Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Italiani obbedienti e italiani disobbedienti Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
ITALIANI OBBEDIENTI
E ITALIANI DISOBBEDIENTI

 Chissà che cosa penserebbe Don Lorenzo Milani di quei nostri concittadini che disattendono le misure adottate dal governo per contenere la pandemia da coronavirus, lui che aveva scritto cinquantacinque anni fa una lettera ai cappellani militari in difesa degli obiettori di coscienza intitolata L’obbedienza non è più una virtù.


Non è difficile immaginarlo se teniamo presente la lettera inviata ai giudici per difendersi dall’accusa di apologia di reato, nella quale spiega quand’è che, a suo parere, l’obbedienza non è più una virtù: “Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo di amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno  che non sono giuste (cioè quando sanzioneranno il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”. Ora però sorge un’altra questione: è ammissibile l’obiezione di coscienza di fronte alle misure restrittive della libertà personale stabilite dal governo con l’accordo dei presidenti di regione? Questi decreti emanati a tutela della salute pubblica non ammettono l’obiezione di coscienza in quanto sono dettati dalla necessità  di contrastare l’espandersi della pandemia, la quale  non fa distinzione tra il forte e il debole, il potente e il tapino, il ricco e il povero e nemmeno tra l’onesto e il disonesto ; ragione per cui chi disobbedisce , esponendosi così al rischio del contagio, danneggia  sé medesimo e ii suo prossimo. In questo caso, l’obbedienza, anche per Don Milani, tornerebbe ad essere una virtù (oltre che un dovere).  Bisogna dire che la maggioranza degli italiani sta dimostrando di aver compreso le ragioni di questa sospensione temporanea dei diritti della persona sanciti dalla nostra Costituzione: tra la salute e la libertà di uscire di casa senza vera necessità ha scelto la salute, cioè la vita. 


 Nello stato di eccezione di cui parlano il giurista Carl Schmitt e il filosofo Giorgio Agamben in cui ci troviamo torna di attualità il Leviatano (1651) di Thomas Hobbes: preso atto che gli uomini abbandonati a se stessi nello stato di natura non conoscono altra legge che non sia quella della giungla, cioè del più forte, non rimane che rinunciare alla libertà di accaparrarsi la maggior quantità possibile di beni, anche usando la violenza, condannando i più deboli alla povertà, alla malattia e, in definitiva, alla morte (bellum omnium contra omnes)  devolvendo allo Stato il diritto-dovere di salvaguardare la pace e il diritto naturale alla vita dei sudditi. Sembrerà strano ma le cronache registrano una minoranza di disobbedienti irriducibili che non intendono rinunciare alle proprie sacrosante e inveterate  abitudini, prima di tutte a quella di uscire di casa quando piace a loro, anche senza una vera necessità. Riguardo agli italiani  disobbedienti e a quelli obbedienti, senza andar troppo lontano, invito i lettori di “Trucioli savonesi” (in caso non lo avessero  già fatto) a leggere due articoli antitetici; usciti su questa rivista online domenica scorsa 22 marzo 2020: uno scritto dal docente livornese  di filosofia in pensione, disobbediente irriducibile e antisistema (nonostante i provetti anni) che pubblica puntualmente ogni domenica da anni i suoi articoli su questa rivista online; l’altro da una cittadina obbediente ma non distratta che denuncia cinque casi di disobbedienza quali altrettante possibili occasioni di contagio.  


 Mi riferisco agli articoli intitolati Psicologia, politica e buonsenso ai tempi del coronavirus. Il coronavirus in prospettiva psicologica  firmato dal prof.  Pier Franco Lisorini e Pandemia ??? Quarantena ??? della scrittrice C. Barux (Carmen Barusso). Nel suo articolo “psicologico” il professore disobbediente che è uscito di casa per “allenarsi” (a che cosa non lo dice) in un’area attrezzata completamente a sua disposizione grazie al coronavirus, si tiene a debita distanza da “un tizio” con la mascherina e riflette come questa circostanza della pandemia faccia emergere la vera natura dell’essere umano, che non è per niente quella di un “animale politico”, nel senso di socievole, come lo definisce  Aristotele nel primo libro della sua Politica  ma “un animale naturalmente sociopatico” (faccio notare che la sociopatia rappresenta un grave disturbo della personalità che è definito in termini psichiatrici come disturbo antisociale di personalità il cui sintomo principale consiste nel disprezzo per le regole e le leggi della società e dell’ambiente in cui il soggetto disturbato vive. Il professore disobbediente ci sta dunque dicendo che siamo “naturalmente” soggetti da curare o da rieducare perché disadattati e al limite soggetti pericolosi per la società) ; e non c’è da sperare che da un male possa nascere un bene: “Le guerre, le carestie e, in particolare, le epidemie non sono un’opportunità e non rinsaldano un bel nulla. Mettono a nudo la natura ancestrale, solitaria, diffidente di quella che Morris chiamò la scimmia nuda. 

 


L’altro è l’infetto, un contaminatore, un pericolo da tenere alla larga. E’ qualcosa di più e di peggio della rivalità, che è pur sempre un sentimento attivo che richiama il suo contrario, la pacificazione e l’alleanza. E’ un ritrarsi, negarsi al rapporto, è lo sguardo torvo e di sbieco del paranoico”. Altro che “zoon politikòn”, lo Stagirita, chiosa il prof Lisorini con la sua consueta sicurezza, “in questo, come in tante altre cose, aveva torto marcio”. Dunque ha ragione Hobbes ad affermare che l’uomo, nello stato di natura, è un lupo per l’altro uomo (Homo homini lupus)? Per il prof Lisorini, evidentemente, sì. E questo forse spiega, in parte, il motivo per cui il docente di filosofia in pensione livornese è più portato alla diffidenza che alla fiducia, più al disprezzo che alla stima, più alla chiusura che all’accoglienza nei confronti dei suoi simili. Lo si nota anche in questo articolo non solo politicamente scorretto, come di consueto, ma anche rivelatore dei suoi problemi di relazione con il prossimo: guarda con sospetto il “tizio” con la mascherina, tratta con sufficienza le vigilesse che lo fermano per un controllo e lo invitano a restare a casa, descrive come una deficiente la funzionaria della prefettura che gli consiglia di non usare la macchina senza una vera necessità onde evitare incidenti che graverebbero sulla situazione già drammatica del pronto soccorso; definisce “cretini” i decreti governativi varati per contenere la pandemia, non nasconde il suo disprezzo per il presidente del consiglio chiamandolo Giuseppi Conte, la comunità scientifica che dovrebbe far chiarezza su questo nuovo virus è “un nido di serpi”; ironizza addirittura sul papa fotografato mentre cammina per le vie di Roma con gli uomini della scorta a debita distanza sul quale i media “di regime” non hanno avuto niente da eccepire mentre hanno “additato alla pubblica riprovazione” il povero Matteo Salvini sorpreso a passeggio con la fidanzata, anche lui per le vie di Roma, invece di starsene “rintanato in casa”; gli stessi media di regime che “approfittando del coronavirus hanno scotomizzato il leader della Lega e l’opposizione” (scotomizzato, voce del verbo ‘scotomizzare’, cioè eliminare inconsciamente dalla percezione, e quindi dalla memoria, eventi sgradevoli o penosi) in compenso, sempre dai media di regime, “a tutte le ore ci vengono imposti Gualtieri, qualche ministro di contorno e soprattutto, in modo ossessivo, la faccia e la voce di Giuseppi Conte”, faccia e voce quanto mai invise al docente antisistema. 

 

Siamo di fronte a “Prove tecniche di stato d’assedio – si chiede il professore disobbediente -, di colpo di Stato, di sospensione dei diritti fondamentali? Un esperimento per vedere fino a che punto il popolo italiano, descritto come indisciplinato e anarcoide, è, in realtà incline alla sottomissione?” L’uso del termine “sottomissione” invece di “obbedienza” è sintomatico del disprezzo che il docente livornese in pensione nutre nei confronti dei concittadini che osservano le misure adottate in tutta l’Italia per contenere l’espandersi della pandemia. Dal suo disprezzo non si salvano nemmeno le forze dell’ordine: “Di sicuro – questa pandemia – è un’ottima occasione per liberare la protervia, la prepotenza, il sentimento di onnipotenza degli uomini in divisa, nella maggior parte dei quali lo spirito di servizio e il rispetto per il cittadino sono latitanti”; questa visione apocalittica della società (in)civile in cui è condannato a vivere il professore disobbediente è opposta a quella di chi, invece, ritiene che è proprio nelle situazioni estreme che l’uomo dà il meglio di sé, e che, come ha scritto Holderlin, “là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”.  


 D’altra parte non si può pretendere da chi diffida per principio dei propri simili una visione evangelica o romantica dell’uomo; nessuno può dare quello che non ha. Il prof. Lisorini ridicolizza anche quegli anziani che, in mancanza di meglio, fanno chiasso dai balconi e dalle finestre nei flash mob in segno di solidarietà per chi combatte in prima linea contro il morbo (a questo proposito il professore non spende neanche una parola per quanti, rischiando la vita, si prodigano per curare gli infetti e quindi per difendere anche lui da una possibile infezione). Insomma, dal disprezzo del professore disobbediente si salvano solo il virologo Roberto Burioni e, naturalmente, il leader della Lega Matteo Salvini. Di tutt’altro tenore è l’articolo Pandemia??? Quarantena??? di Carmen Barusso (c. barux), la quale, dopo aver raccontato cinque casi di ordinaria inosservanza delle regole imposte per decreto dal governo per evitare l’espandersi del contagio, si chiede: “E perché lo scrivo????”. La sua risposta merita di essere trascritta per intero: “ Perché iononescodicasa. Altrimenti passerei per un’irresponsabile maleducata e senza coscienza, senza rispetto per gli altri e per la mia famiglia!! E la gente deve smetterla di lamentarsi perché deve stare in casa…che in ‘casa’ nessuno è partito in guerra e in trincea ci sta chi – anche per colpa vostra – rischia la vita per salvare quella di molti – manche sì – di parecchi incoscienti irresponsabili…!!!! In trincea  non ci sta chi è a casa. E potete anche scusarmi…per lo sfogo!!!! Ma per la miseria”. Non ho altro da aggiungere.

  FULVIO SGUERSO

 

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