SETTIMANALE anno XVII
n° 735 del 17 gennaio 2020
tel 346 8046218

Lettura di un'immagine: Ritratto di Ginevra de’ Benci Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 105
Ritratto di Ginevra de’ Benci
Tempera a olio su tavola (tra il1474 e il 1478)
di Leonardo da Vinci National Gallery of Art – Washington


Ginevra de’ Benci era la figlia del ricco banchiere fiorentino Amerigo Benci, amico di Piero da Vinci, padre di Leonardo. Ammirata anche da Lorenzo il Magnifico che la considerava una delle donne più colte della Firenze di quegli anni, è stata identificata come la donna del ritratto per via delle fronde verdi di ginepro che fanno da sfondo e al suo bel volto pallido e triste. L’espressione enigmatica e malinconica della giovane si spiega con il motto che Leonardo ha voluto scrivere sul cartiglio intrecciato alla ghirlanda che si trova sul retro della tavola, cioè VIRTUTEM FORMA DECORAT.


La storica dell’arte Carla Glori è riuscita a decifrare il significato della frase anagrammando le lettere che compongono il motto leonardesco ricavandone cinquanta altre frasi che, messe in sequenza, raccontano la triste vicenda della virtuosa Ginevra, promessa sposa a un uomo di quindici anni più anziano e che lei detestava cordialmente. Cose d’altri tempi. La giovane donna è ritratta all’aria aperta, tra l’altro senza nessun monile che richiami il suo stato sociale, a mezzo busto, ma sappiamo che in origine era raffigurata di tre quarti, in una posa simile a quella della Gioconda. Purtroppo la tavola è mancante della parte inferiore dove si potevano ammirare le sue mani, probabilmente nella posizione delle mani della Dama del mazzolino del Verrocchio. In questo ritratto sono evidenti i tratti tipici della pittura fiamminga come la luminosità dei capelli, i contrasti cromatici tra le foglie scure del ginepro e il nitore luminoso quasi alabastrino del volto di Ginevra che sembra più scolpito che dipinto. Nella tavola non poteva mancare uno scorcio di paesaggio sfumato tipicamente leonardesco: laghetti, campanili, torri e montagne azzurrine emergenti in lontananza nella cosiddetta “prospettiva aerea” che caratterizza i paesaggi del geniale artista e scienziato ante litteram, instancabile indagatore delle forme e delle forze della natura. 

   FULVIO SGUERSO 

 

 

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