Settimanale Anno XVI
Numero 722 del 27 settembre 2020
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Scienza e incoscienza al tempo della pandemia Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
SCIENZA E INCOSCIENZA AL TEMPO DELLA PANDEMIA
Tra le conseguenze collaterali di questa pandemia, oltre a quella di far emergere tanto le virtù quanto i vizi storici (definiti da qualche eccentrico docente di filosofia in pensione “intelligenti” per distinguerli da quegli stupidi italiani virtuosi  senza sangue nelle vene che si attengono, evidentemente per puro masochismo, alle prescrizioni dei decreti governativi), dobbiamo anche registrare una animata discussione sia tra  medici specialisti virologi che sui medici specialisti virologi   da parte  di opinionisti e di politici di area governativa o di opposizione, ciascuno con il proprio virologo di riferimento, come precisamente e con arguzia ha illustrato Gloria Bardi (ben tornata!) nel suo articolo di domenica scorsa su questa medesima  rivista.   

Intendiamoci: le controversie tra scienziati ci sono sempre state e guai se non ci fossero: è grazie ad esse che la scienza, provando e riprovando, vive e progredisce; un conto però sono le  discussioni accademiche  tra color che sanno, un altro la disonestà, non solo intellettuale, di chi diffonde sui media notizie false e speranze infondate sull’efficacia di alcuni farmaci nella cura dei malati di Covid-19, un altro ancora la serietà di quegli scienziati che onestamente ammettono il non liquet, almeno allo stato attuale della ricerca,  riguardo al comportamento e all’evoluzione di questo nuovo virus in gran parte sconosciuto. A proposito di disinformazione e diffusione di notizie non suffragate da prove certe - non è chiaro se in buona o mala fede -  un caso di scuola è quello del canale di “controinformazione” Byoblu, più volte denunciato per diffusione di notizie false e tendenziose. 


Ho sott’occhio l’esposto penale presentato alle Procure di Modena e Ancona il 20 marzo 2020 dal Patto Trasversale per la Scienza (il cui presidente è l’epidemiologo Luigi Lopalco) contro il nanopatologo Stefano Montanari “per le gravi affermazioni sulla diffusione, contenimento e cura del SARS – CoV – 2 e della malattia COVID- 19 per  le tesi complottistiche e antivaccinali contenute in video e interviste dello stesso Montanari in varie pagine You-Tube  e nel canale Byoblu.” Considerato anche il successo straordinario di questo video blog “alternativo” gestito dall’editor online Claudio Messora presso complottisti e no-vax convinti dell’origine artificiale e a scopo di lucro del virus.C’è poi, ahimè, chi strumentalizza queste accuse e contro accuse tra addetti ai lavori più o meno coscienziosi   per screditare in blocco la funzione degli “esperti” in frangenti difficili come quelli che stiamo attraversando in cui il popolo, più che sovrano, appare suddito degli scienziati che suggeriscono ai governanti quali provvedimenti assumere, quali misure adottare, quali regole comportamentali seguire per combattere contro un nemico  quanto mai subdolo e visibile solo al microscopio, demandando quindi di fatto  la responsabilità delle decisioni politiche circa la salute pubblica a una equipe di specialisti sconosciuti alla maggioranza dei cittadini. 

 La qual cosa tutto può essere meno che un modello di procedura democratica. Tuttavia mi verrebbe da chiedere a chi accusa Conte di agire alla stregua di un caudillo sudamericano (ammesso e non concesso che i caudillos si avvalgano di task force formate da scienziati anziché da militari) perché emette  i suoi decreti in base alle indicazioni del comitato tecnico-scientifico che affianca il governo in questa circostanza eccezionale in cui ne va della vita e della morte dei cittadini, comitato istituito passando sopra la testa dal popolo sovrano e anche  del Parlamento, suo rappresentante, chi dovrebbe consultare il presidente del consiglio? I parlamentari tra le cui file allignano senatori che credono nell’autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion e deputati convinti che sia in atto l’esecuzione del cosiddetto “Piano Kalergi” di sostituzione etnica degli europei con gli africani immigrati? Sennonché è pur vero che misure troppo restrittive e di troppo lunga durata estese a tutto il territorio nazionale per evitare il più possibile l’allargarsi del contagio rischiavano di mettere definitivamente in ginocchio l’economia non floridissima del nostro Paese provocando la crisi di settori importanti come l’industria, l’agricoltura, il commercio, il turismo, la cultura, la moda, lo sport e i servizi (oltre a provocare disturbi dell’umore e dell’equilibrio psicosomatico in parecchi soggetti già problematici), e di ridurre gli italiani più poveri nella condizione di dover scegliere tra la morte per coronavirus o la morte per fame.  Di qui la necessità di far seguire alla fase uno la fase due, con tutte le precauzioni del caso, sempre suggerite però dalla task force medico-scientifica nominata dal governo, della quale , in tutta evidenza, non può ancora  fare a meno (e c’è chi paventa che non ne possa più fare a meno, se è vero, come ci assicurano gli esperti, che dovremo convivere con questa pandemia a tempo indeterminato). 


 D’altra parte è chiaro che, nella situazione pur sempre emergenziale come quella della fase due in cui ora ci troviamo, la nostra vita non potrà tornare spensieratamente a come era prima che scattasse il famigerato lockdown, se non vogliamo vanificare i sacrifici stoicamente sopportati dalla maggior parte del popolo sovrano nei circa due mesi della fase uno. Nella sua comunicazione alla Camera di giovedì 30 aprile 2020 sull’apertura della fase due, il presidente del consiglio ha dichiarato con una certa enfasi di volersi basare sull’episteme, cioè sulla solidità della scienza, anziché sulla doxa, cioè sulla mutevole opinione dei parlamentari, per lo più ignari della differenza tra doxa ed episteme e in ogni caso più inclini a inseguire l’opinione dei molti che non la scienza dei pochi, e del popolo che, benché sovrano, non per questo è tenuto a conoscere il significato dei termini filosofici usati dal presidente del consiglio. Va anche detto che questa volontà “epistemica” dichiarata da Conte non promette niente di buono per l’opposizione esterna e quella interna al governo per i motivi accennati sopra: l’episteme seriamente praticata taglia l’erba sotto i piedi alla demagogia; se poi si aggiunge che questa scelta eticopolitica è per il presidente del consiglio un imperativo categorico,  citando, pur senza nominarlo, Immanuel Kant, l’impressione è che si prospetti una fase due guidata dal dover essere piuttosto che dal voler essere quello che non si è. Se Conte, con la sua maggioranza (Renzi  e Movimento Cinque Stelle compresi), terrà fermo su questi principi così solennemente enunciati l’Italia avrà qualche possibilità di risorgere dalle sue macerie fisiche e morali in vista di una fase tre quanto mai ardua; se invece prevarranno i compromessi, gli inciuci,  gli egoismi di parte e gli intrighi di Palazzo non ci rimarrà che raccomandarci ai buoni uffici di Santa Rita da Cascia, la Santa dei desideri impossibili. 

   FULVIO SGUERSO

 

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