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Settimanale Anno XVI
Numero 718 del 26 LUGLIO 2020
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LGBT [Prima parte] Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
LGBT [Prima parte]

 Immagino non tutti conoscano il significato di questo acronimo*. Ultimamente un amico mi ha proposto di leggere un testo, da assumere come spunto per il mio contributo a un libro collettaneo sul movimento gender.

Non avevo mai approfondito questo argomento e voglio condividere su queste pagine le riflessioni che la lettura di quel testo mi ha suscitato.

Cominciamo dal suo titolo: “Metafisica del gender” e sottotitolo “Depolarizzarsi per evolversi”. Ne riporto ampi stralci. 

Vi è un grande disegno, nell’Evoluzione naturale. Molti ancora si oppongono al Gender accusandolo di essere contro natura perché nega che l’uomo sia, per natura, maschio oppure femmina –“maschio e femmina Dio li creò”, afferma la Bibbia – e che ogni bambino/a abbia bisogno e diritto a una mamma e a un papà che siano femmina e maschio, rispettivamente. Ma questi oppositori, questi accusatori, sebbene convinti delle loro tesi, quindi in buona fede, dimostrano la loro pochezza culturale, la loro miopia, la loro incomprensione per la natura stessa.

 

 

 

È risaputa la tendenza all’androginia in molti dipinti di Leonardo da Vinci. Anche il Salvator Mundi (in alto) non fa eccezione. In basso la parte sx, sdoppiata, mostra un netto carattere mascolino; la parte dx, sdoppiata, mastra volto e capigliatura  femmine

 

 

Infatti la legge naturale superiore è quella dell’evoluzione, del superamento delle forme e dei contenuti che hanno esaurito la loro funzione. Innanzitutto vi è la legge del dimorfismo sessuale decrescente, ossia che la diversità morfologica dei due sessi vada scemando col salire dell’albero evolutivo, sicché è massima tra le forme di vita inferiori (insetti, pesci), intermedia in quelle mediane (uccelli) e minima in quelle superiori (cani, gatti, primati); nella specie umana è addirittura evanescente. Evanescente sul piano morfologico, materiale, e ancor più su quello comportamentale, funzionale, mentale, spirituale – soprattutto grazie all’affrancamento che la donna ha ottenuto dal suo destino di gravidanze plurime, grazie alla contraccezione e all’interruzione volontaria della gravidanza. Ora può davvero fare tutto ciò che prima poteva fare solo l’uomo, se non anche di più!

Sessualità è sinonimo di polarità, perché sesso, sexus, deriva dalla radice sec-, secare, tagliare, separare: separare l’anthropos originario in maschio e femmina. Originariamente, come narra Platone nel Simposio, l’anthropos non era polarizzato, o meglio era androgino, cioè aveva gli organi di ambedue i sessi. Poi Zeus, vedendo che l’anthropos era troppo potente, lo divise, lo secò, in uomo e donna, anèr e gynè. Da allora fino a ieri siamo stati così. 

 


L’androgino secondo il mito narrato da Platone nel Simposio per bocca di Aristofane

 

A questo punto faccio un inciso. Platone nel Simposio affida ad Aristofane, il famoso poeta comico, il discorso sull’Eros, ricorrendo al mito. In illo tempore non esistevano soltanto il sesso maschile e quello femminile, ma anche un terzo, androgino, proprio di esseri con gli attributi di entrambi: avevano un testa sola, con due facce opposte, quattro gambe e quattro braccia. Questa caratteristica conferiva loro una grande potenza e progettavano di scalare l’Olimpo. Zeus allora, con le sue saette, li divise a metà, indebolendoli. Ma rimase in loro la nostalgia del loro stato unitario, che si esprime attraverso l’amore, il congiungimento carnale in cui un uomo e una donna tendono a divenire un corpo e un’anima sola. In questa visione mitica è lo struggimento per la perduta unità, e quindi l’impulso a ritornare uno la motivazione prima dell’amplesso, relegando in subordine quella della procreazione e mantenimento della specie.

E ora la primitiva condanna di Zeus sta per esaurirsi. Ritorniamo uno! Platone, essendo omosessuale o più probabilmente bisessuale, sarebbe lusingato di vivere i nostri tempi, assieme al suo ‘amico’ e maestro Socrate.

Per assecondare l’implementazione del “grande disegno evolutivo” –prosegue il testo- la forma di vita in via di esaurimento deve depolarizzarsi, superare la polarizzazione uomo-donna. Anche la Terra lo fa periodicamente, e in questo periodo stanno diminuendo d’intensità i due poli magnetici. Un’altra grandezza fisica che conferma il fenomeno della depolarizzazione è l’entropia, secondo il cui principio in un sistema isolato le disparità energetiche tendono ad annullarsi nella con-fusione finale in cui tutto è indifferenziato.

 


L’androgino, nel disegno di Leonardo da Vinci, Simbolo di perfezione, ossia auto-sufficienza; ma anche di superbia e insubordinazione a Dio, tanto da meritarne la punizione, ossia la divisione da Uno a due, causa di inesausta tensione verso la primigenia unità, attraverso l’amore e il  congiungimento carnale. In molte sue opere Leonardo sembra precorrere l’attuale epoca di “depolarizzazione”

 

Depolarizzarsi significa abbassare e tendenzialmente azzerare la polarizzazione, e in fatto di esseri viventi significa abbassare e tendenzialmente azzerare la polarizzazione sessuale, la giustapposizione maschio-femmina. Se dai tempi della creazione, in cui effettivamente l’essere umano fu creato “uomo e donna”, fino ai tempi pre-moderni, era attagliato parlare di uomo e di donna, oggi non lo è più. Non lo è più per la razza bianca, la quale è in evidente e conclamata fase post-vitale: si riproduce sempre meno, si sta estinguendo, non ha più propulsione, non si protende più, come avveniva fino a un secolo fa, verso conquista dopo conquista, anzi non si difende e non si stima nemmeno più. Non genera più nemmeno un sentire morale, anzi quello che aveva lo lascia indifeso o lo rinnega filosoficamente. Invecchia, tende spontaneamente ad estinguersi.

Se associamo al termine depolarizzazione quello di decadenza, intesa come venir meno di saldi principi comportamentali e morali, dobbiamo ammettere che l’Italia brilla in questa ottica rinunciataria, fatta propria dalle sinistre. I governi di questo colore assecondano le politiche di appoggio alle “navi di Soros” che raccolgono, e quindi incoraggiano, i traffici di esseri umani, dando il benvenuto a masse di neri africani, che dovrebbero, secondo il piano Kalergi, sostituire progressivamente la debole razza bianca, che si auto-flagella per i crimini dei suoi antenati schiavisti e colonialisti. Serpeggia nelle sinistre un atteggiamento di arrendevolezza nei confronti delle razze di colore, riconoscendo, forse inconsciamente, la propria inferiorità in termini di vitalità e vigore guerriero: si ammira nell’altro ciò che riconosciamo di aver perso. 

 


La moda unisex, con l’annullamento delle “polarità” maschio-femmina nel vestiario è solo uno dei risvolti della progressiva marcia verso una nuova androginia, con il calo del richiamo sessuale, tradizionalmente proporzionato alle differenze: due poli dello stesso segno non si attraggono 

 

La polarizzazione destra-sinistra, invece, è tutt’altro che estinta, e si palesa, nell’odierna pseudo-sinistra (ossia più cerebrale che fattuale), soprattutto nella sua esterofilia, sia verso le umili masse di diseredati neri che verso gli straricchi signori della finanza apolide. Anche l’Italia è polarizzata in due (come nel titolo del mio ultimo pezzo), pro o contro l’asservimento agli stranieri: rispettivamente sinistra e destra. 

Al di sopra di questo distinguo, c’è l’unificante, diffuso scetticismo, professato come bandiera dalle sinistre e larvatamente presente anche nelle destre. Culturalmente, insomma, siamo tutti nichilisti, riconoscendo, coram populo o in interiore homine, che quelli che un tempo erano valori in sé, oggi hanno solo funzione di pacificazione sociale. Ciò vale anche in campo sessuale, col riconoscimento, civile e normativo, delle sfumature che contraddistinguono le diverse tendenze sessuali dei singoli, nella cornice però di un generale scivolamento verso l’Uno. La persistente differenza tra destra e sinistra è che questa saluta il nichilismo come forza salvifica, quella lo osteggia come fattore disgregante. La domanda di base è: la società, la Terra possono permettersi l’atteggiamento nichilista nel lungo termine? L’Uno è anche fine della vita fisica, per lasciare spazio al solo Spirito?

 

La tratta dei moderni schiavi, visti come portatori di nuove energie dalle sinistre; e dalle destre come latori di manodopera a costi infimi e, a causa della loro elevata prolificità, di contro alla denatalità dei bianchi, come minacce di sopraffazione demografica 

 

In questo ambito, sono illuminanti gli scritti di un arguto osservatore del nichilismo, Giorgio Girard [VEDI], il cui pensiero è condensabile nell’odierno predominio dell’et-et, dove ogni cosa sfuma nel suo contrario, di contro alla granitica certezza distintiva dell’aut-aut aristotelico. Una eco, a sei secoli di distanza, delle posizioni filosofiche e religiose di Nicolò Cusano, padre dell’irenismo, assonante con l’apertura mentale del Quattrocento, poi soffocata dalla Controriforma, la cui onda lunga s’è infranta solo nella seconda metà del Novecento.

Mi rendo conto che proseguire oggi questo discorso richiederebbe troppo spazio e tempo ai miei lettori; per cui mi propongo di fermarmi qui e riprendere il filo del discorso al prossimo appuntamento, se le odierne righe susciteranno l’auspicato interesse.

 

* LGBT: lesbo/gay/bisexual/transgender

 

  Marco Giacinto Pellifroni                     28 giugno 2020

 

 

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