Settimanale Anno XVI
Numero 721 del 13 settembre 2020
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La prevenzione primaria delle malattie croniche... Stampa E-mail
Scritto da FABIO TANGHETTI   
 
La prevenzione primaria delle malattie croniche
e la responsabilità della classe politica

 Forse in questo periodo la grave pandemia in corso ci ha fatto perdere di vista il pesante problema delle cronicità. Nel 2016 il Ministero della Salute, in accordo con le Regioni, elaborò Il PIANO NAZIONALE DELLA CRONICITÀ. Nelle PREMESSE E STRUTTURA GENERALE DEL PIANO[1] si definiva Il mondo della cronicità […] come un’area in progressiva crescita che comporta un notevole impegno di risorse, richiedendo continuità di assistenza per periodi di lunga durata e una forte integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali e necessitando di servizi residenziali e territoriali finora non sufficientemente disegnati e sviluppati nel nostro Paese

Di fronte all’enorme dimensione del problema disponiamo di mezzi limitati per affrontarlo: le malattie croniche maggiormente diffuse in Europa sono lo scompenso cardiaco, l’insufficienza respiratoria, i disturbi del sonno, il diabete, l’obesità, la depressione, la demenza, l’ipertensione, [che] colpiscono l’80% delle persone oltre i 65 anni e spesso si verificano contemporaneamente nello stesso individuo. […] si stima che le malattie croniche, nel complesso, siano responsabili dell’86% di tutti i decessi e di una spesa sanitaria valutabile intorno ai 700 miliardi di euro per anno.

Il PIANO calcolava che circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale [fosse] speso per la gestione delle malattie croniche e che queste ultime nel 2020 avrebbero rappresentatol’80% di tutte le patologie nel mondo

Tra gli strumenti più efficaci ed economici che abbiamo a disposizione c’è quello della prevenzione: Obiettivo fondamentale del sistema è quello di mettere in atto azioni mirate alla prevenzione primaria su persone individuate come “a rischio” di patologia cronica.


La prevenzione primaria[2]si attua quando si scongiura l’insorgere di una certa malattia, attraverso l’attuazione di determinate azioni. Ne sono esempio tipico le campagne d’informazione contro il fumo di sigaretta che, come è noto, è causa dello sviluppo di malattie polmonari e cardiovascolari.

Una certa patologia cronica si sviluppa a partire da alcune condizioni che chiamiamo fattori di rischio. Alcuni di questi sono modificabili, altri no. Con la prevenzione agiamo sui fattori di rischio modificabili, ad esempio il peso corporeo eccessivo o la sedentarietà. I fattori di rischio non modificabili, invece, sono quelli legati al corredo genetico, al genere e all’età.

Il PIANO mette in luce il fatto che le principali patologie croniche, in particolare malattie cardiovascolari, tumori, diabete mellito e malattie respiratorie croniche, condividono alcuni fattori di rischio comuni modificabili (fumo di tabacco, abuso di alcol, scarso consumo di frutta e verdura, sedentarietà) e alcuni cosiddetti fattori di rischio intermedi (ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, intolleranza ai carboidrati, sovrappeso/obesità). Questi fattori di rischio, da soli, sono responsabili del 60% della perdita di anni di vita in buona salute in Europa e in Italia.

In questo breve scritto informativo ci concentriamo sulla prevenzione primaria, strumento principale per la salute, che ha il vantaggio di essere estremamente economico. 


Come si realizza la prevenzione primaria? Il primo passo è informare: promuovere una corretta informazione rivolta alla popolazione generale e finalizzata a diffondere e migliorare le conoscenze sui corretti stili di vita e sulle malattie croniche. Per fare questo occorre coinvolgere attori non sanitari, come le scuole, le palestre, i circoli ricreativi e molti altri. Bisogna formare e diffondere la cognizione dei pesanti rischi associati a: tabagismo, abuso di alcol, scorretta nutrizione, sedentarietà, sovrappeso e obesità. Nello stesso tempo si deve promuovere l’adozione consapevole degli stili di vita corretti. Le ASL e gli enti del Servizio Sanitario promuovono e coordinano le azioni preventive.

Tra le azioni principali per il mantenimento della salute c’è la promozione dell’attività fisica. Non bisogna pensare che sia necessario un impegno strenuo e alla portata di pochi, perché il gesto base è naturalissimo per tutti: il cammino. Lo stesso PIANO ne fa menzione raccomandando l’incremento del numero di programmi di comunità (es. gruppi di cammino). Trattandosi di prevenzione primaria le argomentazioni che seguono sono rivolte a persone in buona salute, mentre occorre che le persone ammalate si attengano con scrupolo alle prescrizioni mediche.

Per avere effetti benefici sulla salute bisogna camminare almeno tre volte alla settimana per almeno mezz’ora. Con questo “dosaggio”, tutto sommato poco impegnativo, otteniamo effetti vantaggiosi a livello di metabolismo e di controllo dei grassi pericolosi. Il grasso viscerale è quello più rischioso perché il suo accumulo è direttamente proporzionale al danno vascolare, e di conseguenza circolatorio, e allo sviluppo del diabete. Sulla scorta di questa nozione è opportuno ricordare di incrementare il movimento in ogni circostanza, come camminare senza servirsi dell’automobile ogni volta che sia possibile, salire e scendere le scale a piedi, educare i bambini a spostarsi camminando. Il circolo virtuoso che ne deriva è manifesto, per quanto riguarda non solo la salute, ma anche l’ambiente.


Chi ha ottenuto una buona base di allenamento attraverso il cammino può passare ad attività un poco più impegnative, socializzare con altre persone interessate alla medesima attività e abbandonare le abitudini di vita dannose legate agli eccessi alimentari ed al tabagismo.

Il PIANO nel capitolo MODIFICA DEGLI STILI DI VITA E CONTRASTO AI FATTORI DI RISCHIO riassume i concetti sopra esposti inquadrandoli all’interno di una cornice normativa: la collaborazione intersettoriale permette lo sviluppo di azioni sui determinanti di salute secondo modalità più efficaci, efficienti e sostenibili rispetto a quelle che potrebbero essere intraprese dal solo settore sanitario. Il Programma “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari”, approvato con DPCM del 4 maggio 2007, ha avviato tale processo “intersettoriale” per interventi volti sia a modificare i comportamenti individuali non salutari (alimentazione non corretta, sedentarietà, tabagismo, uso dannoso di alcol) sia a creare condizioni ambientali atte a favorire l’adozione di corretti stili di vita (ridefinire l’assetto urbanistico per favorire gli spostamenti a piedi o in bicicletta, migliorare l’offerta di alimenti sani, migliorare la qualità dell’aria, garantire ambienti di lavoro sicuri e sani, ecc.), con un approccio di “salute in tutte le politiche.

Queste sono le premesse, alla classe politica spetta la realizzazione degli obiettivi già ampiamente individuati.

 

[1] Le parole testuali del PIANO sono riportate in corsivo. Si tratta di un documento pubblico consultabile all’indirizzo http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2584_allegato.pdf

[2] La prevenzione secondaria consiste nella tempestiva individuazione dei pazienti o delle persone ad alto rischio per puntare alla guarigione o impedire l’insorgenza o contrastare la progressione di una certa malattia. Quando, però, una certa malattia è già in atto, contrastiamo il suo decorso attraverso azioni che rientrano nella definizione di prevenzione terziaria.

 Fabio Tanghetti

 

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