Settimanale Anno XVI
Numero 702 del 29 marzo 2020
Tel. 346 8046218
Lettura di un'immagine: David vittorioso Bronzo Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 69
David vittorioso Bronzo (1473 – 1475)
di Andrea Verrocchio  - Museo Nazionale del Bargello - Firenze

 Questo David del Verrocchio (Firenze, tra il 1434 e il 1437 – Venezia, 1488) ostenta un atteggiamento di sfida e di legittimo orgoglio per aver vinto, lui pastorello ebreo adolescente armato solo di una fionda e della fede nel Dio di Israele,  il terribile guerriero filisteo Golia, alto tre metri e armato di tutto punto. Il contrasto non potrebbe essere più evidente e inconciliabile: in quel duello così asimmetrico si sono scontrate la forza bruta c la luce dell’intelligenza guidata dal Signore.

La vittoria di David contro Golia è anche la vittoria della leggerezza dello Spirito contro la pesantezza opaca della materia. Il giovane eroe è in piedi, mentre l’enorme testa barbuta del gigante filisteo giace ai suoi piedi. Il corpo di David si regge in equilibrio sulla gamba destra, la sinistra è leggermente piegata all’indietro. Il braccio destro è disteso lungo il fianco e la mano impugna ancora la spada sottratta al gigante abbattuto con la quale è stato decapitato.

Il braccio sinistro è sollevato e la mano è appoggiata sul fianco. Il volto, finemente cesellato dallo scultore e orafo fiorentino, è leggermente girato verso destra rispetto a chi guarda, e vi si può scorgere un sorriso di autocompiacimento per l’impresa compiuta.

Notevole è la folta capigliatura ricciuta che incornicia il volto del giovane pastore e futuro re. Lo scultore ha voluto mettere in evidenza come il giovane David, vestito appena di una tunica aperta sul petto, e di un gonnellino con il bordo decorato, con ai piedi una specie di stivaletti che gli arrivano a metà gamba e lasciano scoperta la parte anteriore del piede è riuscito a colpire a morte il gigante filisteo superarmato, a decapitarlo e a portare la sua testa a Gerusalemme, ovviamente con l’aiuto di Dio, grazie al quale tutto è possibile e senza il quale si è irrimediabilmente perduti (1Samuele 17, 1-54).

  FULVIO SGUERSO

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