Settimanale Anno XVI
Numero 725 del 18 ottobre 2020
Tel. 346 8046218

Basta minigonne a scuola ... Stampa E-mail
Scritto da TS   
 

“Basta minigonne a scuola ai professori cade l’occhio” 

 

 

 

Le ragazze del liceo di Roma nel quarto giorno di scuola si sono presentate in minigonna per lanciare un messaggio alla vicepreside dell’istituto, che nei giorni passati avrebbe ripreso una studentessa che indossava abiti troppo succinti. 

“No alla gonna in classe, ai professori potrebbe cadere l’occhio…”, avrebbe detto la professoressa. 

Le studentesse non hanno gradito e, dopo aver lanciato la denuncia sui social, hanno organizzato una protesta con tanto di cartelli. Andare a scuola in minigonna è stata una risposta spontanea, un’occasione per mettere al centro il ruolo della scuola dove si deve smontare la cultura che rende le ragazze e le donne oggetti e colpevoli, scrivono le ragazze del collettivo:

“E’ nella scuola che si formano i cittadini di domani, ed è da lì che deve partire una nuova consapevolezza per i nostri corpi e i nostri modi di essere. Questo è il momento e il luogo per iniziare una vera rivoluzione culturale e sociale, che oggi più che mai è necessaria”

Le ragazze vogliono trasformare l’atto di ribellione in un vero e proprio tormentone mediatico contro una certa cultura maschilista e sessista che la scuola ha il dovere di scardinare.

La protesta ricalca quella delle studentesse francesi, protagoniste di una ribellione contro il “codice di abbigliamento scolastico” che ha conquistato in fretta tutto il paese. Le ragazze hanno rivendicato la loro libertà di espressione e condannato la cultura che vuole colpevolizzarle. A scatenare la ribellione a Parigi erano state le parole censorie del ministro dell’Istruzione, che invitava le ragazze a vestirsi normalmente provocando la rabbia delle giovani che hanno cominciato a indossare in classe abiti corti e maglie scollate.

Sulla faccenda del liceo romano il Ministro dell’Istruzione Azzolina ha chiesto chiarimenti e i docenti uomini hanno precisato di essere d’accordo col fatto che le studentesse debbano frequentare le lezioni con un abbigliamento decoroso ma non è condivisibile che la motivazione di tale regola sia un presunto e inqualificabile voyeurismo degli insegnati uomini.

 

 T.S.

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