SETTIMANALE anno XVII
n° 740 del 21 febbraio 2020
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Cinema: Agorà Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
AGORA'

 

Agorà

Sp. 2009

GENERE: Stor.

DURATA: 124′ 

REGIA: Alejandro Amenábar

ATTORI: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale

Agorà (piazza)

 Nel marzo del 414 d.c., ad Alessandria (sede di lotte per l'egemonia della città da parte del cristianesimo, dei pagani romani credenti negli dei e dell'ebraismo), Ipazia, matematica e filosofa neoplatonica, fu denudata di fronte all'altare di una Chiesa, umiliata e uccisa con le pietre, per mano di un gruppo di cristiani integralisti legati alla politica sulla città portata avanti dal vescovo Cirillo.

Il vescovo Cirillo faceva politica con misure, secondo il film, spesso intimidatorie, violente, giustizialiste, sopratutto nei confronti di altri credi di natura religiosa-pagana, aspetti questi, orrifici, che indicavano un totale travisamento del messaggio evangelico. 

Sempre secondo il film, la causa di quel orribile gesto che pesa tuttora come un macigno nella storia del cristianesimo delle origini, sarebbe dovuta alla rinuncia del Pretore romano Orazio in carica nella città a inginocchiarsi di fronte ai testi sacri messi in evidenza sulla sua fronte dal vescovo Cirillo per sancire con una liturgia del potere la supremazia assoluta del cristianesimo nella vita di Alessandria. 

Lo sdegno che suscitò nei cristiani quel gesto di orgoglio del Pretore romano, fece si che per attuare una vendetta nei suoi confronti si prendesse di mira una donna, (debole perché rimasta ormai sola in città con i suoi credi scientifici ben esemplificati sospettati di essere frutto di stregoneria), il cui nome era Ipazia considerata una fedelissima amica, amata da sempre, dal Pretore Orazio.

Scritto e diretto da Amenábar, è un film di grande budget con risultati scenografici eccezionali, sopratutto per quanto riguarda il movimento convulsivo (che desta paura) delle folle nelle piazze. 

Girato a Malta. 

La profondità drammatica dei personaggi, non tanto con le parole quanto con il linguaggio dei gesti, frutto di una fotografia ben curata e ricca di idee, dà al film un risalto empatico non facilmente dimenticabile...

Il film è piaciuto poco alla critica, sopratutto a quella non attenta al linguaggio fotografico, che in questo film merita lode...

 Biagio Giordano  

 

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