ha alcuna ragione di essere.

Tornando a “La sottile linea scura” e ai temi preferiti dell’autore, anche in questo libro non possono mancare una certa dose di violenza e un mistero su cui indagare, perché quelli di Lansdale sono tutti romanzi e racconti d’azione, spesso violenta, e nella cui trama non di rado s’insinua una nota di terrore. Il tredicenne Stanley Mitchell Jr., figlio del proprietario del vicino drive in (e anche quello dei drive in è un tema frequente nei suoi scritti) con abitazione annessa, per caso scopre, nel bosco situato subito dietro al cinema all’aperto, i resti di una casa bruciata tredici anni prima e alcuni documenti sepolti nei pressi, che lo portano a conoscenza di un mistero insoluto. Infatti, in quella casa perì nell’incendio Jewel Ellen, la giovane figlia dei ricchi e potenti proprietari della villa, per giunta ad appena un’ora di distanza dalla morte violenta della sua amica Margret, ferocemente decapitata. Il responsabile delle due morti non era mai stato scoperto e Stanley rimane a tal punto affascinato del mistero da cercare a tutti i costi di trovare lui la soluzione. Ad aiutarlo nell’impresa c’è Buster Abbott Lighthorse Smith, nero con sangue pellirosse nelle vene, colto e anziano proiezionista del drive in ma soprattutto ex poliziotto di una riserva indiana.

Ma non sarà certo facile per loro portare avanti le indagini:

“ – Te l’ho già detto, figliolo. È solo un gioco, ormai. Chi credi che ci darebbe retta? È sempre il solito vecchio problema: un ragazzino e un vecchio negro con una storia più grossa di loro.

Intorno ai due e alla loro indagine si muove inoltre una riuscita galleria di personaggi, a partire dai bravi e disponibili genitori del ragazzino, Stanley Senior e Gal e proseguendo con Callie, l’attraente sorella maggiore di Stanley, il ragazzo di costei Drew e vari pretendenti, quindi Richard, il miglior amico di Stanley Jr, con il signor Chapman, il brutale padre di questi, fanatico religioso assai manesco nei confronti di moglie e figlio, poi la colf di colore dei Mitchell Rosy Mae con l’altrettanto violento e brutale compagno di costei Bubba Joe e infine gli ambigui James e Irving Stilwind, rispettivamente fratello e padre della ragazza bruciata nell’incendio. Tutti insieme costoro offrono un quadretto molto vivace e credibile della società texana e americana degli anni ’50, per descrivere la quale Lansdale ha d’altronde potuto pescare nei suoi stessi ricordi, e rendono La sottile linea scura un libro da leggere e da godere dalla prima all’ultima pagina.

Massimo Bianco

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