Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Sterilizzati, privatizzati, censurati Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
STERILIZZATI , PRIVATIZZATI, CENSURATI

 Nei primi anni ’70, mentre il “Corrierone”, allora di proprietà di Giulia Maria Crespi, si impegnava in una costante campagna di sensibilizzazione ecologica, si alzò, di concerto, anche la voce del prof. Luciano Pecchiai, antesignano dei cibi non raffinati, in quanto la pretesa di isolare e rimuovere la loro componente “eccipiente” li avrebbe impoveriti di sostanze altrettanto preziose per il nostro organismo di quelle considerate di base.

Le idee di Pecchiai presero gradualmente piede, tanto da arrivare, a distanza di anni (e decenni), all’odierna diffusione di cibi integrali fin sugli scaffali dei supermercati. 

Ma le idee di Pecchiai non si fermavano agli alimenti, bensì abbracciavano in toto uno stile di vita agli antipodi di quella che s’era venuta affermando dalla fine della guerra, quasi a proseguirne la visione dell’uomo belligerante: contro altri uomini fino al 1945 e contro la natura dopo tale data. 

 


Due tra i numerosi libri anni ’70 della mia biblioteca, che condensa gli strumenti letterari, filosofici, scientifici della mia formazione culturale, dandomi modo di guardare alla deriva sociale e politica odierna con occhi più preparati ad interpretarla, con sgomento

 

Il discorso di Pecchiai si allargava pertanto alle campagne e alle (allora) annesse stalle, in concorso con l’associazione Suolo e Salute, fondata nel 1969 da un altro benemerito, il prof. Francesco Garofalo, sotto la cui supervisione muoveva i suoi primi passi l’agricoltura biologica.  

Il discorso, nei campi, nelle stalle e sul desco, è comune: cibarsi di alimenti la cui composizione sia il più possibile prossima a quella di origine e non entrare in assetto di guerra negli spazi dove nasce la vita, animale e vegetale, disseminando veleni chimici nei campi e antibiotici nelle stalle.  

Questo atteggiamento, di stampo “pacifista” è quello che previene le malattie anziché combatterle, come avviene invece se si assume atteggiamento opposto, di lotta senza quartiere a tutto ciò che consideriamo “altro”, e per ciò stesso ostile. Secondo gli stessi parametri, l’odierna civiltà ha declassato gli esterni a terra di nessuno, in quanto pubblica, privilegiando gli interni, lo spazio privato, per pulire il quale si sporca quanto si trova fuori dei suoi confini, dai quali ci si estranea e tutela con la posa di filtri, che si sono rivelati i peggiori ricettacoli di quanto ci si era proposti di bandire.

I decenni che seguirono a quegli anni così fertili di idee innovative dimostrarono quanto esse fossero preveggenti dei guai che le idee opposte avrebbero causato alla Terra, e quindi all’uomo stesso. 

 

Altri due libri fondamentali, nei quali l’economia è temperata dalla consapevolezza ecologica. Sembra che l’avanzamento sapienziale di mezzo secolo fa si sia sciolto nello squallore di questi anni del trionfo capitalistico verniciato di rosso

 

Riassumendo: i cibi sterilizzati sono cibi morti, che non giovano alla vita, in quanto ne sono privi (l’unico alimento inerte nella nostra dieta è il sale, ma anch’esso non raffinato, per non gettar via tutta la gamma pressoché completa di elementi utili all’organismo, che poi dobbiamo cercare in appositi “integratori alimentari”); quindi, latte fresco pastorizzato, non a lunga conservazione; pane integrale, meglio se contenente vari cereali; legumi come fonte di proteine al posto della carne, che implica sofferenze atroci degli animali e trasporta dentro di noi tutti i medicinali, antibiotici in testa, somministratigli per sopperire alle malattie che la vita carceraria inevitabilmente gli procura. Queste sono ormai idee molto diffuse, anche se stentano ad essere applicate ai consumi di massa, per i maggiori utili che i sistemi forzati procurano a coltivatori e allevatori, un tempo in simbiosi e da decenni rigidamente separati. Quando si afferma che la Terra offre cibo per tutti, non si fa mai il rapporto tra popolazione e superfici coltivabili, perché ne emergerebbe la necessità di violenza, meccanica e chimica, che cresce col rapporto stesso. 

Ma veniamo alla motivazione di fondo per cui ho scritto sin qui: non per fare una carrellata storica, quanto per fornire gli elementi di base atti a giudicare la ridda di disposizioni igienico-sanitarie rovesciateci addosso dal governo. 

 

Dalle campagne alle città, case, uffici, locali pubblici, l’uomo si estranea e combatte l’ambiente circostante, che il suo stile di vita gli ha reso nemico

 

Ormai siamo visti dalle autorità come tanti soldati con una divisa polifunzionale, che ci estranea dal mondo circostante, supposto gravido di pericoli, tanto da disseminare ogni ambiente di strutture e trattamenti sanitari che ricordano quelli praticati nelle campagne, dove ogni insetto è visto come un nemico da eliminare, per giungere idealmente ad un luogo senza più insetti o microbi “nocivi”, prono ai nostri bisogni, in un contesto di veleni e cadaveri. Si pensi solo all’insetto più amato: l’ape, in grave sofferenza, in quanto vittima del “fuoco amico”. Qui fa capolino la suaccennata distinzione tra interni ed esterni, tra spazio mio e spazio di tutti, con la variante che il “nemico” non è più lasciato fuori, per strada, ma è ormai dentro casa, ufficio, ristorante; e allora le procedure pre-virus sono salite di grado, da igieniche a sanitarie, trasformando ogni interno in un para-ospedale e ogni persona nell’infermiere di se stesso.

 


Quesata deputata, Sonia Cunial, ha il coraggio di dire quanto soltanto i social denunciano, subito redarguiti o banditi da chi detiene le chiavi della censura, un tempo pubblica, oggi privata. Byoblu ha visto rimuovere da Youtube 3 interviste per supposte violazioni del loro codice di comportamento e Burioni ne ha chiesto alla Procura l’oscuramento [VEDI]

 

Cosa ci chiedono le “autorità”? Di guardare ad ogni persona come a un potenziale untore, per il fatto stesso di respirare. Per cui ogni avventore di bar, ogni impiegato d’ufficio va isolato da tutti gli altri; e se, purtroppo, ha dei bisogni fisiologici, va sanificata la toilette con la massima solerzia dopo ogni suo uso. Ci vorrà un “addetto alla toilette” in ogni bar?

Ora, tutte queste sanificazioni, che vanno in senso contrario alle idee biologiche tanto pubblicizzate, con l’offerta di costosi prodotti in confezioni accattivanti, magari a km 1000, uccidono la carica microbica naturale nella quale siamo immersi e dalla quale dipende la nostra vita, buttando così con l’acqua sporca anche il bambino.

Non è un caso che l’avanzata, armi in pugno, dell’esercito umano abbia ristretto a ritmo incalzante l’habitat di innumerevoli specie, che non sono solo i panda o il magnifico leopardo delle nevi, ma l’immenso patrimonio vivente degli insetti [VEDI], con tutta la catena trofica che di essi si nutre, uccelli in primis

 


Gli insetti, essenziali per i nostri ecosistemi, si stanno estinguendo a una velocità otto volte superiore rispetto a quella dei mammiferi, dei rettili e degli uccelli. [VEDI]. L’uomo sta imponendo la sua presenza nell’ambiente come un novello Attila, il “flagello di Dio” 

 

Ma possiamo vivere in un mondo sterilizzato, deserto di vita? Guardiamo cosa succede con gli abusi di antibiotici, con la necessità di dosi sempre più massicce e la conseguente distruzione della nostra flora batterica, e non solo. Perché affidare la nostra salute a nemici dichiarati della vita anziché al rafforzamento del nostro sistema immunitario attraverso cibi e stili di vita sani?

Poi ci sono gli effetti secondari, “collaterali”, come la produzione di valanghe di nuovi rifiuti, in aggiunta a quelli già presenti per ogni dove: guanti, mascherine, tute, grembiuli usa e getta, metri cubi di disinfettanti, che si sparpagliano nell’ambiente. Il tutto in aggiunta ad altre idiozie sanitarie pre-esistenti come l’uso di guanti e sacchetti usa e getta per frutta e verdura nei supermercati; continui lavaggi di indumenti e biancheria, docce personali quotidiane, che tolgono alla cute le sue secrezioni protettive naturali, miriadi di prodotti per ogni nostro bisogno, o meglio sfizio, in confezioni a perdere. E non mi dilungo, tanto la lista dei prodotti in plastica tende all’infinito.

In queste righe ho volutamente taciuto sul lato economico della follia di disposizioni piovuteci addosso per fronteggiare il coronavirus, che dispiegheranno tutta la loro carica distruttiva nei mesi a venire, con gli impacci che esse pongono a molte attività, riducendone vistosamente i redditi, pur rimanendo immutate le spese. 

Sarebbe il caso che le idee originarie della rivoluzione culturale degli anni ’70, con tutta la carica di protesta che il ’68, nel bene e nel male, generò, tornassero ad attecchire, di contro a quelle venefiche imposte dalle grandi corporation agro-farmaceutiche, le quali, sotto l’ipocrita vessillo della protezione di uomini e campi dalle malattie, in realtà ne creano di nuove: troppi farmaci sono iatrogeni, per usare il profetico termine coniato da Ivan Illich, sempre in quei fervidi anni di risveglio della coscienza ambientale. 

 

L’inserimento dei francesi in Italia non conosce limiti. Al gruppo farmaceutico SANOFI è stata affidata in pratica la revisione del sistema sanitario nazionale e la formazione dei nostri medici. Continua indefessa la privatizzazione dei nostri settori strategici; deriva ancor più grave se effettuata da gruppi industriali esteri, condizionanti le nostre future politiche sanitarie e sociali [VEDI] 

 

Quando vedo applicare la parola “privatizzazione” a settori dove essa dovrebbe starne alla larga, sento montare la rabbia. L’ultimo esempio è l’affidamento della sanità e della formazione dei medici al colosso farmaceutico straniero SANOFI, tra l’altro incriminata per “inganno aggravato” e “lesioni involontarie” per il Depakine [VEDI]. Già queste delicate operazioni erano in mano alle Università, che dipendono ormai soltanto dai finanziamenti di imprese private; ma almeno le apparenze erano salve. Ora si passa spudoratamente alle dipendenze di società che operano per il mero profitto, duplicando quanto avvenuto per il denaro. In pratica è suonata la campana a morto per la cura disinteressata della nostra salute, per uniformarci a quanto già portato a termine nelle campagne e nelle stalle. 

Chiudo con i numerosi vaccini già impostici per legge e di cui si vorrebbe estendere il numero. Quante corazze dovremo indossare secondo i fautori di un’odierna assicurazione che copra tutte le malattie possibili, moltiplicandone il numero? E tu, Bill Gates, che nei vaccini hai tanto investito, proteggi anche te e la tua famiglia con un vaccino tanto inutile quanto dannoso, contro un coronavirus che muta di continuo e ci fa gli sberleffi? [VEDI ...VEDI...VEDI ]

 

 Marco Giacinto Pellifroni 17 maggio 2020 

 

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