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Settimanale Anno XVI
Numero 718 del 26 LUGLIO 2020
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Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
ORDINI DALL’ALTO

 Forse è troppo presto per commentare con reale cognizione di causa l’esito del Consiglio Europeo sul quale tante parole si sono già sprecate: per l’Italia è stata una vittoria, una mezza sconfitta, una “fregatura”, come l’ha definita Salvini?

Secondo me ciò che per i più è considerato negativo, in quanto limita l’autonomia operativa della nostra politica, rivela invece connotati positivi. 

 

Il premier Conte, stanco ma esultante, dopo la conclusione della maratona in Consiglio europeo. Ha ottenuto il massimo o il minimo raggiungibile; o una mediocre via di mezzo? Ai prossimi mesi l’ardua sentenza

 

Il pomo della discordia sono le ormai famigerate “condizionalità”, che la Commissione Europea o, in questo caso, alcune nazioni, definite “frugali”, possono esercitare sulle modalità di spesa dei miliardi che, dal 2021, verranno erogati all’Italia. Mentre trovo paradossale che un gruppo di nazioni, o persino una singola, anziché un organo superiore, possa esercitare un diritto di veto sul comportamento economico di un’altra, ritengo invece che il principio in base al quale se ti presto, o addirittura ti regalo, dei soldi con alcune precise finalità, io abbia voce in capitolo e possa intervenire se poi tu usi quei soldi per altri obiettivi, compiendo quello che in termini legali si chiama “distrazione di fondi”. 

Se questo principio vale, tra i tanti esempi, per i finanziamenti ai partiti, per cui non possono usare i soldi che lo Stato gli riconosce per farne usi “creativi”, come investimenti speculativi o usi personali o comunque difformi dai fini per cui sono stati erogati –e ne abbiamo una nutrita lista, a livello sia centrale che regionale- non capisco perché questo stesso principio non debba valere per i fondi europei. Un conto è la libertà di spesa a proprio arbitrio se i soldi sono stati guadagnati col proprio lavoro, o anche grazie ad una eredità (a meno che il defunto non abbia vincolato il lascito, appunto, a precise finalità), o persino col gioco d’azzardo; un altro è se quei soldi vengono elargiti ad un ente, partito o governo che sia, dietro solenne promessa di farne congruo uso.

 


Le due signore tedesche, una di lungo corso e l’altra di fresca nomina, che nell’ultimo Consiglio europeo hanno appoggiato le posizioni dell’Italia di fronte ai falchi del Nord, “frugali” anche a nostre spese

 

Ciò vale in particolare per una nazione come la nostra, dove gli esempi di fondi distolti verso obiettivi spesso da codice penale, non si contano. Chi presterebbe dei soldi ad un giocatore o ad un alcolista, sapendo che, in ogni caso, quei soldi finirebbero su qualche tavolo verde o in osterie più o meno malfamate?

Sin qui ho sempre criticato l’Europa per il suo potere di obbligarci a fare i “compiti a casa” di montiana memoria, che allora significava austerity in un Paese già in ginocchio: un potere asservito ad un sistema bancario e monetario contrario ai nostri interessi economici. Questa critica vale tuttora, dal momento che tale sistema continua ad imperare, indifferente ai guasti che il suo strumento principe, l’euro, ci ha procurato negli ultimi 20 anni. 

Se però esuliamo da tale sistema, l’esistenza di un istituto superiore in grado di costringere una classe politica preoccupata soltanto di mietere voti attraverso la tolleranza di comportamenti contrari ai nostri interessi a lungo termine, in primis sotto il profilo ambientale e di assetto del territorio, ebbene l’esistenza di quell’istituto mi rincuora. 

 

Il M5S è un movimento politico che riesce ad essere se stesso e il suo contrario. Soprattutto il contrario delle idee che l’avevano portato in Parlamento. Con l’ovvia disaffezione dei suoi elettori. Il suo maggior fiasco è stato il reddito di cittadinanza, ora nell’occhio del mirino europeo

 

L’Italia è il Paese che non riesce a spendere i contributi europei a causa della sua eccessiva burocrazia; è il Paese dove possono moltiplicarsi le discariche abusive, fino alla vergogna della “terra dei fuochi” e altre simili plaghe; è il Paese delle opere inutili e/o incomplete; è il Paese dove hanno proliferato le false pensioni d’invalidità, i certificati medici compiacenti, i furbetti del cartellino; è il Paese dove i Comuni concedono permessi edilizi dove non dovrebbero, per incassare soldi, insieme a quelli di multe stradali senza senso: è il Paese dell’abusivismo edilizio, che riesce a spuntarla senza che si proceda alle demolizioni; è il Paese del reddito di cittadinanza, risoltosi in un reddito di fancazzismo; è il Paese dove, nonostante la diminuzione del gettito contributivo, per il restringersi della forza lavoro, e nonostante l’aumento dei pensionati e della loro aspettativa di vita, non si riesce a tosare le pensioni da un certo importo in su, cosiddette “d’oro”, per riversarne il ricavato in quelle da fame. La lista di punti deboli è ancora lunga, e ciascuno ci può aggiungere del suo. 

Proprio per queste ragioni, è giusto che ci sia un ente gerarchicamente superiore che riesca a fare ciò che i nostri governanti, pressati dalla continua, spasmodica ricerca di consensi per la brevità dei loro mandati elettorali, non sono capaci di fare. Per questo sono tanto contrario a una moneta unica, che pretende di portare allo stesso livello economico nazioni divergenti su tutto, quanto sono favorevole ad un’Europa che sappia correggere le nostre pecche secondo una legislazione comune a tutte le altre quando ciò sia possibile, e modulabile nei casi in cui le divergenze siano evidenti e non ricomponibili.

 

Altro provvedimento sotto i riflettori UE è Quota 100, fortemente voluto dalla Lega. In sintesi, peggiora la situazione della previdenza pubblica, già oberata dal carico improprio della cig e dalla forbice inversa pensionati/lavoratori

 

E devo dire che, rispetto all’Europa dei suoi predecessori, quella di Ursula von der Layen sta facendo dei passi avanti. E spero che presto si rimedi alla stortura per cui redditi guadagnati in Italia possano essere tassati in un Paese terzo, che pur si fregia dell’aggettivo “frugale”, come l’Olanda: facile fare i sobri intascando soldi non dovuti e poi predicare a quelli cui spetterebbero di vivere da cicale. E quasi non bastasse, Olanda e altre “formiche”, alzando la voce, hanno pure ottenuto sconti sulle quote da versare al bilancio europeo. L’Italia, o meglio diciamo la maggioranza dei cittadini italiani, non vive prodigalmente: di prodigalità può semmai tacciarsi il governo, che tassa di più di quanto non spenda per i suoi cittadini. La differenza è dovuta agli sprechi cui ho già fatto cenno, ma in maggior misura agli interessi che “i mercati” applicano ai prestiti che lo Stato sborsa per la sua rinuncia alla sovranità monetaria e il conseguente ricorso agli “investitori istituzionali” (grandi banche, fondi pensione, fondi d’investimento), oltre che –guarda un po’- proprio per gli ammanchi, dirottati verso Paesi terzi più fiscalmente “amichevoli”, inclusi quelli “frugali”, in realtà paradisi fiscali. Quale l’Olanda è sin qui stata, ambendo, sotto questo profilo, al ruolo detenuto dalla Gran Bretagna, ora in fase di Brexit. 

 

Il Presidente del Brasile, Bolsonaro, non ha mai mosso un dito contro le bande criminali che aggrediscono gli indigeni dell’Amazzonia e bruciano il loro habitat. Dopo il colpevole silenzio degli Stati che ne traggono benefici, s’è mossa, a sorpresa, la finanzia internazionale, minacciando la sospensione dei finanziamenti. I soldi valgono più di mille parole

 

Quanto ai grandi gruppi finanziari, che, soprattutto dal 1992, hanno di fatto usurpato il potere politico degli Stati per piegarlo ai propri interessi, ho avuto un attimo di giubilo quando ho letto della loro decisione pressoché unanime di troncare i finanziamenti ad una nazione come il Brasile che, sotto la guida di Jair Bolsonaro, sta asservendo da anni la foresta amazzonica a gretti interessi monetari di breve respiro. Se c’è una persona che ho odiato profondamente negli ultimi anni è proprio Bolsonaro, sia per l’essere l’espressione di quell’interesse che per la sua arroganza nel considerare l’Amazzonia affar suo, anziché patrimonio dell’umanità. Un giubilo temperato dalla constatazione che la finanza fa ormai le veci dei governi nel condizionarne decisioni.

 

Salomé, simbolo della lotta degli indigeni per salvare la foresta pluviale amazzonica. Per soddisfare i nostri tanti bisogni non esitiamo a saccheggiare il pianeta e a scacciare brutalmente dalle loro terre i nativi. Proteggere queste zone in pericolo rientra nei futuri compiti della “nuova” UE

 

E qui torna in gioco l’Europa, se solo si pensa che i roghi amazzonici, più che per far legname, servono per la successiva semina di cereali per produrre il c. d. eco fuel (la “benzina verde”) di cui anche l’Italia è avida consumatrice, sia per stanziare enormi allevamenti bovini estensivi per rifornire di carne anche l’Europa. In questo caso, stiamo a vedere fino a che punto l’Europa riuscirà ad essere una “buona maestra”, non solo per l’Italia, ma anche per il mercato europeo in generale, nel frenare questo modo di produrre due sostanze così nemiche della Terra, senza che per tirare le orecchie ai Bolsonaro di turno debba affidarsi ai circoli della finanza.

  

  Marco Giacinto Pellifroni                     26 luglio 2020 

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