SETTIMANALE anno XVII
n° 748 del 18 aprile 2021
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Albenga, un flash-mob per chiedere scusa ... Stampa E-mail
Scritto da SELENA BORGNA   
Albenga, un flash-mob degli uomini per chiedere scusa alle donne vittime di violenza

 Si è tenuto, in Piazza San Michele ad Albenga, un flash-mob organizzato dall’Associazione Fischia il Vento per chiedere simbolicamente scusa alle donne vittime di femminicidio.

“Oggi chiediamo agli uomini di porgere le loro scuse alle donne per le violenze e la recente tragedia di Genova è inconcepibile”, dichiara l’organizzatore dell’evento, “poichè la donna si era già pagata il funerale e aveva già pensato al padre anziano ed al figlio disabile perchè sapeva che, prima o poi, l’ex fidanzato l’avrebbe uccisa.

 


 

Questa persona aveva poca fiducia nelle istituzioni e chiedo a tutti i presenti di far suonare il telefono per ricordare le chiamate e le richieste di aiuto a cui non rispondiamo. C’è dignità a chiedere scusa e le chiamate delle donne, spesso rimaste inascoltate, finiscono in tragedia; la metafora del filo rosso qui presente ha in sè l’identificazione e l’appartenenza”.

 


 

Parole simili da parte di Daniele La Corte :”Sono qui come cittadino in solidarietà verso le donne e porto la voce di Amelia Narciso, presidente provinciale dell’ANPI di Imperia. E’ vergognoso che lo Stato non riesca ad intervenire in modo definitivo applicando correttamente la legge; mi stupisco della scarsa presenza di persone a questo evento in una città come Albenga, martire della Resistenza.

 


 

Ora leggerò la lettera di Amelia :”Mi scuso per la mia assenza e ringrazio chi ci mette la faccia; chi fa violenza è un uomo solamente di nome e non di fatto. Il vero amore ha in sè sacrificio, cura e rispetto dell’altro; le donne vittime di violenza vogliono che la società cambi, non solo a parole. La Costituzione dev’essere pienamente attuata con la parità dei diritti permettendo alla donna di essere lavoratrice e madre e non abbandonata dalle istituzioni a cui chiede aiuto; il linguaggio violento è troppo spesso giustificato e anche se viene fatta denuncia per maltrattamenti la vittima è spesso costretta a vivere insieme al suo aguzzino per mancanza di case rifugio”.

“Ringrazio tutti gli intervenuti dicendo che mi dispiace molto non vedere a questo evento rappresentanti del consiglio comunale”, conclude La Corte.

 

  SELENA BORGNA 

 


 

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