Settimanale Anno XVI
Numero 702 del 29 marzo 2020
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Tutto tace Stampa E-mail
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   

                           Tutto tace

 Non sono proprio entusiasta di riaffacciarmi qui per riprendere vecchie litanie e lamentazioni sulla situazione savonese. Scorrendo certi miei lontani articoli polverosi, di anni fa, c’era già scritto tutto, e da allora le cose sono vertiginosamente peggiorate, nulla è stato fatto nella direzione giusta, tutto ciò che poteva andare male ci è andato di corsa, tanto che la città assomiglia a un assetato in agonia nel deserto. 

Un assetato che neppure più si ricorda che sapore abbia l’acqua. 

La sensazione ormai è quella di una pesante rassegnazione. Non ci si immagina neppure più un futuro possibile.

 


 

Dopo le allegre stagioni da cicala delle giunte di centrosinistra, con gli oneri di urbanizzazione allora copiosi gettati nella spesa corrente, il cemento inutile, spesso anche brutto e volgare,  “spantegato” un po’ ovunque, gli impianti sportivi in grande spolvero, i derivati stipulati per spendere e far pagare il conto a chi sarebbe venuto dopo, le partecipate mal gestite, abbiamo avuto la pietra tombale di un centrodestra dominato da stanze ponentine e in sostanza indifferente alla città.

Praticamente un commissariamento de facto, dove l’assessore al bilancio si comporta appunto come farebbe un commissario che deve solo risanare. Con l’aggravante che vengono compiute anche scelte  (o non scelte) politiche mediamente disastrose.

Ora, l’assessore è molto bravo nel suo lavoro, occorre dirlo. Compie quelle azioni che sono logiche per qualsiasi contabile: per risanare, tagliare dove è più facile e immediato. 

È, o sarebbe compito di una buona politica e di assessori competenti, e di un Sindaco che non sia solo di rappresentanza, mediare questa tendenza di rigore asettico con le esigenze cittadine, mercanteggiare, in qualche modo, suggerire alternative magari più faticose ma meno laceranti per il tessuto sociale e il decoro urbano. 

Nulla di tutto questo. Il percorso prosegue diritto e indisturbato con tutte le devastanti conseguenze,  rimpolpando le casse ma lasciando macerie al suo passaggio, puntando tutto su tasse e balzelli senza alcuna azione di vero rilancio.

 


 

Intanto nulla è stato fatto di concreto e positivo per la terrificante situazione di Ata. Il disastro già grave ereditato dalla passata amministrazione è stato portato alle estreme conseguenze, sull’accertamento di responsabilità ci sono stati tanti, troppi  ritardi, e abbiamo l’ennesimo, cocciuto tentativo di vendita degli stalli del parcheggio Doria, che lascia desolati. È stato detto più volte, insistendo, come quello sia l’unico metodo per raggranellare soldi per pagare i creditori. Lascio a chi legge ogni commento. 

Tutto questo si traduce in un aggravamento delle condizioni di igiene urbana, in uno sfacelo del verde pubblico, in una situazione indecente dei servizi essenziali. Oltre che in gravi problematiche per il personale.  Nonostante una Tari spropositata, sempre più devoluta a tamponare la situazione pregressa piuttosto che a rendere efficiente il servizio.

L’ultima notizia è la chiusura temporanea della piattaforma di conferimento. Praticamente si benedice chi vorrà scaricare ingombranti sulle nostre colline, un comportamento criminale mai abbastanza contrastato e represso, mentre c’è da aspettarsi che i più “responsabili” depositino accanto ai cassoni, con conseguenti cumuli per le nostre strade. 

Al momento l'unica soluzione provvisoria proposta appare del tutto insufficiente, causando disagi ulteriori, deposito di materiale in luoghi non idonei ed essendo limitata a pochi specifici ingombranti.

 


 

Ecco, questo è uno dei tanti esempi della distanza dell’amministrazione dai problemi concreti e della mancanza di controllo sulle partecipate. 

Dovrebbero stupirci le ultime rilevazioni statistiche? Savona è una città sempre più vecchia, dove i giovani scappano e nascono pochi bambini, con negozi che chiudono e gli stessi centri commerciali in affanno.  Sempre più depressa, imbottita di psicofarmaci. 

È ovvio che si tratta di tendenze nazionali e anche internazionali, alimentate da un’ansia crescente per il mondo di oggi e di domani, dalla difficile situazione economica e dal disastro compiuto nel recente passato sul mondo del lavoro e delle pensioni. (Nonché, non dimentichiamolo, per par condicio, sul mondo delle partite Iva trattate a prescindere da evasori potenziali e strangolate dalle tasse.)

Però qui da noi sono ulteriormente aggravate dallo sfacelo, dal senso di impotenza, dallo scetticismo che qualcosa possa cambiare. 

Nel clima di generale “restaurazione”  che ci pervade, allegri dinosauri della politica ritornano pimpanti come giovincelli, pronti a occupare poltrone da cui, in generale, non si sono mai allontanati,  a ripristinare lo status quo che non è stato mai sovvertito, impreziosendolo con qualche brillante e sempre più disinvolta alleanza trasversale, benedetta dai cosiddetti, ma reali e non retorici, poteri forti. 

 


 

Tutto questo di pari passo con l’accerchiamento e la delegittimazione nazionale dei 5 stelle, che, se non si reagisce al più presto sopendo le litigiosità, riprendendo vecchi entusiasmi, vecchi orgogli e vecchie speranze, finirà col distruggerli o ridimensionarli, riallineandoli del tutto al sistema. 

Dobbiamo finire così? Io continuo a non crederci, a sperare un qualche scintilla, a seguire ogni speranza e ogni cambiamento. 

A ribadire che per uscire da questa cappa opprimente di inerzia e declino, serve ritrovare innanzitutto idee a prescindere dalle persone e dai personaggi. Appello che vale per tutti i dotati di buona volontà. 

Avevo gioito con i giovani di Fridays for Future.  Mi sono cadute le braccia con il vuoto pneumatico delle Sardine. 

Ma soprattutto credo che per i 5 stelle sia vitale riprendersi in prima persona la piazza, la partecipazione, il dialogo. Sapendo che si sarà comunque sempre contrastati più degli altri, ma trasformando la consapevolezza in ulteriori energie per lottare, anziché in sterile frustrazione. 

Ritrovando l’orgoglio di non avere, a differenza di altri, nulla di cui vergognarsi o scusarsi, ma molto di cui vantarsi.  Ritrovando e ribadendo i nostri temi fondanti, senza alcun dubbio o incertezza o ripensamento.  Smettendo di preoccuparsi di percentuali e ansia di governo a tutti i costi. E ripartire da qui, qualunque sia l’evoluzione futura. 

 

  Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle

 

 

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