Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Lettura di un'immagine: Bonaparte visita gli appestati Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 76
Bonaparte visita gli appestati di Jaffa
Olio su tela (1804) di Antoine-Jean Gros
Musée du Louvre – Parigi

 La scena orrida tra crudo realismo ed echi classicheggianti che si presenta al nostro sguardo sembra quasi una inquadratura cinematografica “a campo lungo” di un film celebrativo delle imprese di Napoleone Bonaparte, regista il pittore Antoine-Jean Gros (Parigi, 1771 – Meudon, 1835) allievo di Jacques Louis David. In questa inquadratura vediamo degli appestati nudi o seminudi ammassati nel cortile di una moschea trasformata in lazzaretto. Sullo sfondo, in alto, scorgiamo tra le ampie arcate a sesto acuto della moschea, la cittadella fortificata di Jaffa appena conquistata (e saccheggiata) da cui sale il fumo di un incendio e sul cui torrione più alto sventola la bandiera della Francia repubblicana (siamo nel marzo del 1799, durante la campagna d’Egitto). Al centro della scena, in piena luce, lui, Bonaparte che, come un re taumaturgo, tocca il bubbone sotto l’ascella di un soldato francese seminudo ammalatosi di peste. Lo spazio della scena (stavo per scrivere la sequenza) che si svolge nel cortile della moschea è composto da due zone, una in luce e una in ombra. Nella zona in luce, oltre al giovane Bonaparte in funzione di guaritore, accompagnato da un ufficiale con un fazzoletto alla bocca e dal medico Desgenettes che cerca di impedirgli di toccare il bubbone del malato; notiamo un medico arabo che cura un altro appestato incidendogli il bubbone per farne uscire il pus e l’assistente del medico che regge e tiene fermo il malato durante l’operazione, in quel gruppo di appestati spicca un malato vestito di scuro con una benda nera sugli occhi sofferente anche di oftalmia, più in basso un altro malato che indossa ancora la divisa dalla cintola in su accasciato e con le gambe scoperte con lo sguardo perso nel vuoto. In primissimo piano, sdraiati sul pavimento, due uomini seminudi morenti appena sfiorati dalla luce. Nella parte in ombra, sotto un arco moresco a ferro di cavallo, un uomo nudo inginocchiato, in basso, sembra un dannato tolto di peso dal Giudizio universale della Sistina; alle sue spalle una specie di imam, in piedi, distribuisce del pane preso da un paniere che gli porge un inserviente. Vicino a loro due mori con il fez portano via un morto su una barella. L’idea di Gros è quella di raffigurare il generale Bonaparte sempre calmo e sicuro di sé anche in situazioni tragiche come in questa scena, un generale che non abbandona mai i suoi soldati e che si prende cura di loro come un buon padre si prende cura dei suoi figli. Per la cronaca, in quell’anno si ammalarono di peste 1500 soldati sui 13000 dell’armata di Bonaparte in Egitto. Prima di lasciare Jaffa, Bonaparte chiese ai medici che li avevano in cura di avvelenare quei malati che non sarebbero sopravvissuti. 

  FULVIO SGUERSO

 

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