Settimanale Anno XVI
Numero 725 del 18 ottobre 2020
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Perché l’omofobia non è un falso problema Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   

PERCHE’ L’OMOFOBIA

NON E’ UN FALSO PROBLEMA

 Dai giornali e dalla Rete:

17 maggio 2020 – Da il Fatto Quotidiano - In un anno 134 casi. Il report di Arcigay su aggressioni, insulti, hate speech in aumento. “La maglia nera? Al Nord l’istanza omotransfobica spesso è legittimata anche dalle istituzioni”. In occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella: ”Non bisogna permettere che l’identità o l’orientamento sessuale siano motivo di aggressioni, derisioni, discriminazioni sul lavoro. Lo Stato garantisca la promozione dell’individuo, non solo come singolo, ma anche nelle relazioni affettive”. Dal canto suo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte invita “tutte le forze politiche perché possano convergere su una legge contro l’omofobia che preveda anche una robusta azione di formazione culturale: la violenza è un problema culturale e una responsabilità sociale”.


30 giugno 2020 - Dal sito Gaynews - Intervista alla filosofa, ex deputata del Partito democratico, Michela Marzano: “La legge contro l’omotransfobia è necessaria: si deve tutelare chi è preso a bersaglio per ciò che è”.  (Trascrivo le risposte più significative):

Professoressa Marzano, qual è il suo parere su una legge che contrasta e previene l’omotransfobia e la misoginia?

“…La fase della punizione è stata quella finora perseguita in riferimento alla violenza contro le donne. Strada necessaria ma non sufficiente perché non basta punire per evitare che queste violenze, tanto verbali quanto fisiche, possono venire effettivamente meno. Dopo di che, il punto più importante è quello della protezione delle vittime e della prevenzione.

Qual è, secondo lei, il nodo gordiano dell’intera questione?

Credo che il nodo vero della questione, quello almeno su cui ci si era impantanati nella scorsa legislatura, è la tendenza, da parte soprattutto delle destre, degli omofobi e dei maschilisti a confondere, a livello linguistico, l’insulto, l’incitamento all’odio, l’hate speech con l’opinione. Perché, di fatto, nonostante tutto, resta questa incapacità di rendersi conto che, nel momento in cui incito all’odio o insulto una persona, io non sto più esprimendo un’opinione, ossia qualcosa su cui si dibatte, ma sto scivolando in quello che viene definito un atto linguistico. E l’atto linguistico in questo caso è un atto di violenza. Quando io ricorro all’hate speech o insulto una persona non sto solo dicendo qualcosa, ma sto facendo qualcosa. Non sto soltanto incitando qualcun altro a fare ma sono io stesso che faccio. Sono io stesso che è che è come se tirassi uno schiaffo alla persona che mi è di fronte. Le parole sono pietre: non sono solo verba volant ma hanno questa capacità di azione, capacità di agire e fare male.

Michela Marzano

Qual è, più nello specifico, la differenza tra opinione e insulto?

E’ ormai appurato da tutti gli studi sull’analisi del linguaggio e la filosofia del linguaggio – penso, ad esempio, ai lavori di John Langshaw Austin e John Searle – che c’è una differenza sostanziale. Differenza costituita dalla possibilità di argomentare. Quando io argomento ed entro in un dialogo, sto esprimendo delle opinioni. Opinioni su cui posso essere d’accordo oppure no ma, nel momento in cui si entra all’interno di una discussione, ci deve poter essere la possibilità di esprimersi. La differenza tra opinione e insulto è data dunque dal fatto che quest’ultimo blocca la possibilità di discussione. L’insulto è un altro tipo di atto verbale, utilizzato non per discutere ma per aggredire la persona che mi è di fronte”.

28 giugno 2020 – Da la Repubblica Milano.it - L’ex prof in pensione ricopre con l’arcobaleno gli insulti omofobi sulla scala esterna della sua scuola. “Di solito non amo tornare sui miei passi, ma questa volta l’ho fatto per una buona causa”. Giambattista Mannarini, artista, da un anno in pensione dopo una vita di docente di Storia dell’Arte all’Istituto Caterina da Siena di viale Lombardia a Milano, si è armato di bombolette e ha ridipinto l’arcobaleno che lui stesso aveva dipinto nel giugno del 2019 sulla scala esterna della scuola. L’anno scorso l’aveva fatto per coprire croci celtiche e frasi neofasciste, mentre questa volta l’arcobaleno era stato imbrattato con insulti omofobi ancora più gravi e disturbanti data la concomitanza con la Milano Pride Week.


Giambattista Mannarini

1 luglio 2020- Da Globalist- La Destra difende i picchiatori: respinta la mozione di solidarietà per il ragazzo gay massacrato di botte a Pescara. In Consiglio comunale le opposizioni hanno presentato una mozione per esprimere solidarietà al ragazzo. Mozione respinta dalla maggioranza composta da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

7 luglio 2020 - Da la Repubblica - Omofobia. 24enne minaccia il suicidio perché insultato. Salvato dai carabinieri. A Sesto San Giovanni. Il ragazzo, non sopportando che alcuni conoscenti lo insultassero, ha mandato un sms a un’amica ed è salito sull’impalcatura di un palazzo. I militari sono riusciti a distrarlo e a bloccarlo, riportandolo a terra.


7 luglio 2020 - Da la Repubblica - Un primario dell’azienda sanitaria “Sette Laghi” che operava in quel momento all’ospedale di Cittiglio, in provincia di Varese, sotto inchiesta da parte dell’Ordine dei medici perché avrebbe pronunciato insulti omofobi contro un paziente sedato e sottoposto a un intervento chirurgico.  Nell’esposto presentato da una persona presente all’intervento – spiega l’agenzia Agi che ne ha letto il testo – si denuncia che il 25 marzo, in piena emergenza Covid, il primario, durante l’intervento, cominciava a innervosirsi senza motivo apparente, nonostante il paziente reagisse bene all’anestesia generale, tanto da cominciare in modo gratuito e senza alcun motivo a insultare il paziente che in quel momento era in anestesia profonda profferendo ad alta voce le parole: “Ma guarda se io devo operare questo frocio di merda…Non è giusto che in questo periodo di emergenza debba perdere tempo per operare questi froci…”. “Vogliamo ringraziare chi ha effettuato l’esposto e non è rimasto indifferente davanti all’ennesimo intollerabile atto omofobia – commenta Giovanni Boschini, presidente Arcigay Varese – Al paziente coinvolto va tutta la nostra solidarietà. Oltre alle sanzioni sarebbe utile anche avviare un percorso formativo e per questo ci rendiamo disponibili a collaborare con l’azienda ospedaliera per organizzare percorsi di educazione alla diversità, affinché a nessun altro paziente possa capitare nuovamente una disavventura simile. Nel frattempo rimaniamo piacevolmente stupiti dal senso civico delle persone che hanno assistito all’episodio e non hanno esitato a effettuare l’esposto”.


18 luglio 2020 – Da La Stampa – Francesca Cavallo, la scrittrice di Lizzano: “Qui è difficile essere gay”.

A Lizzano, diecimila abitanti, a 25 chilometri da Taranto, il parroco don Giuseppe Zito della chiesa di San Nicola tre giorni fa ha organizzato un rosario per la famiglia “per offrire al Signore – parole testuali – il nostro contributo per bloccare l’ingiusto e perverso disegno di legge Zan-Scalfarotto_Boldrini contro l’omotransfobia”. L’annuncio comunicato con una locandina e con un post sui social (poi rimosso) rimbalza di bacheca in bacheca. Un gruppo di giovani decide di radunarsi davanti alla chiesa per protestare pacificamente. La giornata finisce con l’intervento dei carabinieri nella piazza antistante, che schedano i manifestanti contrari all’iniziativa del parroco. Tra di loro c’è anche Francesca Cavallo, l’autrice bestseller delle Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori, 2017.


E si potrebbe continuare ad libitum ma il quadro mi pare sufficientemente chiaro: l’omofobia (neologismo coniato nel 1960 dallo psicologo clinico ebreo- statunitense George Weinberg, formato dall’aggettivo greco “omos”, cioè “stesso, medesimo” e dal sostantivo “fobos”, cioè “paura” come termine  opposto  a omo-filia) è un problema sia per gli omofobi, sia a maggior ragione per chi ne subisce le aggressioni fisiche e psicologiche  sia per una società che si autodefinisce liberale e democratica.  In che senso è un problema per gli omofobi stessi? Nel senso che l’omofobia, pur non essendo classificabile alla stregua delle “fobie” sintomatiche di vere e proprie nevrosi, come la claustrofobia, l’agorafobia, la rupofobia (paura dello sporco), la patofobia, l’aracnofobia, l’idrofobia, l’actuofobia (paura del buio), la fotofobia ecc., è pur sempre definita in psicologia clinica come una paura immotivata e irrazionale nei confronti di qualcosa che viene percepito come una minaccia alla propria identità; in questo caso alla propria identità di genere che, nelle persone omofobe, risulta evidentemente incerta e non ben sicura di sé, prova ne sia che un alto tasso di omotransfobia caratterizza soggetti dalla personalità immatura, conflittuale e rigidamente autoritaria, che non accettano e quindi reprimono  la loro omosessualità latente, o, semplicemente, senza nemmeno il bisogno di scomodare i concetti di Anima e di Animus nella psicologia analitica di C. G. Jung, non riconoscono  la componente femminile presente nel corpo e nella psiche  di tutti i maschi e la componente maschile presente nel corpo e nella psiche del “secondo” o gentil sesso, difendendosi con l’autocensura o assumendo atteggiamenti aggressivi verso omosessuali, transessuali e bisessuali, manifestando pubblicamente via social o tramite graffiti sui muri cittadini  il disprezzo e la condanna moralistica verso chi manifesta un orientamento sessuale diverso da quello biologico-genitale. Ora, se è vero che l’omosessualità, la transessualità e la bisessualità sono tutti  aspetti della sessualità umana già presenti nella natura (anche se è sempre più difficile distinguere ciò che è  naturale da ciò che è artificiale, tecnologico e quindi culturale) è altrettanto vero che l’omofobia è un fenomeno completamente culturale, o, se si preferisce, sottoculturale, attinente alla sfera del costume, della psicologia sociale, dell’antropologia, del diritto e della religione; in altri termini, non si nasce omofobi, lo si diventa.  Gli omofobi, inoltre, sono allergici a qualunque legge che, a tutela delle persone LGBT, definisca l’omofobia (“agita”, si badi, non interiorizzata) un reato da codice penale, percependola come un attentato alla libertà di opinione garantita dalla nostra Costituzione divenuta di nuovo la più bella del mondo anche per chi, fino all’altro ieri, la considerava un ferrovecchio da rottamare senza rimpianti. Si ripete il copione già visto in occasione della proposta di legge della senatrice a vita Liliana Segre, poi divenuta mozione, per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta contro l’odio razziale e l’antisemitismo, con tutta la sinistra favorevole e tutta la destra contraria o astenuta.  Proprio mentre scrivo questo articolo approda alla Camera la proposta di legge contro l’omotransfobia e la misoginia. Il testo della nuova legge modifica gli articoli 604 bis e 604 ter del codice penale, in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. Riguardo alle pene previste si va da uno a quattro anni di carcere per l’istigazione alla violenza omofobica, o a una multa fino a seimila euro per chi diffonde idee basate sulla discriminazione di genere.


Nella nuova legge non troviamo solo l’aspetto punitivo ma anche l’aspetto che fa inorridire i nuovi liberi pensatori di destra e la Conferenza dei vescovi italiani, cioè quello rieducativo: viene avanzato, infatti, a un progetto su scala nazionale di formazione sulle diversità, reso attuabile grazie allo stanziamento di quattro milioni di euro, per docenti d’ogni ordine e grado, seminari e centri contro le discriminazioni, con il supporto di avvocati, medici e psicologi. Se si considera la mentalità corrente e l’atteggiamento più diffuso in Italia riguardo all’omosessualità maschile e femminile  ancora negli anni Sessanta e Settanta (e non parliamo nemmeno degli anni Cinquanta), quando la censura colpiva film come Rocco i e suoi fratelli di Luchino Visconti o Accattone di Pier Paolo Pasolini o Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci e pièce teatrali come L’Arialda  di Giovanni Testori, sembra di vivere in un altro pianeta. Tuttavia non mancano anche oggi i difensori della  morale tradizionale, travestiti per l’occasione  da liberi pensatori,  che si preparano a dare battaglia in Parlamento e fuori contro il disegno di legge Zan, Scalfarotto e Boldrini: già il 16 luglio scorso sono scesi in piazza per protestare contro questa legge “liberticida” la Lega, Fratelli d’Italia  e il leader del Family Day Massimo Gandolfini (per la cronaca, condannato il 10 giugno 2019 dal tribunale di Verona a quattro mesi di reclusione, convertiti in una sanzione pecuniaria di quarantamila euro per aver diffamato l’Arcigay). Il senatore leghista Simone Pillon (sempre per la cronaca, condannato in primo grado dal Tribunale di Perugia nell’aprile dell’anno scorso per il reato di diffamazione nei confronti del circolo Lgbt Omphalos di Perugia. Oltre alla sanzione penale è stato condannato a corrispondere la somma di trentamila euro a titolo di provvisionale per il risarcimento danni al suddetto circolo) definisce il disegno di legge Zan “vergognoso e liberticida”. Giorgia Meloni, da parte sua, garantisce che “Fratelli d’Italia si sta battendo contro questa pericolosissima deriva liberticida, che minaccia la nostra democrazia e la libertà di pensiero”. Insomma tutta la destra insieme ai cattolici tradizionalisti e pre-conciliari è mobilitata contro questa legge definita antidemocratica e liberticida. Si sarà pur liberi in questo Paese di poter insultare a piacimento i froci e i transgender o dobbiamo allinearci tutti al pensiero unico dominante anche nella sfera sessuale? Quanto ai cervelli vuoti il mondo ne è pieno, e chi ne fa una prerogativa degli avversari politici o di chi crede in valori e ideali diversi e avversi ai suoi dimostra di avere un cervello tanto pieno di sé da non poterci far entrare niente d’altro. Intelligenti pauca. 

FULVIO SGUERSO 

 

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