Settimanale Anno XVI
Numero 721 del 13 settembre 2020
Tel. 346 8046218
Lettura di un'immagine: Santa Cecilia Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 73
Santa Cecilia
Marmo bianco (1600) di Stefano Maderno
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere – Roma

Cecilia era una giovane nobile romana convertita al cristianesimo, moglie del nobile Valeriano, vissuta tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo. Secondo la Legenda Aure, nel giorno delle sue nozze si udirono nella sua casa suoni di organo e canti mentre la sposa cantava nel suo cuore “conserva o Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo affinché non rimanga confusa” (per questo motivo viene considerata protettrice della musica e dei musicisti). Anche lo sposo volle seguire l’esempio di Cecilia e si convertì anche lui, così nella prima notte di nozze fu battezzato da Papa Urbano I. Diventato adulto nella fede, Valeriano pregò affinché anche il fratello Tiburzio si convertisse e la sua preghiera venne esaudita.  In quel tempo il giudice Almachio aveva proibito, tra l’altro, di seppellire i cristiani morti, ma i due fratelli disobbedirono e si diedero a seppellire i morti che incontravano sulla loro strada. Arrestati, riuscirono a convertire l’ufficiale Massimo che dovette condurli in carcere. Con l’aiuto di Dio sopportarono atroci torture pur di non rinnegare la loro fede e fu così che vennero decapitati tutti e tre. Cecilia si recò a pregare sulla tomba del marito, del cognato e di Massimo, ma fu scoperta e venne chiamata davanti al giudice Almachio che la condannò al rogo, ma la Santa rimase illesa tra le fiamme cantando le lodi al Signore. Allora il fuoco fu sostituito con la decapitazione, ma Cecilia non morì subito e rimase tre giorni in agonia. Papa Urbano I pensò a renderle degna sepoltura nelle catacombe di San Callisto e fece edificare una chiesa sul luogo della sua abitazione. Intorno all’820 Papa Pasquale I in seguito a un sogno in cui gli apparve la martire ritrovò le spoglie di Cecilia ancora intatte e le traslocò nella Basilica in Trastevere. Nell’anno 1599 durante una serie di interventi di restauro nella Basilica venne ritrovato il corpo della Santa perfettamente integro. Fu allora che il cardinale Sfrondato incaricò  il giovano e sconosciuto scultore Stefano Maderno (Bissone, Canton Ticino, 1576 – Roma, 1636) di realizzare un’opera in marmo che raffigurasse la Santa nel preciso modo e nell’ esatta posizione in cui venne ritrovata. La luminosa scultura in marmo bianco venne collocata proprio sotto l’altare maggiore della Basilica, in una nicchia di marmo nero che fa risaltare il nitore del marmo. La Santa, raffigurata a grandezza naturale, ha il corpo minuto, avvolto nel sudario, rivolto verso il basso, il volto fasciato nel funebre lenzuolo e la testa girata all’indietro per la decapitazione. Il giovane artista ha voluto commuovere lo spettatore accentuando il contrasto stridente tra la morbidezza, l’abbandono e la lucentezza del corpo di Cecilia e il cruento sacrificio a cui è andata incontro per testimoniare la sua fede. Il segno vistosa a metà del candido collo non è un monile ma il taglio provocato dalla spada del boia Pur nell’immobilità della morte quel corpo è ancora palpitante di vita. Si notano tre dita della mano destra che alludono alla Trinità e un dito della mano sinistra che indica Dio. Questa scultura è considerata la prima opera nello stile barocco che di lì’ a poco invaderà la scena dell’arte, soprattutto, ma non solo, a Roma.  

FULVIO SGUERSO

 

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