SETTIMANALE anno XVII
n° 735 del 17 gennaio 2020
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L’Italia che verrà Stampa E-mail
Scritto da CRISTINA RICCI   
L’Italia che verrà               

Dal 2018 è cambiata la modalità del censimento. La rilevazione a tappeto decennale è stata accantonata in favore di una formula che si basa sulla combinazione di rilevazioni campionarie e dati di fonte amministrativa trattati statisticamente.

Il primo ciclo del nuovo censimento permanente riguarda gli anni 2018-2021. 

La popolazione censita in Italia al 31 dicembre 2019 ammonta a 59.641.488 residenti - circa 175mila persone in meno rispetto al 31 dicembre 2018, pari a -0,3% - ma risulta sostanzialmente stabile nel confronto con il 2011.

Più del 50% dei residenti è concentrato in cinque regioni, una per ogni ripartizione geografica: Lombardia (16,8%), Veneto (8,2%), Lazio (9,7%), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%).

Il lievissimo incremento di popolazione rispetto al 2011 è da attribuire esclusivamente alla componente straniera; aumentati di circa 1 milione (+25,1%). Le acquisizioni di cittadinanza nel periodo 2012-2019 sono più di 1 milione.

I cittadini stranieri risultano in crescita in tutte le regioni della Penisola, a eccezione della Valle d’Aosta. Solo in quattro le regioni aumenta anche la popolazione italiana: Lombardia, Lazio, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.

Il rapporto dice che il nostro è un Paese sempre più vecchio. Tutte le classi di età sotto i 44 anni vedono diminuire il proprio peso relativo rispetto al 2011 mentre aumentano molto le persone dai 45 anni in su che passano dal 48,2% del 2011 al 53,5% del 2019.

L’età media si è innalzata di due anni rispetto al 2011 (da 43 a 45 anni). La nostra regione si conferma quella con l’età media più elevata (49 anni).

Resta purtroppo uno squilibrio di genere. Benché la popolazione femminile sia superiore a quella maschile, anche tra gli stranieri, i tassi di occupazione (37,4% contro 54,4% per gli uomini), disoccupazione (15,1% contro 11,6%) e inattività (56,0% contro 38,5%) confermano che la parità è ancora lontana. Il dato è ancora più inquietante se si considera il tasso di scolarizzazione, molto più elevato per le donne, in tutte le regioni italiane.


Prima di analizzare la situazione della nostra regione ecco alcune infografiche nazionali 


 

 

 


 

 

 Nelle infografiche che seguono potete osservare i dati della nostra regione.

 

Andando sul sito istat... È possibile analizzare la situazione comune per comune semplicemente clikkando sull’area comunale di interesse.

Ampiezza demografica dei comuni


 

Densità di popolazione (Ab/kmq)


 

Comuni con il massimo di popolazione


 

Tendenza demografica comuni 2019-1957


 

 Variazione demografica nei comuni dal 2011 al 2019


 

A ...questo indirizzo ...è possibile vedere i dati comunali semplicemente cliccando sopra l’area del comune.

 

Fonte:  https://www.istat.it/it/archivio/251651

 

 

CRISTINA RICCI

 

Ci fu un tempo in cui i ricchi borghesi pur di entrare in società ed acquisire una rilevanza politica agli occhi dei sovrani, organizzavano matrimoni con l’alta nobiltà che, di buon grado, accettava.

Anche allora era solo una questione di colori, il sangue da blu diventava azzurro ma, in compenso, i conti non erano più in rosso.

Acquistare maggior prestigio agli occhi del mondo è un vizio che non abbiamo ancora perso. Una buona reputazione rende tutto più facile e, la conquista del mercato passa anche attraverso la stima dei clienti. 

Avete notato le pubblicità dei nuovi brand? 

Sempre più spesso gli acquirenti non vengono tentati dalle caratteristiche del prodotto e neppure dal suo prezzo ma da ciò che l’azienda sembra offrire in termini di, passatemi il termine, “sogno”.

Iniziò la Coca Cola nel 1931 abbinando la bevanda a Babbo Natale. Il Santa Claus  che oggi conosciamo lo dobbiamo a questo celebre marchio.

La Coca-Cola, grazie alla pubblicità, è entrata nella nostra cultura, è molto più di una bibita gassata. Oserei anzi dire che bere una cocacola non ha più niente a che vedere con il dissetarsi, come è stato detto da tempo e da molti.

La nostra Mole Cola (https://molecolaitalia.it/), ha da fare ancora molte bollicine prima di riuscire ad eguagliare il prestigio dell’americana ed entrare nei nostri cuori.

 

 

La Coca-Cola non è l’unica azienda in cerca di consenso.

Stando a la Repubblica il gruppo Amazon ha 25 sedi nel nostro paese e quest’anno prevede di creare 1.600 nuovi posti di lavoro nel nostro paese arrivando a contare quasi 8.500 dipendenti. 

Gli investimenti sono cospicui, come i guadagni d'altronde. Nel 2018 a fronte di 4,5 miliardi di guadagno ne sono stati investiti 1,8

(fonte https://www.repubblica.it/economia/2020/07/20/news/amazon_nel_2020_1600_nuovi_posti_di_lavoro_in_italia-262437620/#:~:text=Una%20crescita%20superiore%20a%20quanto,2)

Perché dunque un gruppo così solido avrebbe bisogno di una verginità posticcia alla stregua della borghesia settecentesca?

Sarà che gli spot di settembre dove i dipendenti lodano il proprio luogo di lavoro non corrispondano alla realtà? 

Amazon ha cercato di apparire come un’azienda in grado di offrire lavoro a una vasta categoria di persone in difficoltà. Dalla signora 50enne, ai disoccupati di lunga data per arrivare ai giovani ma noi non dobbiamo dimenticare che la Legge 92/2012, ha introdotto degli incentivi contributivi in favore di lavoratori over 50 e delle donne rientranti nella categoria di soggetti svantaggiati. 

Amazon non è la fatina buona ma semplicemente, come ogni operatore economico che ha come obiettivo il solo profitto, coglie ogni opportunità per trarre vantaggi e aumentare l’utile.

Le condizioni di lavoro sono tali che persino Amnesty International si occupa dei lavoratori amazon. Secondo questa organizzazione l’azienda ostacolerebbe i diritti dei lavoratori a organizzarsi e  investirebbe ingenti risorse nel controllo dei lavoratori dalla presunta “minaccia” di una potenziale attività sindacale (fonte https://www.amnesty.it/amazon-rispetti-il-diritto-dei-lavoratori-a-riunirsi-in-sindacati/)

Smalls Christian, ex magazziniere del colosso del commercio elettronico, sostiene che Amazon non riuscendo a proteggere adeguatamente i propri lavoratori viola la legge sui diritti umani vigente a New York e altri provvedimenti normativi federali e statali. Il lavoratore ha dichiarato alla stampa di essere stato un dipendente leale e essere stato licenziato dopo aver organizzato uno sciopero pretendendo che Amazon proteggesse dal COVID-19 i lavoratori di colore e quelli latino-americani.

Anche il tasto tasse è una nota dolente, al riguardo potete leggere questo articolo https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/08/28/va-in-onda-la-buona-novella-amazon-negli-spot-magazzinieri-felici-e-rilassati-che-ringraziano-la-societa-per-il-posto-lavoro/5913126/

La nuova buona azione natalizia che accende le luci del palco su una promettente ballerina riuscirà davvero a intenerire i nostri cuori facendoci dimenticare ciò che è realmente il gruppo Amazon?

 

 

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