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Settimanale Anno XVI
Numero 718 del 26 LUGLIO 2020
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Comitato Finale elettrosmog Stampa E-mail
Scritto da CLARA LIDIA SETTIMO per il Comitato Finale senza elettrosmog   
 COMITATO FINALE SENZA ELETTROSMOG

Sulla questione 5G e inquinamento elettromagnetico a Finale Ligure, il Sindaco Frascherelli e la Giunta sembrano volere procedere verso un'accettazione dei nuovi impianti, malgrado la petizione con 820 firme.

Abbiamo ricevuto da un Consigliere comunale la bozza dell’Ordine del giorno di maggioranza relativo alla concessione degli spazi comunali per l’installazione di impianti di telecomunicazioni e, leggendo le premesse, constatiamo con estrema costernazione che la Giunta del Comune di Finale Ligure sembra volersi avviare verso un totale sdoganamento del 5G sul territorio, incurante delle preoccupazioni espresse da molti cittadini, anche tramite una raccolta di 820 firme. Ricordiamo ancora che medici e scienziati stanno portando avanti una richiesta di moratoria, data l’attuale carenza o mancanza di studi scientifici riguardo alle nuove frequenze utilizzate, i metodi di trasmissione potenzialmente più attivi a livello biologico e la mancata valutazione della somma di emissioni cui le persone di troverebbero a essere obbligatoriamente sottoposte.

 


 

Leggiamo nella bozza che “non si deve dubitare ma vigilare” e che “lo Stato ha dimostrato di muoversi in linea coni dettami tecnico scientifici”. Allora perché prima dell’assegnazione delle frequenze 5G non è stato richiesto alcun parere sanitario all’Istituto Superiore di Sanità e all’Inail, come sarebbe stato d’obbligo? Perché a tutt’oggi non è stata fatta alcuna valutazione preventiva dell’impatto della nuova tecnologia né dal punto di vista fisico, né da quello ambientale, né da quello sanitario? Quali garanzie il Sindaco Frascherelli ha avuto dai Ministeri competenti? Per affermare che non si deve dubitare dobbiamo partire da garanzie solide, scientifiche e concrete, per non ritrovarci poi a vigilare facendo magari la conta dei danni.

Nel testo di maggioranza si fa ampio riferimento a ICNIRP, la Ong privata troppo spesso vicina all’industria che stabilisce i criteri base per la fissazione dei limiti d’esposizione e che prende in considerazione solo gli effetti termici a breve termine, cioè la produzione o meno di riscaldamento dei tessuti, e non considera tutti gli altri effetti biologici non termici ormai ampiamente riscontrati. Tanto per fare l’esempio più clamoroso, lo studio da 30 milioni di dollari del National Toxicology Program che si conclude con una “clear evidence” di cancerogenicità negli animali esposti alle radiofrequenze della telefonia mobile a valori non termici, viene semplicemente ignorato da ICNIRP, pur costituendo un’importante pietra miliare e un vero punto di svolta nella ricerca.

Quanto affermato nel testo di Giunta e cioè che “gli studi realizzati dal 1998 ad oggi hanno dimostrato la validità di tali limiti” mal si scontra con l’ampia letteratura scientifica che ha trovato effetti biologici avversi ben al di sotto dei limiti ICNIRP (vedi per una sintesi il rapporto Bionitiative) e con il fatto che 244 scienziati che hanno condotto studi nel settore abbiano richiesto da tempo all’OMS e alle Nazioni Unite di non accettare le linee guida ICNIRP, perché non protettive per la salute e l’ambiente (vedi The EMF Call). Proprio in questi giorni poi, gli europarlamentari Klaus Büchner e Michéle Ravasi hanno consegnato al Parlamento europeo un ampio dossier, che sottolinea la mancanza di competenza e di imparzialità di ICNIRP, e chiede alla UE che questo gruppo privato venga sostituito da un organismo pubblico in grado di garantire la necessaria trasparenza e scientificità.

 


 

Tornando alla situazione finalese, è ben nota la nostra contrarietà all’ipotesi che il dispiegamento capillare sul territorio delle piccole antenne (small cells) necessarie per le frequenze più alte del 5G possa venire facilitato in modo incisivo dalla possibilità di installarle su strutture pubbliche quali i lampioni, di cui solo il Comune può disporre. Per questo motivo continuiamo a sostenere la mozione presentata congiuntamene da tre forze di minoranza, che chiede di non concedere le proprietà comunali per le installazioni.

Sottolineiamo che le generiche rassicurazioni di ICNIRP non possono occultare un dato di fatto ben messo in chiaro anche da ANSES, agenzia governativa francese per la sicurezza sanitaria, e cioè che per quanto riguarda le frequenze del 5G vi è una mancanza di studi per i 3.6 GHz e una carenza di studi per i 26 GHz, per quanto - come dice il Dott. Agostino Di Ciaula, Presidente del Comitato scientifico ISDE - i risultati preliminari siano già preoccupanti.

Siamo rimasti inoltre sorpresi che nell’Ordine del giorno si parli di un semplice regolamento, che appare finalizzato sostanzialmente alla possibilità di concedere le proprietà comunali, quando ci era sembrato di intendere che il Sindaco volesse affidare ad un tecnico la realizzazione di un vero e proprio Piano antenne computerizzato, per poter minimizzare l’esposizione della popolazione.

In conclusione, chiediamo nuovamente al Sindaco, in quanto massima autorità sanitaria locale e responsabile della salute pubblica, di impegnarsi a ottenere ogni preventiva garanzia per accertarsi di non mettere in alcun modo a rischio la popolazione e di sospendere ogni installazione di impianti 5G sino a che non ne venga dimostrata l’innocuità, così come è già stato fatto da 550 Comuni italiani, tra cui 8 nel Ponente ligure (Noli, Toirano, Murialdo, Cosseria, Varazze, Arenzano, Bordighera e Dolcedo).

Chiediamo infine che venga comunicato alla cittadinanza, magari in seguito a un confronto con chi intende installare sul territorio impianti aggiuntivi e in particolare 5G, a chi dovrebbero essere addebitati eventuali danni alla salute o all’ambiente, qualora effettivamente si producessero in seguito a dette installazioni, perché le generiche rassicurazioni non ci appaiono sufficienti in questo contesto.

Clara Lidia Settimo, per il Comitato Finale senza elettrosmog

 

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