Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Dietrologi di professione Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
DIETROLOGI DI PROFESSIONE

 Chi è un professionista dietrologo? E’ una persona con un alto concetto di sé al limite affetta da un vero e proprio complesso di superiorità, che  pratica  sistematicamente la dietrologia, cioè “la tendenza di assegnare ai fatti della vita pubblica cause diverse da quelle dichiarate o apparenti, ipotizzando spesso motivazioni segrete, con la pretesa di conoscere ciò che effettivamente ‘sta dietro’ a ogni singolo evento” (Treccani).


Come nel caso, ad esempio, della crisi del governo gialloverde, secondo i dietrologi dell’estrema destra causata non dalla hybris di Matteo Salvini che, sulla base dei sondaggi favorevoli (e per evitare di dover rendere conto dell’ affaire Metropol di Mosca e di altre pendenze giudiziarie), pretendeva i pieni poteri, ma da un complotto ordito da Macron, dalla Merkel e da Trump, con il tacito assenso del Presidente Mattarella e, ça va sans dire, dei “compagni” (?) del Partito democratico. Un esempio illustre di professionista dietrologo è senza dubbio il filosofo sovranista e antieuro Diego Fusaro, non per niente assurto a punto di riferimento ideologico, insieme all’evoliano Marcello Veneziani e all’estroso accademico genovese Paolo Becchi, dell’estrema destra italiana antisistema convinta che ci sia in atto un complotto internazionale per destabilizzare l’Italia in quanto anello debole dell’Unione Europea e propiziarne l’uscita così da colpire al cuore il sogno di un’Europa unita e federale in grado di competere con le superpotenze planetarie, con buona pace degli europeisti italiani.


Fusaro, ora, insinua il dubbio che dietro il coronavirus ci sia la longa manus degli Usa, interessati a mettere in ginocchio la Cina e, già che ci siamo, anche l’Italia. I dietrologi di professione inoltre si sono distinti nel denunciare i poteri occulti economico-finanziari che “stanno dietro” la campagna ecologista della problematica sedicenne svedese Greta Thunberg. Sempre gli stessi dietrologi sovranisti sono certi che  le ingenue Sardine sono manovrate dal Partito democratico; evidentemente hanno delle fonti di informazione esclusive e riservate non accessibili alla maggior parte dei media cartacei o digitali. I dietrologi di estrema destra arrivano al punto di vedere dietro l’esposizione mediatica della senatrice a vita Liliana Segre la regia del Presidente Mattarella e dei soliti “compagni” che strumentalizzano cinicamente la biografia di una sopravvissuta ad Auschwitz a fini di propaganda politica contro l’inesistente (secondo l’estrema destra sovranista e populista) pericolo neofascista e neonazista. A questo proposito è incredibile con quanto zelo gli opinionisti di estrema destra vogliono convincerci che dietro le stragi (o le tentate stragi) di stranieri messe in atto dai così detti lupi solitari non c’è l’ideologia nazista, figuriamoci, o l’affermazione del suprematismo della razza bianca ma solo la follia e  l’esasperazione collettiva provocata dalla cosiddetta invasione degli immigrati che mette  a rischio l’identità stessa della nazione invasa.


Per vedere fin dove può spingersi un dietrologo sovranista e populista prendiamo l’interpretazione che un docente di filosofia in pensione, da qualche anno redattore fisso di questa medesima rivista online che pubblica da una ventina d’anni anche gli articoli del sottoscritto, fornisce del caso tragico della strage compiuta dal lupo solitario Tobias Rathien, poi suicidatosi dopo aver ucciso, per sopramercato, anche la madre, nell’articolo intitolato assertivamente Chi è e che cosa c’è dietro la strage di Hanau: “C’è una soglia – scrive il docente sovranista e populista di filosofia – oltre la quale il forestiero da accogliere diventa lo straniero invasore e quella soglia, in Germania, grazie a un governo dissennato, è stata superata. Se un colpevole deve essere trovato, quello è il colpevole, non sono i patrioti di Alternative fur Deutchland e nemmeno i gruppi folcloristici con la camicia bruna e il braccio teso (corsivo mio)”. Quindi, in conclusione, ad armare la mano del lupo solitario, nonché terrorista molecolare, Tobias Rathien, secondo il docente di filosofia in pensione e strenuo sostenitore dell’ultradestra, è stata Frau Angela Merkel, con la sua dissennata politica di accoglienza degli immigrati. Poco importa che Tobias Rathien, prima della strage, abbia scritto una lettera nella quale afferma la necessità di sterminare le popolazioni che non si riescono a espellere dalla Germania, confessando il suo credo nell’ideologia nazionalsocialista, per il docente dietrologo in questo caso, come in casi analoghi, non  ha senso evocare il pericolo neonazista, non è l’ideologia razzista del nazismo la causa dei gesti violenti contro gli immigrati, i musulmani, gli ebrei, i negri, gli zingari, no, l’odio, la violenza, il razzismo, la xenofobia  sono l’effetto non la causa scatenante di questi gesti paranoidi. Come dire che se si adottasse la politica della blindatura dei confini, dei respingimenti degli immigrati irregolari, dei porti chiusi e della tolleranza zero per chi non rispetta le regole della convivenza civile la violenza suprematista dell’uomo bianco armato non avrebbe più ragione di essere.


E’ per questo che tanti cittadini impauriti votano per Salvini e la Meloni; Salvini è già stato al governo ma i problemi della sicurezza e dell’immigrazione irregolare non sono stati risolti. Per la mancanza di un premier con pieni poteri? La democrazia liberale ha dimostrato tutta la sua debolezza di fronte ai pericoli che la minacciano, tra questi il diffondersi soprattutto tra i giovani utenti del web della propaganda neonazi, come risulta dall’ultima relazione sulla sicurezza dei nostri servizi segreti. Altro che innocui gruppi folcloristici con la camicia bruna e il braccio teso! “C’è infatti un magma ribollente, nella destra estrema, che preoccupa non poco l’intelligence italiana” (Francesco Grignetti  su La Stampa del 3/03/2020) ma che non preoccupa per niente il docente di filosofia  sovranista e dietrologo che  nega la matrice neonazista della strage di Hanau e definisce un “esempio da manuale di analisi  scomposta, miope e interessata” quella di Lerner, di Cerasa e di Sofri, che scorgono dietro il killer solitario l’ombra dell’estrema destra che ritorna a colpire, come fece Luca Traini a Macerata.


Concetti ribaditi da Lerner “tali e quali sul suo profilo twitter insieme alla scoperta allusione alla Lega di Matteo Salvini”, allusione giudicata “inqualificabile”, come se Traini non fosse un convinto nazileghista! Il docente sovranista giudica poi “ripugnante” (aggettivo che ricorre spesso nei suoi articoli) l’aver accostato la strage di Hanau alla sparatoria di Macerata, “dimenticando che ad armare la mano di Traini non fu la destra ma la rabbia impotente di fronte al supplizio di Pamela, massacrata e fatta a pezzi da una banda di nigeriani rimasti sostanzialmente impuniti” (il che non è esatto: l’assassino di Pamela, il pusher nigeriano Innocent Oseghele, è stato condannato all’ergastolo per stupro, omicidio e occultamento di cadavere). Ma il docente dietrologo dimentica a sua volta che il nome di Traini figurava sul fucile di Brenton Tarrant, l’attentatore neonazista e suprematista di Christchurch, in Nuova Zelanda, che intendeva così rendere onore al camerata italiano. Forse, dietro alla strage di Hanau, oltre al delirio psicotico e all’esasperazione collettiva sarebbe opportuno aggiungere l’humus dell’odio razziale e della propaganda neonazista che esalta il passaggio dalle parole all’azione, presentata come “l’unica via per mutare l’ordine delle cose. L’azione sanguinaria ed eclatante, questo il mito di certi lupi solitari di estrema destra che sempre più assomigliano ai jiadisti della porta accanto”. Anche la relazione dei servizi di intelligence sulla sicurezza è “un esempio da manuale di analisi scomposta, miope e interessata”?
 

 FULVIO SGUERSO

 

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