Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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La catastrofe etica e politica dell’Italia Stampa E-mail
Scritto da PIER FRANCO LISORINI   
La catastrofe etica e politica dell’Italia
E la domanda su chi ne sia il vero artefice

 Questi mesi politicamente surreali di governo, se così si può chiamare, giallorosso hanno contribuito a rinverdire e rafforzare vecchi stereotipi e pregiudizi che sembravano superati. L’immagine dell’Italia e degli italiani ne è uscita distrutta, con un discredito direttamente proporzionale alle vanterie del cicisbeo che occupa palazzo Chigi. Non bastavano il servilismo e l’accattonaggio nei confronti di Bruxelles, la scomposta caricatura di sovranismo di cui gli antisovranisti hanno dato prova, la doppiezza con la quale da una parte il governo parla all’interno e dall’altra si rivolge all’estero, l’attitudine inveterata a scaricare debiti e a chiedere sacrifici al popolo bue mettendo al riparo una non tanto ristretta casta di privilegiati; non bastava la faccia tosta con la quale piange miseria il Paese che ha i parlamentari più numerosi e più pagati del mondo - sia in valore assoluto che in termini relativi -, i magistrati più coccolati e meglio retribuiti, con l’eccezione degli inglesi che però sono molto meno numerosi e hanno molto meno tempo per dedicarsi alle beghe intestine o seguire con scrupolosa attenzione le vicende politiche, i dirigenti di aziende non si sa se pubbliche o private che non hanno niente da invidiare ai colleghi tedeschi o americani per quello che attiene ai propri benefit ma con garanzie da  impiegati dello Stato, inamovibili e indifferenti rispetto ai risultati.

 

  

 

Perché mai i cattivi olandesi non dovrebbero fare due conti e chiedersi: ma com’è che se l’Italia ha tanti problemi, il suo debito è gigantesco e noi ce ne dovremmo fare carico, gli italiani con cui abbiamo a che fare se la passano così bene, i loro piccoli governatori guadagnano quanto il presidente degli Stati Uniti e il loro presidente costa quanto un re del diciottesimo secolo?  È sicuramente vero che questa Europa sciagurata ha fatto comodo alla Germania ma anche le nostra squallide élite vi si sono accomodate bene: la differenza sta nel fatto che i tedeschi almeno finora ne hanno beneficiato tutti mentre per l’Italia che lavora e produce è stata solo una zavorra.

 

  

Non bastavano, dicevo, doppiezza e accattonaggio a screditare l’Italia e gli italiani. Né bastava l’immagine di un Paese guidato da un partito sonoramente battuto dal voto popolare, un partito che col meno del 19% dei voti esercita un potere assoluto approfittando della debolezza e delle incongruenze del nostro sistema istituzionale. Ci è toccato di assistere impotenti allo scambio indecoroso fra Bonafede e migranti, tanto più ripugnante perché facilitato dalla tragedia dell’epidemia. In risposta alla quale il provvedimento più significativo e gravido di conseguenze è la regolarizzazione di mezzo milione di stranieri, con tanto di piantino della bracciante diventata ministro della Repubblica. Mi chiedo che relazione ci sia fra i danni forse irrimediabili causati dal coronavirus e lo status dei raccoglitori di pomodori. E non bastavano i ritardi, le incertezze, le sceneggiate e le false liti, Conte che giura “mai il Mes!” con la penna in mano per firmarlo, non bastava una manovra pomposamente annunciata, magnificata come una panacea, il “rilancio Italia”, che dopo tanta attesa si  è rivelata solo una dispendiosa congerie di toppe senza la parvenza di una visione strategica, che servirà solo a rimandare, aggravandoli, i problemi reali della società e dell’economia italiane.


Non bastava tutto questo. Ci mancava che Conte, in gara con Di Maio, si adoperasse per trasformare un evento, quello della liberazione della ragazza milanese rapita in  Kenia, che dimostra una volta di più l’inconsistenza del nostro peso diplomatico politico e militare, in un successo personale e del nostro apparato di difesa e di intelligence. Il risultato è l’aver sbandierato di fronte al mondo che l’Italia affida ai Turchi il compito di svolgere compiti che non è più capace di affrontare, sa muoversi nell’intricato ginepraio della jihad e delle bande islamiche solo intessendo trame e cacciando soldi ma senza alcuna capacità operativa e continua a permettere che persistano nella loro attività personaggi ambigui che organizzano tour africani di nessuna utilità e ad alto rischio. Poi non si può dire che in questo modo si finanzia e si accredita il terrorismo. Ma se non lo possono dire gli italiani ci pensano loro, i combattenti islamici, a dirlo e lo pensano e lo dicono senza remore i nostri partner europei, ai quali offriamo un altro argomento per considerarci i discoli dell’Unione, furbi ma anche un po’ stupidi. 


E ora ammettiamo che olandesi - ma anche francesi o tedeschi e perfino ungheresi - diano una sbirciatina ai nostri telegiornali. Forse rimarranno colpiti dalla logorrea e dalle movenze studiate del Cicisbeo; forse si chiederanno che democrazia è quella governata attraverso atti amministrativi; forse sospetteranno che in Italia sia in atto uno strisciante colpo di stato col pretesto del coronavirus. Forse. Ma sicuramente non potranno non essere allarmati dalla continua, ossessiva immagine del Papa, che ci viene somministrato almeno due volte al giorno, senza saltare un giorno, come mai era capitato ai tempi del clericalismo democristiano.  E se tanto mi dà tanto, se così invasiva è la presenza di Bergoglio nelle case degli italiani, c’è da riflettere su quale sia oggi nella politica e nelle scelte della maggioranza, nel potere reale che sprigiona dai bizzarri epifenomeni di minoranze che diventano maggioranze, di un partito sfarinato ma che rimane compatto, nell’inconsistente vanità di un premier inamovibile il ruolo vero della Chiesa cattolica. Ma in quali mani è caduto il nostro Paese? 

 Pier Franco Lisorini  docente di filosofia in pensione    

 

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