Settimanale Anno XVI
Numero 721 del 13 settembre 2020
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Egoismo e altruismo al tempo della pandemia Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
EGOISMO E ALTRUISMO
AL TEMPO DELLA PANDEMIA

 Questa pandemia, oltre a coglierci tutti (o quasi) di sorpresa, ci obbliga a prendere atto dei nostri limiti umani, tecnologici, conoscitivi e comportamentali. Se non altro questa specie di flagello biblico metterà a tacere, si spera per sempre, la nostra hybris di abitanti del pianeta nel terzo millennio, fino a ieri convinti di poter dominare, saccheggiare  e manipolare la natura a nostro uso e consumo senza, è il caso di dire, pagare dazio. Inoltre è in frangenti come questo che emergono i pregi e i difetti degli esseri umani, come se il pericolo oggettivo incombente su ciascuno di noi mettesse a nudo, appunto, il nostro vero carattere e i veri valori (o disvalori) in cui crediamo non solo a parole. In questa emergenza sanitaria, vediamo, per esempio, come tanti medici ed infermieri compiano fino in fondo il loro dovere di curare gli ammalati mettendo a rischio la loro stessa vita, e difatti tanti, troppi di loro sono morti nell’adempimento di questo dovere.


Non mancano splendidi esempi di attiva solidarietà provenienti dal mondo del volontariato laico e cattolico: dai militi della Croce Rossa, anch’essi in prima linea contro il coronavirus, a quei carabinieri genovesi  che, fuori dall’orario di servizio, dismessa la divisa, hanno chiesto di collaborare con i volontari della Comunità di Sant’Egidio, ai tanti giovani italiani ma anche immigrati  che portano beni di prima necessità agli anziani soli in casa, alle famiglie bisognose e ai senza tetto. Per contro è scattata l’allerta del vertice della polizia per il rischio concreto delle infiltrazioni mafiose in diversi settori dell’economia italiana al tempo del coronavirus: “L’impatto dell’attuale crisi sanitaria potrebbe esporre maggiormente imprenditori e commercianti delle varie categorie ai tentativi di ‘reclutamento’ economico e di finanziamento illecito, con modalità di interposizione fittizia”.


In altre parole, secondo il metodo del superlatitante Matteo Messina Denaro, agli operatori economici non si chiede il pizzo, ma si offrono “fiumi di soldi sporchi, per riciclare, per acquisire quote societarie, per fare nuovi affari…Considerato che la crisi attuale porterà un deficit di liquidità, una profonda rimodulazione del mercato del lavoro, e il conseguente afflusso di ingenti finanziamenti pubblici, sia nazionali che comunitari…si evidenzia il rischio che i boss intensifichino anche un altro ‘reclutamento’, quello di funzionari e politici infedeli, con l’obiettivo di arraffare quanti più soldi destinati ad aziende in crisi e persone indigenti” (da la Repubblica del 29/03/ 2020).  Questo significa che nella nostra società, anche nei tempi difficili che stiamo attraversando, esistono sia persone che si dedicano ad aiutare il prossimo sia persone che si servono del prossimo a proprio vantaggio, come d’altronde  è sempre avvenuto nella storia umana.


Certo che un conto è l’egoismo, diciamo così, ordinario che incontriamo in tempo di pace, un altro l’egoismo di chi approfitta delle disgrazie collettive per trarne illeciti guadagni, come i cosiddetti pescecani in tempo di guerra. Ma come si comporta l’egoista ordinario al tempo della pandemia? Per esempio non rispettando le regole imposte dal governo per proteggere lui e gli altri cittadini dal rischio di infettarsi con il virus: l’egoista ordinario se ne infischia dei decreti governativi, tanto più se a emanarle è un governo che considera abusivo. Il problema è che se ne infischia anche del virus, mentre il virus non se ne infischia di nessuno; per questo l’egoista ordinario, al tempo della pandemia,  rappresenta un pericolo per se stesso e per  la società in cui vive.


L’egoista ordinario considera sacra la sua libertà ma non altrettanto sacra la libertà del suo prossimo di non esporsi al rischio di infezione, perché per l’egoista prima di tutto valgono i suoi diritti e gli altri hanno solo doveri nei suoi confronti. L’egoista agisce  in senso esattamente contrario al secondo imperativo categorico che leggiamo nella Fondazione della metafisica dei costumi  di Immanuel Kant: “Agisci in modo da trattare l’umanità , sia nella tua persona sia in quella di ogni altra, sempre anche  come fine e  mai semplicemente come mezzo.” , perché considera gli altri uomini sempre come mezzi e mai come fini, il fine da perseguire, per lui, essendo solo il suo privato interesse, anche in politica. Non è forse un atteggiamento egoistico quello di soffiare sul malcontento provocato dalle restrizioni (temporanee)  alla libertà di movimento e incitare a infrangere i divieti  e a scendere in piazza per manifestare contro il governo e contro “un regime di cartapesta ottuso e violento” (volete mettere quello di granito intelligente e imperiale del Duce)? Dove è andato a finire il patriottismo dei sovranisti?


Quando si è mai vista un’opposizione responsabile lucrare  sul crescente  disagio della popolazione costretta dalla pandemia  a stare in casa e a non lavorare per riacquistare un po’ del  consenso perduto mentre il presidente del consiglio è impegnato in una difficile trattativa con i partner europei? Il fatto curioso è che i più accesi avversari   di questa quarantena imposta dal governo a tutti gli italiani sono i gruppi neofascisti che imperversano sulla rete e che invitano a scendere in strada proprio il 25 aprile, invito subito accolto dal segretario di Forza Nuova  - fondatore del disciolto gruppo eversivo e violento Terza Posizione,   condannato per costituzione di banda armata nel 1980, fuggito in Inghilterra e poi rientrato in Italia, grazie alla prescrizione, nel 1999 - Roberto Fiore, che ha scritto sul suo profilo twitter “Oltre la destra e la sinistra rompiamo la gabbia della quarantena”. Vedremo che cosa faranno i neofascisti nel giorno della liberazione dal fascismo.

Sarò anche prevenuto, ma sentire tutti questi ammiratori del Duce inveire contro la “dittatura sanitaria” di Giuseppi Conte e gridare libertà, libertà,  mi fa venire un dubbio: non sarà che, sotto sotto, una vera dittatura la vogliano instaurare proprio loro stessi, oltre la destra e la sinistra, come pretendeva di essere il regime fascista? I sovranisti e i neofascisti odiano questo regime fintamente democratico, per di più eurodipendente, e vorrebbero tornare, come auspicano leghisti di dubbia autorevolezza ma di incrollabile autostima tipo Claudio Borghi, anzitutto alla sovranità monetaria, in questo confortati dal docente livornese di filosofia in pensione Pier Franco Lisorini, che suggerisce l’uso delle criptovalute per gli scambi commerciali con l’estero e riservando la lira all’uso interno. Ma basterebbe per uscire da “questa condizione di impotenza e di sudditanza”? Manca solo l’onere della prova.      


  FULVIO SGUERSO 

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