SETTIMANALE anno XVII
n° 740 del 21 febbraio 2020
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Danza macabra sul cadavere dell’Italia Stampa E-mail
Scritto da PIER FRANCO LISORINI   
Danza macabra sul cadavere dell’Italia

 Il vampiro Conte ha succhiato le (poche) energie politiche dei Cinquestelle, li ha dissanguati, ridotti a larve, privati di ogni residua credibilità. Di Maio, che durante l’esperienza gialloverde aveva acquistato spessore, è diventato una scialba caricatura di se stesso costretta ad aggrapparsi alla giacca del cicisbeo per non finire in un buco nero. Fuori dal parlamento Di Battista in stato confusionale non sa che direzione prendere, Grillo cerca di entrare in gioco ma qualunque cosa esca dalla sua bocca suona come una moneta falsa.


I grillini cominciano a rendersi conto di essere solo numeri per tenere in piedi un governo fantoccio nato da un complotto di palazzo orchestrato a Bruxelles con la benedizione dell’amico americano e l’avallo del Colle, privo di una strategia politica, di un programma, di uno scopo che non sia quello di eliminare Salvini (salvando il business e la strategia dell’invasione) e impedire il ritorno alle urne. Il Pd, che, perduti la sua ragion d’essere e il suo elettorato di riferimento, si avviava all’estinzione, ha colto l’occasione per prendere ossigeno nelle stanze del potere mentre nel vuoto creato dalla mancanza di un’autentica maggioranza politica hanno avuto buon gioco la fantasia scenografica di Casalino e la patologica megalomania del cicisbeo. Si è così realizzato il paradosso di un potere personale nato dal nulla, non solo incompatibile con un regime parlamentare ma senza precedenti nel nostro Paese neppure quando i governi potevano contare su un ampio consenso popolare e su forze politiche organizzate e culturalmente attrezzate. Un mix micidiale di ignoranza delle basi del diritto costituzionale, di narcisismo, di improvvisazione e di teatralità che ha ridicolizzato il Paese e ne ha fatto lo zimbello dell’Europa. Il più ingombrante primo ministro del dopoguerra era stato Craxi ma, a parte la statura politica incomparabile con quella del cicisbeo, il suo potere derivava dall’essere il capo di una nuova sinistra sul procinto di esorcizzare definitivamente il fantasma del comunismo.


Ma questa è un’altra storia. E, se ci vogliamo divertire a cercare nell’Italia postunitaria altri esempi di potere personale, bisogna scomodare Crispi o addirittura il Duce. Poi si vede Conte e viene da ridere. Eppure ci voleva Renzi, proprio lui che per vanteria se ne attribuiva la paternità, per denunciare questo stravolgimento del nostro assetto istituzionale. Che non considero immodificabile; al contrario, sono convinto che il Paese abbia bisogno di una guida come accade, con sfumature diverse, in tutte le grandi democrazie, dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Francia alla Germania a Israele. Ma, Giuseppi a parte, se qualcuno pensa che la guida possa essere una personalità di grande prestigio e autorevolezza, per esempio Draghi, è completamente fuori strada. Significa che per lui gli italiani sono una razza inferiore, dei minus habentes, immaturi per la democrazia come una tribù del centro Africa. Un leader è tale non per grazia divina o investitura di un potere costituito che ne riconosce i meriti ma perché scelto dal popolo, perché ha dietro di sé un popolo. Quando si dice che uno non ha dietro un partito o che nessuno l’ha votato significa che se ricopre un ruolo politico quel ruolo lo occupa abusivamente, illegittimamente, anzi illegalmente. Questo è l’a b c della democrazia. 


Ora la crisi è stata formalizzata. Per la verità il capo dello Stato avrebbe dovuto da tempo prendere atto delle parole che Renzi ha pronunciato in parlamento e trarne le conseguenze ma ora non si può esimere dal compiere quello che la costituzione gli impone e mi auguro che non sia vero quello che si sente dire su tentativi di ricucire lo strappo: sarebbe qualcosa più di una forzatura, anche per una Costituzione che fa acqua da tutte le parti. Se Pd e Cinquestelle avessero con la pattuglia di Leu la maggioranza nelle due camere sarebbero formalmente legittimi un rimpasto di governo o un nuovo governo con la stessa maggioranza: ma la maggioranza non ce l’hanno e con l’aritmetica non si scherza. Vorrei vedere, con tutti i discorsi che si sono fatti sull’emergenza covid, il collasso dell’economia e il Recovery Fund, avallare un governo di minoranza a geometria variabile che di volta in volta secondo le circostanze si regge sui voti di questa o quella parte di opposizione o, peggio ancora puntellato da un gruppetto eterogeneo di nuovi Scilipoti.  Si dice che sarebbe proprio questo il piano di Mattarella ma mi rifiuto di crederci. Che lo sia di Conte non mi sorprende. È riuscito nell’impresa titanica di dare credibilità all’uomo di Rignano, di farlo passare per uno statista. Devo però ammettere che Conte è solo un sintomo, è frutto di una stagione politica che ha visto come protagonista un comico che non fa ridere nessuno, una stagione in cui si sono sviliti e fatto strame di temi seri come l’ambiente e la povertà e l’Italia è stata scaraventata fuori dall’Europa e dal mondo che conta.


L’Italia condannata ad essere la pattumiera dell’Europa, l’Italia che appena appena con Salvini si è azzardata a voler chiudere le porte all’invasione ha visto il potere finanziario globale rivoltarglisi contro, col benestare della Merkel e di Macron. Quel Macron per il quale il Belpaese è la valvola di scarico della pressione migratoria e un ostacolo per il suo progetto di fare del Mediterraneo il mare nostrum dei francesi. Ma la scomparsa dell’Italia dal radar della politica mondiale non si risolve nelle miserie di casa nostra, nello squallido teatrino al quale i telegiornali ci costringono ad assistere quotidianamente, nel notturno mercato delle vacche. Stupisce, ma non troppo, l’ingenuità di Trump, che, preoccupato della presunta posizione filorussa della Lega, è stato de facto connivente col mezzo golpe che l’ha defenestrata ponendo fine all’esperienza gialloverde. Ingenuità che spesso è l’altra faccia dell’astuzia, e l’eccesso di astuzia difficilmente paga. Fino alla presidenza Obama gli Stati Uniti si erano preoccupati di mantenere a guardia del mediterraneo un’Italia forte, con la quale avere un rapporto privilegiato superiore anche a quello con la Turchia o con Israele. L’indebolimento dell’Italia e il rafforzamento dell’asse franco-tedesco ha avuto inizio con Obama ma il disastro l’ha fatto proprio Trump ed è un disastro non solo per il nostro Paese, politicamente, militarmente ed economicamente annichilito, ma per la stabilità di tutta l’area del medio e vicino oriente.

 

     Pier Franco Lisorini  docente di filosofia in pensione  

 

 

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