Settimanale Anno XVI
Numero 721 del 13 settembre 2020
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LGBT [Seconda parte] Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
LGBT [Seconda parte]

 Il testo* che sono venuto commentando nella prima parte prosegue lungo il suo filo logico. E non c’è niente di più pericoloso di creare una cornice assiomatica entro la quale costringere il giudizio su ogni azione pratica che la vita ci chiama a svolgere: è il difetto di base di ogni ideologia, laica o religiosa che sia. 

Se usiamo il paradigma ideologico come metro di giudizio dei tanti modi in cui si esplica il sesso, possiamo finire nelle conclusioni più assurde, spesso contrarie alla morale (corrente): si sa da dove si parte, non si sa dove si va a parare.

 

I riti di iniziazione tribale che accompagna(va)no il passaggio dall’adolescenza all’età adulta comporta(va)no per i maschi prove di coraggio atte a confermarne la virilità. Più primitiva è una società, più è polarizzata sessualmente. Nell’isola di Pentecoste, il giovane si lancia da alte torri con liane legate alle caviglie (da cui l’odierno bungee jumping

 

In assonanza col testo di riferimento*, possiamo senz’altro affermare che la mancanza di libertà è il denominatore comune delle varie fasi che contraddistinguono una nuova vita, a partire dal concepimento, atto estraneo alla volontà del nascituro, per poi proseguire con l’imposizione del nome durante il battesimo, fino all’attribuzione del sesso, che non è così scontato che, giunto(a) alla fase della pubertà, il (la) giovane confermi, nel suo intimo, il sesso visibile che il caso ha scelto per lui (lei) in una fase del suo cammino, dallo stato embrionale a quello, cruciale, in cui proverà attrazione per il sesso opposto o uguale al proprio, o per entrambi.

Se fino alla pubertà ciascuno è come asessuato, giunto a quello stadio si ritrova, una volta di più, a non scegliere ma a subire gli impulsi reconditi che lo portano a desiderare una persona dell’altro, dello stesso, o di entrambi i sessi. Oltre a ciò, è fuor di dubbio che nessuno sceglie le proprie tendenze sessuali: ognuno se le ritrova, procedendo negli anni, anche a seconda delle situazioni nelle quali il caso lo fa imbattere. I più fortunati sono gli eterosessuali, considerati “normali”, nel senso che non grava su di loro la latente o patente avversione della società. I meno fortunati sono coloro che si trovano a dover dominare, non sempre con successo, istinti esecrati dal costume corrente e/o dalle vigenti leggi.   

Il testo di raffronto*, fedele all’assioma di base che non esistono tabù in campo sessuale, spinge la sua logica fino ad abbracciare pratiche oggi duramente condannate dal giudizio mediatico e/o perseguite dalla legge, come l’incesto o la pedofilia, purché i rapporti avvengano come “atto d’amore” e condiviso dai praticanti. Ma se cadono i tabù e le tendenze sessuali non sono una colpa, in quanto non sono attribuibili ad una scelta dell’individuo, ma a pulsioni “esogene”, viene meno il libero arbitrio; quindi la responsabilità individuale svanisce assieme alla colpa e gli atti non dovrebbero essere legalmente perseguibili né considerati moralmente riprovevoli.

Eppure, le pratiche sopra indicate provocano oggi l’istintiva –e mediaticamente instillata- avversione popolare, anche se a rigore incolpevoli; ma se pensiamo alla persecuzione che l’omosessualità ha subito attraverso i secoli e vige tuttora in alcuni Paesi, sembra incredibile che sullo stesso pianeta ci siano parate di Gay Pride  e arresti per il fatto stesso di essere gay. Nella Russia del Sud e in Cecenia l’accanimento contro i gay include la prigionia, la tortura, la morte.[VEDI] Queste discriminazioni, legali e di costume, valgono non solo in ambito geografico, ma anche temporale, se solo si raffronta chi nasceva “negro” e quindi schiavo, negli Stati meridionali degli USA nella prima metà dell’Ottocento, con chi oggi nasce “nero” in quegli stessi Stati.  

 


Una recente parata Gay Pride a Roma. Mentre ad Est vige l’intolleranza e la repressione da parte delle autorità, con arresti, torture, persino omicidi. Non condivido l’esibizione plateale dell’omosessualità, ma condanno la violenza, specie di Stato

 

Da tutte queste considerazioni emerge una netta contrapposizione tra il mondo “di ieri”, improntato alla durezza e all’esclusione dei “reprobi”, e quello di oggi, portato a riconoscere progressivamente le istanze di quanti sconfinano dai canoni comportamentali correnti, stemperandone le responsabilità. Dalla statiticità di giudizio di un mondo senza domande, in quanto aderente acriticamente a risposte “già date”, siamo passati quasi senz’accorgercene in un mondo dove la realtà corre più veloce della fantasia. Sarebbe strano che, a fianco di una tecnologia che pervade ormai ogni anfratto della nostra esistenza, modificando a pari velocità il modo in cui guardiamo al mondo, un simile ampliamento di orizzonti non avesse abbracciato anche i rapporti interpersonali, specie i più intimi.

Per avere un quadro più completo della varietà di gusti sessuali, basta fare una scorsa in rete ai siti per adulti. Saturato il mercato “ortodosso”, si cerca di allargarlo a pratiche tabù, o spacciate per tali, per dare il brivido del proibito, evitando però il proibito per legge, come il coinvolgimento di minori. Si aggira poi l’ostacolo con l’utilizzo di modelli/e che dimostrino meno anni, accentuandone il look con apposito vestiario e gestualità. 

Medesimo trucco viene usato fingendo rapporti tra genitori e figli, magari spacciandoli per suoceri e generi/nuore ed evitando così l’incesto dichiarato. A questo riguardo, leggiamo cosa ne dice il testo di raffronto:

< …la depolarizzazione sta investendo i dualismi separanti entro la famiglia. La depolarizzazione del dualismo dentro-fuori, consanguineo-non consanguineo, porta all’equiparazione del rapporto amoroso col fratello o la sorella a quello con un soggetto esterno al nucleo familiare. E la depolarizzazione del dualismo di ruolo genitori-figli/ie sta portando all’equiparazione del rapporto amoroso tra genitori e figli/ie al rapporto amoroso con soggetti non legati da un rapporto di filiazione. Questa duplice equiparazione costituisce la depolarizzazione della divisione dell’incesto.>

Dunque, come evidenziavo in apertura, seguendo i nessi logici in cascata, si finisce per trarre conclusioni del tutto impensate in partenza.

 

La prevalenza della donna sull’uomo, enfatizzata dall’avvenenza estremizzata di lei vs l’età avanzata o la scarsa prestanza di lui, era un cliché costante nei maggiori disegnatori americani, come Bill Ward, o in registi alla Tinto Brass, come Russ Meyer, ed  emblematico della mentalità d’oltreatlantico, poi introiettata da tutto il mondo occidentale 

 

Un altro ossequio alla realtà ormai più emersa che emergente è l’indulgere su donne con caratteri mascolini, attraverso spavaldi corteggiamenti ed iniziative, fino a pochi anni addietro riservati all’ex sesso forte; o donne “boss” che dominano i loro fragili sottoposti maschi.  In questi casi, più che di depolarizzazione sarebbe più congruo parlare di ribaltamento dei poli. E il numero di visualizzazioni rende conto di quanto diffuso sia il fenomeno, nonostante politica e media continuino a perorare quote rosa e diritti delle donne, dando rilievo pressoché quotidiano ai femminicidi, perlopiù famigliari. Anche in questo caso, convivono sul pianeta comportamenti verso le donne decisamente antitetici.

La civiltà occidentale è ormai altamente femminilizzata, nel senso che pensa e giudica come se il cervello centrale fosse quello di una donna. [VEDI]

Forse di primo acchito non ce ne si rende conto, ma i movimenti pacifisti, ambientalisti, assistenziali, caritatevoli, sono di matrice femminile, e si sono profondamente radicati nella società. Il guaio è che prevale il sentimento femminile finché si tratta di meri enunciati propositivi; ma quando si tratta di metterli in pratica prevale di solito il “ragionerismo” di stampo maschile, che finisce col prevalere su quegli aneliti.

Il movimento politico più permeato di femminismo è il M5S, tra spinte in avanti e colpi di freno, come nel casi TAV e TAP; e sfrenate fughe in avanti, per compensare quegli smacchi, in campo assistenziale, come il reddito di cittadinanza, le cui motivazioni erano sensate, ma l’attuazione ha finito col privilegiare i tanti furbetti di cui l’Italia non difetta.

 

Si può dire che il feticismo nacque con John Willie, attivo dagli anni ’30 ai primi anni ’50. La sua eroina, Gwendoline, è il classico esempio della “signorina in pericolo” (damsel in distress), la cui femminilità è inversamente proporzionale alla mascolinizzazione della donna americana e incarna il sogno proibito del maschio spodestato

 

Per tornare nella sfera sessuale, esiste un particolare orientamento, quello feticista, renitente a rigide classificazioni, in quanto si tratta, ancora una volta, del culto della donna, di cui si esaltano le doti estetiche attraverso vari accorgimenti, con particolare riguardo alla parte inferiore del corpo: gambe e piedi. Fu l'australiano John Willie a portare alla luce, negli USA, le pulsioni confuse del feticismo, con la sua rivista BIZARRE, pubblicata underground sotto la spada di Damocle di perquisizioni, sequestri e arresti, specie durante gli anni bui del maccartismo. In quegli anni di perbenismo dilagante, era osteggiata ogni tendenza sessuale difforme da quella ortodossa.

Se divaghiamo nei siti orientali soprattutto giapponesi, apprendiamo che il culto, o addirittura l’adorazione della donna, magari contraddittoriamente legata e imbavagliata, spopola in quel Paese,  culturalmente chiuso su se stesso. Il feticismo annovera numerosi cultori, almeno per quanto riguarda l’ammirazione dei piedi, tra gli stessi italiani, di qualunque età, come è dato apprendere dalle loro compagne/fidanzate. Inutile cercare conferma tra i rispettivi partner, in quanto permane ancora negli uomini un certo ritegno a dichiararsi dediti alla feticistica adorazione dei piedi, dichiarando così la propria subalternità, perlomeno simbolica, al genere femminile; mentre non ci sono problemi ad esprimere in pubblico il proprio apprezzamento per altre parti del corpo femminile, come gambe, seno e glutei.

Il feticismo è fenomeno quasi esclusivamente maschile, pur con un afflato tutto femminile, vista la prevalenza dei preliminari amorosi rispetto all’amplesso finale. Sappiamo bene che la rapidità del rapporto “classico” è caratteristica del maschio, almeno quello non ancora depolarizzato, mentre l’indulgere nei rituali di corteggiamento soddisfa di più le aspettative femminili. Il feticista ha quindi il lato femminile molto più marcato, se non prevalente; e ciò traspare dalla comunanza con gli interesse femminili e in generale dal disinteresse per tutto ciò che normalmente affascina gli uomini, come il calcio, i motori, la caccia, gli sport violenti, ecc. 

 


La capitolazione dell’uomo depolarizzato è massima nelle stagioni più fragili della vita, come la prima giovinezza e la senilità, nelle quali il maschio è più insicuro di fronte alla donna che prende l’iniziativa. Il ribaltamento di ruoli può portare il giovane all’impotenza e l’anziano alla rovina economica

 

L’attutirsi della distinzione uomo-donna, che abbiamo sin qui chiamato depolarizzazione, trova ulteriore conferma nel vistoso calo della fertilità maschile, con il numero e il valore medio degli spermatozoi scesi di quasi il 60% negli ultimi 40 anni [VEDI] (impotentia generandi), mentre dilaga l’uso di Viagra e Cialis per sopperire alla mancata virilità (impotentia coeundi).

Che conclusioni possiamo trarre da quanto detto sinora? Che il lungo predominio maschile ha subito un impietoso processo storico, sfociato in un diffuso senso di rivalsa della donna, affrancata dal ricatto economico di un tempo, quando era tutta “casa e chiesa”. E il processo storico approda spesso nei tribunali, armati di leggi sempre più propense a credere alle donne. Il caso Weinstein è stato il detonatore di migliaia di denunce simili, che hanno portato l’uomo sulla difensiva, depolarizzandolo ulteriormente. 

Tutto farebbe pensare ad un’imminente società di ispirazione matriarcale (v. il programma dei recenti Stati Generali delle Donne) [VEDI], se non fosse per la concomitante avanzata di etnie non depolarizzate, favorite proprio dall’uomo femminilizzato. Un’aporia.

 

* Vedi ampi stralci in corsivo nella [Parte prima]

 

  Marco Giacinto Pellifroni                     5 luglio 2020

 

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