SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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Incidenti in Italia-Serbia Stampa E-mail
Scritto da Massimo Bianco   
GUERRIGLIA ALLO STADIO DI MARASSI.
 CHI SONO I RESPONSABILI?
 

Probabilmente avrete assistito in diretta agli incidenti verificatisi in Italia Serbia, visto che l’allegro spettacolo ha raccolto un audience di ben 13 milioni e mezzo di telespettatori, molto superiore a quello delle normali partite di qualificazione europea o mondiale che neppure più si avvicinano ai 10 milioni. La violenza ci attrae, è inutile negarlo.

Quanto si è visto è stato davvero indecoroso, ma chi ne è stato responsabile? Italia e Serbia fanno a scarica barile: noi abbiamo inviato informazioni adeguate; no, non è vero, le notizie trasmesseci erano del tutto generiche e non lasciavano presagire; non dovevate farli entrare; no, non dovevate voi lasciarli uscire dal paese ecc. ecc. Ma anche attribuendo responsabilità al governo serbo, comunque bisognava proprio avere gli occhi bendati per non prendere provvedimenti preventivi. L’Italia si è clamorosamente lasciata sorprendere dagli eventi e le più elementari misure di sicurezza sono state ignorate. Eppure, che giungessero o no informazioni esatte dalla Serbia sui propositi delle frange violente, i recenti trascorsi degli ultras nazionalisti erano ben noti ed è davvero penoso che la cosiddetta intelligence italiana si sia fatta sfuggire il loro arrivo in massa.

Ciononostante il tempo per organizzare una difesa ci sarebbe pur stato, giacché la presenza di certi personaggi era stata segnalata fin dalla mattinata e in qualche caso, pare, perfino dai giorni precedenti. E invece sembra che quando nel tardo pomeriggio sono scoppiati i tafferugli le forze di polizia si siano trovate costrette a chiedere rinforzi a Torino e a Milano per poi attenderne pazientemente l’arrivo. Quale dimostrazione migliore della clamorosa sottovalutazione dei rischi? E ciò è accaduto nonostante la Digos di Genova avesse sottolineato, così almeno riferisce il Secolo XIX, numerose criticità potenziali. E pensare che in passato sono state giudicate a rischio partite del nostro campionato ben più innocue di questa!

Che dire poi della giustificazione addotta dal ministro dell’interno Maroni e cioè che avrebbero deciso d’ingabbiare i facinorosi all’interno dello stadio per evitare guai peggiori in città e che così facendo e controllando poi la situazione senza intervenire avrebbero evitato un altro Heysel? Prendiamo atto dell’affermazione, chi scrive però non è per nulla convinto. Non gli sembra, infatti, ammissibile che quella gente sia potuta entrare nello stadio armata. Costoro avevano con sé fumogeni, razzi, coltelli, forbici e chi più ne ha più ne metta e per giunta i razzi sarebbero stati acquistati quel giorno stesso in un negozio di Via Gramsci (!), almeno a detta di uno degli arrestati. Com’è possibile? Ok, qualcuno dice “e chi aveva il tempo e il coraggio di perquisire tutta quei figuri?” Giusto, ma se l’operazione è risultata impraticabile, ciò è dipeso dalla mancanza di forze dell’ordine, quasi assenti proprio per la sottovalutazione del problema. Perfino nel campionato di serie C2, alias seconda divisione, dove milita il Savona, recarsi allo stadio è diventata un avventura. Quanti di voi ci hanno provato sanno a cosa ci stiamo riferendo. Hanno praticamente blindato il quartiere con cancelli e cancelli da superare, poco ci manca che il pubblico debba denudarsi per dimostrare di non stare introducendo oggetti contundenti e chiunque voglia assistere alla partita deve fare trequarti d’ora di coda per entrare, scoraggiando così una buona fetta di potenziali tranquilli spettatori. Testimoni intervistati nei telegiornali hanno riferito che anche il pubblico italiano presente a Marassi è stato controllato e invece i Serbi sono stati lasciati liberi di portare dentro qualsiasi cosa volessero, nonostante la fitta presenza di bambini. Eh già, perché Italia Serbia doveva essere la festa del calcio in Liguria. La F.I.G.C. aveva invitato a partecipare migliaia tra ragazzi delle superiori e bambini delle scuole calcio con le famiglie, per mostrar loro il calcio sano, figurarsi. Tra gli altri si erano recati allo stadio anche 110 ragazzi di due istituti savonesi, il Ferraris e il Della Rovere.

Quando ho visto che gli ultrà serbi tentavano di sfondare la vetrata che li divideva dai tifosi italiani ho avuto paura. Ho visto i bambini scappare e ho capito che poteva succedere di tutto. Bastava poco per trasformarla in una giornata tragica.

Queste sono parole del c.t. della nazionale Cesare Prandelli. Ed effettivamente la tv ci ha mostrato le preoccupanti immagini dei tentativi, parzialmente riusciti, di sfondare le vetrate. Possiamo dunque immaginare come si saranno divertiti i bambini presenti. Ma secondo il ministro degli interni Maroni sarebbe stata effettuata la scelta migliore.

Chissà se qualcuno si ricordava di quei bambini mentre facevano entrare i serbi senza perquisirli? Poi, certo, è anche vero che la polizia merita ringraziamenti per non avere caricato evitando così danni peggiori. Tuttavia la spiacevole verità è che i primi a dovere essere ringraziati sono gli stessi ultras serbi. Ciò perché le transenne di Marassi, in molti lo assicurano, non sono poi così difficili da scavalcare e quindi, se lo avessero davvero voluto, i serbi avrebbero facilmente potuto causare un macello. Per fortuna invece quando Ivan “il terribile” Bogdanov sostiene che il bersaglio era la loro nazionale, che non ce l’aveva con gli italiani e che anzi si scusa con loro dice il vero ed è soprattutto a ciò che dobbiamo la mancanza di morti.

Che dire poi della proposta di Maroni di risolvere il problema estendendo la tessera dei tifosi all’intera Europa? A me sembra che finora la cosiddetta tessera del tifoso sia servita soprattutto a scoraggiare i frequentatori occasionali, e in quanto tali sicuramente innocui, a recarsi in trasferta, comunque sull’argomento tessere attendiamo gli sviluppi. Di sicuro però martedì 12 ottobre non sarebbero state necessarie le tessere del tifoso per prevenire incidenti, sarebbe semmai bastata un intelligence all’altezza. Invece per come sono andati i fatti Italia Serbia ha soltanto insegnato a tutti gli ultras violenti d’Italia come comportarsi per entrare negli stadi armati: carissimi ultras, le domeniche organizzate delle belle guerriglie urbane per la strade e le forze dell’ordine vi permetteranno di entrare negli stadi senza subire perquisizioni, così durante le partite potrete sfogarvi come vi pare.

In proposito sul Secolo XIX si legge la seguente affermazione di Roberto Massucci, portavoce dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive:

“…L’infelice collocazione di Marassi (…) non consente un prefiltraggio scrupoloso. E poi la determinazione criminale di questi facinorosi che hanno occultato oggetti in parti del corpo che non possono essere controllate…

Dico, ma stiamo scherzando? Se, e sottolineo se, queste frasi sono state esattamente riportate, allora sono davvero gravi. Il signor Massucci ha praticamente sostenuto che a Marassi chiunque è libero di portare all’interno dell’impianto oggetti contundenti, a patto di nasconderseli bene addosso, alla faccia dei tornelli e delle lunghe code necessarie per accedervi. Per giunta costui avrebbe anche aggiunto che:

Domenica terremo sotto controllo ancora di più gli stadi.” Evviva, dunque finora i controlli non erano poi così accurati? E allora tutti gli interventi precedenti a cosa sono serviti? E allora perché fino ad oggi bisognava fare 40 minuti di coda perfino per assistere alle partite del Savona in seconda divisione? Mah!

D’altronde la stessa Uefa manifesta dubbi sulle decisioni prese a Marassi, non a caso si è presa la briga di precisare, per bocca del suo portavoce Rob Faulkner, “che i nostri regolamenti prevedono anche la responsabilità della federazione che ospita.” Parole sacrosante. E a parere di chi scrive, anche se la punizione maggiore dovrebbe effettivamente essere imposta alla Serbia, non dovrebbe comunque essere ritenuta scandalosa neppure un’eventuale clamorosa sconfitta a tavolino per 3 a 0 comminata a entrambe le nazionali.

Massimo Bianco.

 

 

 

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