Settimanale Anno XVII
Numero 731 del 29 novembre 2020
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Lettura di un'immagine: Estasi di Santa Teresa... Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 97
Estasi di Santa Teresa d’Avila
Marmo e bronzo dorato (1647-1682) di Gian Lorenzo Bernini
Chiesa di Santa Maria della Vittoria – Roma


 In questo capolavoro dell’arte barocca, anzi, dell’arte senza aggettivi, Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 dicembre 1680) riesce a trasformare lo spazio della cappella Cornaro nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, in una vera e propria scena teatrale, ampliando la profondità del transetto, aprendo sulla parete di fondo una finestra con  con i vetri gialli progettata in modo da rimanere nascosta dietro il timpano dell’altare così da ottenere una fonte luminosa che piove dall’alto e che rende plausibile la cascata di raggi in bronzo dorato sulla scena. Anche la freccia originaria in mano all’angelo era pensata come un raggio luminoso scaturente dalla sua punta a significare la fiamma del grande amore di Dio, come ha scritto la santa nella sua autobiografia. Al centro della curvilinea edicola barocca costruita con marmi policromi si svolge la scena dell’estasi (chiamata anche Transverberazione ) di santa Teresa d’Avila, adagiata su una nuvola che la porta in alto verso la patria celeste. Ai lati della cappella-teatro, il Bernini ha collocato due palchetti di proscenio nei quali sono ritratti a mezzobusto i personaggi  della ricca famiglia Cornaro. Da notare come l’evento intimo e spirituale dell’estasi della santa si trasformi anch’esso in una sorta di rappresentazione mondana come si evince dall’atteggiamento dei nobili spettatori più interessati a commentare la scena tra loro che all’evento non proprio consueto dell’estasi di una santa che l’artista raffigura seguendo quasi alla lettera la narrazione autobiografica di Tresa d’Avila: “Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lencia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. Il dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio”. Non è necessario scomodare Freud o il marchese De Sade per interpretare l’estasi mistica come il culmine di un orgasmo in cui piacere e dolore si fondono in un acuto  godimento  che è erotico e al tempo stesso spirituale; amalgama sublime che il genio del Bernini ha saputo rappresentare tramite il contrasto tra il volto  della santa che ha gli occhi socchiusi rivolti al cielo e le labbra che si schiudono in un gemito in cui, come detto, dolore e piacere sono indistinguibili, e il volto dolcissimo e sorridente dell’angelo che le colpisce con la “lancia” il petto scoperto.      

   FULVIO SGUERSO  
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