Lettura di un'immagine: Olio su tela di Salvador Dalì Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 86
Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio
Olio su tela (1944) di Salvador Dalì
El Museo Thyssen -Bornemisza - Madrid

 

Se si vuole un esempio di pittura surrealista, quest’opera di Salvador Dalì (Figueres, Catalagna, 1904 – Figueres, 1989) è quanto di meglio si possa desiderare, a cominciare dal titolo. Il quadro è composto da figure dipinte con precisione e nettezza realistiche ma fluttuanti in un paesaggio marino completamente inventato e senza che tra loro si scorga un nesso logico qualsiasi. L’unica certezza è che stiamo guardando dentro un sogno. Che cosa vediamo in questo sogno? Il magnifico corpo nudo di una giovane donna sdraiata e dormiente su uno strano scoglio piatto sospeso in alto sull’acqua marina come se fosse sul suo letto (sappiamo trattarsi della moglie Gala, figura ricorrente nei dipinti di Dalì) ma che, nel sogno, sta sollevandosi come per magia su quella dura superficie. La donna dorme placidamente senza sospetto mentre due tigri uscite dalla bocca di un grosso pesce si protendono minacciose verso di lei. Il pesce, a sua volta, non fuoriesce dalla bocca di un altro pesce ma da una melagrana aperta. Davanti alle due tigri un fucile con la baionetta innestata sta per colpire, anzi colpisce il braccio destro della bella ancora (per poco) addormentata. In primo piano notiamo una melagrana sospesa sul margine dello scoglio. A destra il profilo di un’alta rupe si affaccia su quel mare primevo mai solcato da imbarcazioni e men che meno da navi militari o mercantili. Sullo sfondo di un cielo nuvoloso che lascia filtrare qua e là qualche raggio che illumina la superficie scura del mare, compare, del tutto incongruamente, un elefante dalle lunghissime zampe di insetto che cammina sulle acque portando sulla groppa un obelisco di pietra. Questa è un’altra figura ricorrente nei quadri di Dalì, che era rimasto molto impressionato dall’ Obelisco della Minerva di Gian Lorenzo Bernini che si trova nella piazza della basilica di Santa Maria sopra Minerva, a Roma. Tanto poté la puntura di un’ape su un grande artista un po’ folle che stava dormendo. D’altra parte è stato lo stesso Dalì a teorizzare l’affinità tra genio e follia: “C’è una sola differenza tra un pazzo e me. Il pazzo pensa di essere sano di mente. Io so di essere pazzo”. 

 

FULVIO SGUERSO

 

Share/Save/Bookmark
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.
 
Banner
Banner
Banner
Banner

Ricevi le News da Truciolisavonesi

Login

Registrati per poter commentare gli articoli





Il sito non è una testata giornalistica, si basa su attività di volontariato.

Gli autori dei testi sono responsabili dei dati, delle analisi delle opinioni in essi contenuti

Copyright © 2010 truciolisavonesi. All rights reserved.

Designed by Massa

 

Per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo impieghiamo i cookie. Chiudendo questa notifica o navigando sul sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie
We use cookies to improve your experience on this website. By continuing to browse our site you agree to our use of cookies. privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information