Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Il boomerang dell’avarizia di stato Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
IL BOOMERANG DELL’AVARIZIA DI STATO

 Dopo oltre 2 mesi dalla caduta in una situazione surreale imposta da un governo dispotico e incompetente, mi rendo conto che le mie e altrui giaculatorie sul mancato sostegno pubblico al disastro economico privato lasciano il tempo che trovano.

Pertanto, oggi voglio tentare una previsione di quali saranno le conseguenze di questo irresponsabile comportamento del premier Conte e del suo entourage. 

 


Chiamati a gestire il disastro coronavirus, hanno dato il peggio di sé, l’uno per dispotismo, l’altro per pusillanimità: entrambi per subalternità a potentati stranieri

 

Costoro hanno deciso di lasciar vuote le tasche degli italiani, tranne qualche categoria, che ne risulta esclusa, come i dipendenti pubblici, le aziende e i loro dipendenti che hanno il permesso di lavorare, per produrre il minimo indispensabile al sostentamento della popolazione, i locatari di immobili e infine i pensionati. Per la maggior parte degli altri, rimasti senza reddito, nobili parole di incoraggiamento dal presidente Mattarella e, da parte di Conte, scuse e annunci di future elemosine, puntualmente disattese: i miseri € 600 promessi alle partite Iva, per poter almeno mangiare nel mese di marzo, non sono arrivati a gran parte degli aventi diritto; idem per chi è stato messo nello stesso periodo in cassa integrazione. E siamo ai primi di maggio.

Il governo s’è imposto di rispettare i vari Trattati europei, a cominciare da quello di Maastricht del 1992. Il pilastro cardine di tali Trattati è il mantenimento del potere d’acquisto dell’euro, facendo della lotta all’inflazione il motto inviolabile della BCE. Il risultato di tanto rigore è stato il suo contrario: la deflazione. E ciò come logica conseguenza del principio negletto: quello della massima occupazione, che doveva invece appaiarsi a quello di mera natura monetaria. Dovrebbe essere ovvio che, se il numero di disoccupati cresce oltre un certo limite, la capacità di spesa di una crescente parte della popolazione tenderà a zero. La vittoria sull’inflazione avrà come prezzo la stagnazione. 

Se questa elementare constatazione, che non richiede certo una laurea a Harvard, valeva sino al febbraio scorso, vale a maggior ragione oggi, con un‘Italia piena di disoccupati artificiali, per decreto. E infatti il PIL del 1° trimestre 2020 è scivolato al -4,7%. Non oso immaginare quello del 2° trimestre.

Questo risultato, pur prevedibile, avrebbe dovuto spingere il governo a una sterzata: o accelerare la riapertura generalizzata delle attività o, in mancanza, far arrivare soldi nelle tasche dello stuolo di disperati che il governo ha creato. Invece, poche aperture e soldi zero. Tanto, sommosse non ce ne sono: l’Italia sta dimostrando di avviarsi all’eutanasia senza insorgere, come il crudo istinto di sopravvivenza invece suggerirebbe. L’Italia s’è lasciata cloroformizzare dalle belle parole di Conte e Mattarella, avviandosi rassegnata al patibolo. Al massimo si sfoga sui social. D’altronde, il Palazzo si sente ben protetto da schiere di “tutori dell’ordine”, lusingati nelle trasmissioni radio e TV per il loro spirito di abnegazione nel perseguitare, con pantere, droni ed elicotteri, gli indisciplinati. Gli ordini vanno eseguiti. Una eco di Norimberga, in versione italica. 

 

La lettera di Trump a milioni di americani ha accompagnato il sostanzioso sussidio mensile per un totale di $ 2,2 trilioni, in analogia con altre nazioni davvero avanzate, Germania in testa, con € 1 trilione. Soldi creati dal nulla, senza debito. L’Italia sta mendicando € 36 miliardi, a debito, da MES, Bei, SURE

 

Ora tentiamo di decifrare dove andrà a parare questo atteggiamento, tanto provocatorio quanto insensato.

Il governo non vuole gonfiare il debito pubblico, non vuole far salire lo spread? Ciò equivale al suo divorzio dallo Stato, o meglio da quello che comunemente siamo stati educati a considerare Stato.

Questo governo infatti è diventato fine a se stesso, scollato dal popolo che si rappresenta nello Stato, il cui tutore sembra un disoccupato di lusso, come il Parlamento, ma entrambi  profumatamente pagati da quel popolo che hanno abbandonato. Quanto ci costano il Quirinale e le Camere, aperti per l’ordinaria amministrazione, quando la situazione attorno a loro è incendiaria?

Avventuriamoci in una prospettiva dei mesi a venire. L’erario si troverà con: a) un’impennata di uscite per far fronte sia alle spese ordinarie che straordinarie, per calmierare le tensioni sociali, sempre più incontenibili; b) un crollo delle entrate, per la scomparsa di gran parte dei contribuenti, scaduti a percettori di sussidi statali.

Dunque, uscite insostenibili congiunte ad entrate al lumicino. La strada maestra verso la bancarotta. È così che fallisce qualsiasi azienda, e del pari uno Stato trasformato in SpA. A quel punto, per la speculazione internazionale, sarà un gioco da ragazzi rilevare per quattro soldi l’intera nazione, [VEDI] per giunta imponendole quelle misure che ne provocheranno l’ulteriore avvitamento su se stessa: tagli, tagli e ancora tagli. La Grecia non è servita, evidentemente. Il MES non è altro che questo. Che poi Conte lo abbia firmato o meno, poco importa: lo sta firmando con questi provvedimenti e la mancata distribuzione di soldi salvavita agli italiani. Lo stesso vale per altre sigle dei disastri, come SURE e Bei, in quanto equivalgono comunque a soldi a debito: prestiti, prestiti, e ancora prestiti, seguendo il paradosso di uno Stato che, pur producendo ricchezza attraverso i suoi cittadini, è perennemente costretto a chiedere soldi in prestito a chi di quella ricchezza si impossessa all’atto stesso di erogare i suoi prestiti fasulli; anzi, usiamo pure il termine FAKE, che va di moda. Chi presta quel denaro non ha mai prodotto ricchezza, ma si comporta, e viene riconosciuto, come se ne fosse il produttore originario. Oggi il governo s’è spinto oltre, su questa strada, additando a chi lavorava e produceva di abbeverarsi ai liquidi avvelenati dei prestiti bancari, arrivando alla dabbenaggine di garantirli al 100%.

 


1° maggio, festa del lavoro: “Non farò finta di non sentire i vostri consigli, le vostre sollecitazioni, la vostra rabbia, la vostra angoscia. Non cadono nel vuoto, non sono parole al vento. Sono piuttosto il vento che spinge più forte l'azione del Governo”. Le parole al vento sono le sue; e purtroppo anche quelle degli ex-lavoratori

 

Questo è il più perfido dei consigli. Chi mai riuscirà a ripagare il prestito dopo 3 mesi di mancati introiti e con la prospettiva di introiti ridotti a rigagnoli dal perdurare delle limitazioni e dagli ipotetici rimborsi dei debiti accumulati con le banche, per le utenze, gli affitti pregressi, le pretese di Stato ed enti locali? Avvocato Conte, con milioni di italiani capaci a malapena di mangiare, magari alla Caritas, pensa che lo Stato non si troverà nella loro stessa situazione, per il venir meno di tasse, tributi e contributi? Erogherà sanzioni, certo, ma nessuno sarà più in grado di pagarle. Si rende conto di quale strada perversa ha imboccato, senza neppure il proposito di ravvedimento? Tutta la catena di bar e ristoranti, vanto dell’Italia, non troverà conveniente riaprire, con le spese (affitto, tasse, bollette, merce, suolo pubblico, ecc.) immutate e gli incassi evaporati per le misure che ne vanificano la stessa ragion d’essere: la convivialità. Fare la fila fuori, e distanziati, per prendere il cappuccino del buongiorno? Meglio farselo a casa. Sedersi a un tavolo per il pranzo circondato da pareti di plexiglas? Meglio la “schiscetta” da casa,  Salire su un mezzo pubblico, alla larga l’uno dall’altro e imbavagliati? Meglio usare l’auto, alla faccia dell’ambiente, dei consumi e degli ingorghi. Lei, esimio avvocato, sta trascinando il Paese nella miseria, nell’asocialità e nel caos; e forse se ne rende persino conto, nei rari momenti in cui la vanità non soffoca la ragione, ma non vuole ammetterlo.

Allora, mi permetta un consiglio: non chieda soldi a nessuno, fuori d’Italia; autorizzi Bankitalia a stampare tutto il denaro che serve per arrivare nel giro di un paio di giorni (giorni, non mesi!) nelle tasche degli italiani, senza moduli, requisiti, burocrazia o, peggio ancora, prestiti bancari con interesse, nonostante la copertura dello Stato al 100% (ma quale Stato, se andrà in bancarotta col suo sistema?). Forse per questo le banche glissano su questa copertura traballante, cominciando con l’inghiottire fidi e scoperti di conto, per salvare se stesse e poi allungare ai correntisti, se avanza, la miseria rimanente.

 


Vignetta degli inizi dell’emergenza. Nel frattempo le cifre sono aumentate: la Germania da 500 a 1000 miliardi, l’Italia da 25 a 35. In realtà neppure 35, non riuscendo ad “elargire” neppure i miseri € 600 di marzo a chi ne ha diritto. Siamo ridotti agli straccioni d’Europa, pagando con lacrime e sangue la perdita della sovranità monetaria, per la codardia dei nostri governi, dal 1992 in poi.

 

È già tardi, molto, forse troppo tardi, ma tenti. Quel denaro dovrà avere circolazione soltanto in Italia,senza dover chiedere permesso a nessuno fuori dei nostri confini. Denaro di guerra, come l’ho definito e perorato sin dagli inizi dell’emergenza. Se l’avesse fatto allora, egregio avvocato, gli italiani non sarebbero così divisi tra chi soffre la crisi e chi no.

Forse lei si troverà presto a dover comunque decidere, con le casse erariali quasi vuote, se chiedere soldi a debito ai mercati o addirittura a MES e/o Bei; ovvero capirà finalmente che quei soldi sono un cappio intorno al collo di tutti gli italiani. E allora, messo alle strette, sarà costretto a stampare moneta, per non finire nelle fauci degli avvoltoi in attesa.

Ma allora sarà troppo tardi: se farlo oggi creerà inflazione, perché saranno soldi emessi a fronte di nessuna nuova ricchezza creata, l’inflazione risultante sarà a una cifra; farlo sotto la spinta della disperazione, invece, creerà un’inflazione galoppante, ad almeno due cifre; e allora, sarà una fine ingloriosa, con gli stranieri in casa a fare razzie: nonostante tutto, il risparmio di tanti italiani è sinora riuscito a salvarsi, messo da parte in previsione di tempi cupi. Risparmi che, se non saranno già scappati all’estero, faranno gola ai nuovi padroni, che se ne approprieranno, assieme al patrimonio pubblico, in un clima da dopoguerra. 

 


Bettino Craxi, l’ultimo vero statista: “La globalizzazione non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande Nazione, ma piuttosto viene subita in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza”. Condannato all’esilio per queste parole

 

Coraggio, avvocato: lei si erge a uomo forte, decisionale, volitivo. Lo sia fino in fondo, dispiacendo ai burocrati di Bruxelles e ai prestasoldi dai vari acronimi. Lo faccia per gli italiani, ammendando il fatto di non aver mai avuto i loro voti. In tal caso, otterrà un plebiscito. Che forse alla fine sarebbe pure meritato. 

 

 Marco Giacinto Pellifroni  3 maggio 2020

 

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