Settimanale Anno XVII
Numero 730 del 22 novembre 2020
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Gli orfani di Trump Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   

GLI ORFANI DI TRUMP

 La vittoria di Joe Biden non significa solo che Donald Trump ha perso (malgrado il presidente uscente si rifiuti di accettare il verdetto delle urne e minacci il ricorso alla Corte Suprema): è chiaro che questa vittoria non è solo una questione interna americana ma riguarda tutto il mondo che, pour cause, ha seguito con il fiato sospeso lo svolgersi di queste elezioni presidenziali dal cui esito dipendono gli equilibri del nuovo ordine (o disordine) mondiale. Basti pensare a problemi epocali come la pandemia, il cambiamento climatico, lo scontro di civiltà, il terrorismo, il razzismo, la crisi economica, il sovranismo, la geopolitica, i focolai di guerra in Africa, in Medio Oriente, in Asia…

 


Biden esulta per la vittoria

 

Certo è che la sconfitta del Tycoon americano politicamente scorretto rappresenta un altro duro colpo ai sovranisti, ai nazionalisti, ai neonazisti, ai neofascisti, ai negazionisti, ai complottisti, agli ultracattolici  e ai suprematisti bianchi di tutto il mondo dopo che il sovranismo europeo è stato costretto a segnare il passo dalle elezioni della primavera del 2019, quando i leader euroscettici - Matteo Salvini per primo - erano convinti di vincere a mani basse. Anche in quelle elezioni le cose non sono andate come dovevano andare secondo le previsioni trionfalistiche ma evidentemente azzardate dei partiti nazionalisti e di estrema destra no-euro o filorussi o filoTrump o sul punto di uscire dall’Unione come il Brexit Party di Nigel Farage: l’alleanza dei partiti sovranisti a trazione leghista non è riuscita a diventare il primo gruppo al Parlamento Europeo. Nonostante le pressanti trattative di Salvini, il partito polacco di Kaczynski è rimasto nel gruppo del Conservatori e Riformisti e quello ungherese di Viktor Orban ha preferito il più solido  gruppo del Partito Popolare. Poi c’è stata la caduta del primo governo Conte innescata da una non tanto lucida (per usare la figura retorica della litote) strategia ferragostana di Salvini, convinto che il Presidente Mattarella avrebbe sciolto le Camere e indetto nuove elezioni con il risultato di ritrovarsi nel giro di due settimane da ministro dell’Interno a leader dell’opposizione al nuovo governo Conte.

 


Salvini fan di Trump

 

Poi sono venute le tanto attese elezioni regionali in una roccaforte storica dei “compagni” come l’Emilia-Romagna considerata espugnabile dalla coalizione di centro-destra guidata dal segretario della Lega che però non ha ben valutato, anche in questo caso, la lucidità strategica del suo leader che ha scelto una candidata tanto fedele al “capitano” quanto spavalda e avventata nelle sue campagne anti rom, anti sinti e anti immigrati oltre a mostrarsi troppo sicura di vincere come la senatrice Lucia Borgonzoni e che si è probabilmente giocato la vittoria con una davvero improvvida citofonata di stampo razzista. Ma non basta, nelle recenti elezioni regionali di settembre, Salvini, questa volta in versione moderata, era convinto di espugnare un’altra roccaforte rossa, la Toscana, candidando l’ex sindaca leghista di Cecina Susanna Ceccardi. Altra sconfitta.

 


Salvini con Bergonzoni e Ceccardi

 

Se poi si considera che gli altri movimenti e partiti sovranisti d’Europa non se la passano tanto bene (vedi la fine ingloriosa del leader del Partito della Libertà austriaca, Heinz-Christian Strache, dimissionario da presidente del suo partito in seguito alla pubblicazione del settimanale “Der Spiegel” di un video in cui lo si vede in un albergo a Ibiza che accetta un’offerta in danaro da una sedicente nipote di un oligarca russo; la rampante Marine Le Pen relegata all’opposizione dalla schiacciante vittoria del giovane leader centrista ed europeista convinto Emmanuel Macron; i nazionalisti spagnoli di Vox ridotti a un movimento identitario ed estremista di mera testimonianza; la decapitazione di Alba Dorata definita associazione criminale dalla magistratura greca; l’irrilevanza dell’ islamofobo e nazionalista olandase Geert Wilders; la crisi dei tedeschi dell’AFD dilaniati da lotte intestine, il fallimento del movimento di Steve Bannon in Europa, e così via) la sconfitta di Donald Trump si configura, diciamolo piano, quasi come un segno dei tempi e di speranza per l’umanità. Ma non certo per i suoi tanti orfani che ora parlano iperbolicamente (e sconsideratamente) sui loro giornali di “Guerra sulla Casa Bianca. La campagna d’odio contro il ‘selvatico’ che ha capito il modo di rimanere umani” (La Verità); “Mai vista un’elezione decisa dalla TV. Matteo Salvini sta con Ronald Trump” (Libero); “La guerra dei social a Trump: così bloccano il presidente Usa” (Libero.it). Tra i giornalisti italiani orfani dello zio americano politicamente scorretto spiccano Nicola Porro, del Giornale; Maria Giovanna Maglie, approdata, dopo essere passata dall’Unità al Foglio, e poi a Libero al sito di Dagospia, e l’ineffabile Paola Tommasi, di Libero, autrice del fondamentale saggio Attaccateve al Trump del 2017. 

 


 

 Ma l’esempio più sintomatico del lutto che ha colpito i trampiani d’Italia lo ha fornito, salvo errori od omissioni, il celebre pensatore politicamente scorretto Marcello Veneziani con la sua sarcastica orazione funebre sulle ceneri dell’eroe ucciso dai media mainstream e dal Covid 19. Questa orazione (pubblicata su La Verità dell’8/ 11/2020) meriterebbe di essere riportata integralmente anche quale exemplum  di stile alto e ornato; tuttavia  mi limiterò, per brevità, a citarne alcuni passaggi particolarmente significativi: “L’unico lato positivo della controversa sconfitta di Donald Trump è che non sentiremo più ululare cassandre e iettatori, sciacalli e malpancisti su quanto è orrenda l’America dominata dal Maligno col ciuffo biondo. Finalmente cesserà questo coro assordante di gufi e di cornacchie, non svolazzeranno più gli avvoltoi mediatici sul corpo lacerato degli States, tutto sembrerà ridente, compresa la crisi, la disoccupazione, e gli uragani. Sarà bello pure il Covid dopo la sconfitta di Trump…Il mondo tirerà un sospiro di sollievo, tutto andrà per il meglio nella narrazione dei media. L’umanità sarà più gioconda senza il padre di tutti i razzisti-sovranisti, di tutti i torvi populisti, di tutti i fake-cazzari. Il potere globale avrà la faccia buona di Xi Jinaing o della sua mansueta dittatura cinese che ha il primato mondiale nell’inventare virus da esportazione (corsivo mio) e nell’infliggere pene capitali e carceri ai dissidenti. Evviva la Cina che sforna Covid come involtini primavera. (altro corsivo mio)…Dalla Casa Bianca uscirà Trump e non entrerà nessuno.

 


Marcello Veneziani 

 

Quel nessuno prenderà il nome e la sembianza di un vecchietto, di quelli che fanno la pubblicità alle dentiere e alle pasticche per la prostata infiammata. Si chiama Joe Biden, eletto solo in sfregio e in odio a Trump (altro corsivo mio), non un leader ma un trumpifugo, un antibiotico, un vaccino contro l’ingombrante Trump Maligno…Ma se non è stato Biden, chi ha sconfitto Trump? Dovrei dire l’Apparato, l’Establishment, insomma quel blocco globale che lo ha avversato su ogni terreno per mesi, per anni. Con ogni mezzo. Ma Trump alla fine li avrebbe sconfitti. Lo ha sconfitto invece il Covit, che ha vanificato o fatto dimenticare il grande balzo in avanti che Trump aveva fatto fare agli Usa. E che lui ha fronteggiato in modo spavaldo ma non altrettanto efficace, in una prima fase sottovalutandolo…Sarebbe facile dire che con lui c’era il popolo, con Biden c’erano le élite. Ma è vero fino a un certo punto: diciamo che gli Usa, come quasi tutto l’Occidente, sono spaccati in due parti più o meno equivalenti …possiamo però dire che Trump e il suo popolo, alla fine, con tutti i loro difetti, erano preferibili ai loro tanti nemici (altro corsivo mio)”.

 


Elettori di Biden e di Trump

 

Che dire di fronte a tanta prosopopea? Una sola osservazione: Veneziani capovolge la convinzione diffusa tra gli intellettuali e, in generale, tra le classi colte americane ed europee che gli elettori di Trump siano una massa di primitivi, di razzisti e di fanatici rimasti allo stadio del pensiero magico (vedi i complottisti d’ogni specie e le preghiere collettive per la vittoria del Presidente uscente che non vuole uscire dalla Casa Bianca ); per lui i fanatici, i razzisti e i conformisti, acritici  credenti nel pensiero unico e dominante nei media (vedi la censura in diretta al discorso in cui il Presidente pro tempore denunciava i brogli a urne ancora aperte); quindi, in buona sostanza, sono  gli elettori di Joe Biden a essere una massa di stupidi e di imbroglioni e fa bene Trump a resistere contro questi nemici snob e telecomandati. 

 FULVIO SGUERSO 

 

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