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Settimanale Anno XVI
Numero 718 del 26 LUGLIO 2020
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Postverità 2 (Sfide, catene e pesci d'abbocco) Stampa E-mail
Scritto da GLORIA BARDI   
Note a fondo pagina
Postverità 2 (Sfide, catene e pesci d'abbocco)

Nella prima parte di questa mia ricognizione, avevo parlato di una bufala, gettata sui social, a detta dell'autore, “per fare confusione". Ecco, direi che le mine antiuomo della confusione sono molteplici e tutte rientrano nel genere della disinformazione, ovvero false o incomplete notizie, date col deliberato proposito di ingannare, quando questo non c'è e la falsa notizia viene pubblicata in buona fede, si parla di misinformazione. Anche la postverità ha un suo lessico che va conosciuto. 

In questa puntata tratto di quelle fake, il cui apparentemente unico motivo è farsi leggere, i cosiddetti CLICKBATING, acchiappa click. Leggere e magari condividere, si tratta in ogni caso di tranelli emozionali. Molti giornali on line le usano per avere visualizzazioni, confezionando titoli esca, in genere sensazionalistici, dove ad abbondare è la parola SHOCK, tutto è shock, dalla frase pronunciata al bikini indossato, e ciò a fronte di notizie che di scioccante hanno ben poco. Google, all'apertura, ci fornisce una vetrinetta personalizzata, ovvero ritagliata sulle nostre propensioni e curiosità, poi va perfezionando la selezione sulla base delle nostre aperture o non aperture. Possiamo anche dargli una mano, comunicandogli, come ho fatto io, che il giornale Libero ‘non mi interessa’ e nemmeno Belem Rodriguez. Facebook e gli altri social, poi, fanno da cassa di risonanza. Direi che in questi casi ovvero quando c'è dietro una testata on line, l'obiettivo è chiaro e non vale la pena soffermarvisi. Altrettanto chiaro è l'obiettivo pubblicitario, quando il nostro fare click si accompagna con la comparsa di banner dedicati.


Va detto che gli animali gatti e cani, in questa funzione acchiappaclick vanno forte, con titoli come “rivede il padrone dopo 10 anni. L'incontro è commovente" e simili. Se cliccate, non vi salverete più da pelosi commoventissimi o sfigatissimi o tenerissimi. Quanto a noi, siamo animaletti poco pelosi ma molto emotivi, invidiosi e pettegoli, acciuffabili con l'esca dello stupore, dello scandalo e della commozione. In altri casi, quando cioè non vi sono di mezzo giornali o banner, il “cui prodest” è meno intuibile. Pensiamo alle richieste di like, come quelle anch'esse parecchio compassionevoli, che mostrano il viso di una persona, più spesso una bambina senza capelli o un'anoressica pelle e ossa, col testo: a me nessuno mette ‘mi piace' perché sono malata ecc. O le catene di sant'Antonio, che chiedono condivisioni, spesso con argomenti religiosi: scrivi amen e condividi (se scrivo ‘così sia’ vale lo stesso?).  O, assai più grave, circolano richieste urgenti, da condividere a manetta, di midollo o di plasma corrispondenti a un certo gruppo sanguigno. E poi qualcuno scopre che è una fake e lo scrive nei commenti. La gravità, davvero delinquenziale, sta nel fatto che, una volta scoperte, queste fake generano diffidenza verso gli appelli solidaristici. Circolano anche foto di persone accusate di maltrattamenti ad animali e l'indicazione: diffondete, tutti devono sapere cosa ha fatto costui. Spesso le foto sono costruite tramite fotomontaggi. Su fb e WhatsApp circola da anni la stessa cucciolata di Labrador in regalo, da adottarsi per scongiurarne la soppressione, peraltro punibile a norma di legge. Credo che i labrador in oggetto siano nel frattempo diventati maggiorenni. Sempre consigliabile un giro su bufale.net o altri siti di fact-checking.


Tra questo genere di esche, pur non configurandosi come bugia, è compresa anche ‘sfida accettata’, che, quando riguarda titoli di libri, tanto lusinga chi si sente intellettuale, o consente di far vedere quanto si era belli da bambini e da ragazzotti. Ci si arma per rispondere, perché si viene nominati, per non dire scelti/eletti, da un amico e perché assecondarne le richieste ci lusinga. E che dire del tormentone, da postare previo copia e incolla e non tramite condivisione, con lo scopo di vedere se le persone leggono post senza foto, inizia con ‘ci conosciamo’ e conclude ‘voglio vedere chi legge fino in fondo’. Anche qui gli intellettuali si danno da fare. Cos'è, una messa alla prova della fiducia o un test degno di Mon oncle d'Amerique? Che poi, diciamocelo, a quanti di noi può importare questa stupidaggine di verificare l'incidenza della foto nella lettura dei post su fb? Incide, incide: facciamocene una ragione!!! Come dicevo, non essendoci banner pubblicitari o testate, ma solo condivisioni sui social o like, lo scopo sfugge. In realtà, nei casi che ho appena elencato, più che far credere qualcosa si tratta di indurre un comportamento. Chi esegue la consegna, si rivela obbediente alla legge dei social. Metti like: like messo. Scrivi Amen: Amen scritto. Condividi: condiviso. Manda a 10 contatti: mandato a 11 contatti (uno in più perché non si sa mai). Copia incolla: copiancollato. Accetta sfida: sfida accettata. 


 A proposito di tutte queste situazioni, ho consultato persone che “se ne capiscono". Un amico mi ha parlato della costruzione di un potenziale emozionale da usare al momento opportuno ma l’idea mi sembra sinceramente troppo complottistica. Più credibile l'ipotesi che si tratti di ami utili al PHISHING, ovvero al pescaggio di informazioni sulla persona, il suo livello di ingenuità e di obbedienza agli appelli via social, le cause per cui tende a muovere il dito, senza pensarci troppo, le cose che lusingano la sua vanità. Nell’archivio di chi ci sta osservando ci saranno i mistici, gli animalisti, gli psicologi dilettanti, i solidaristi, i vanitosi ecc. A giovarsene potrà essere, in ulteriore battuta, il mercato o la politica, grandi costruttori e spacciatori delle bufale vere e proprie, finalizzate alla costruzione di opinioni e alla manipolazione delle masse. Può anche serbare il proprio valore la finalità indicata per la bufala di cui ho parlato nella prima puntata: CREARE CONFUSIONE. 

Sarebbe l'analogo della pastura usata dai pescatori, ovvero esche generiche, spesso a base di pane e altro da gettare in mare per attirare i pesci vicino alla barca e creare un ambiente favorevole alla pesca. Un amico mi ha appena detto che i pescatori di fiume pasturano con aggiunta di sambuco per predisporre i pesci ad abboccare a questo sapore, una volta che lo avranno ritrovato sul perfido amo. Qui la metafora si spreca. Devo dire che questa della pastura è la mia ipotesi preferita, ovvero la costruzione, tramite input apparentemente innocui, di un ambiente genericamente credulone e inconsapevolmente obbediente, dove gli ami veri e propri, quelli che ho appena definito perfidi a dispetto del loro bugiardissimo nome, possano avere successo. E siamo noi stessi a collaborare, condividendo e replicando, questo intento favorevole alla pescabilità. Insomma, alimenta confusione, confusione alimentata. Ma dei più agguerriti pescatori e delle esche più insidiose tratterò nella prossima puntata. Intanto, per cortesia, mettete un like e condividete, ma senza scrivere AMEN.

  GLORIA BARDI

 

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