Settimanale Anno XVI
Numero 702 del 29 marzo 2020
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C'era una volta la Lega Nord (cap.2) Stampa E-mail
Scritto da ATTILIO ERIDANIO   

                      C'era una volta la Lega Nord             Cap.1

 A cura di Attilio Eridanio

 Secondo capitolo

La fondazione 75-84

L'incontro che segnerà la vita di Bossi e lo spingerà verso la politica arriva nel Febbraio del 79.

Studente universitario fuori corso frequenta comunque gli ambienti vicino all'università e un giorno gli capita di soffermarsi davanti ad una bacheca con un manifesto federalista, viene notato da Bruno Salvatori, giornalista e esponente di punta della Union Valdotaine, un movimento autonomista contro lo Stato centralista. Poche battute e i due si intendono immediatamente e Salvadori riesce a coinvolgere un entusiasta Bossi nella campagna elettorale della Union Valdotaine in vista delle elezioni europee. Il risultato sarà scoraggiante ma non demoralizza Bossi che, anzi insieme ad una amicizia recente, un certo Roberto Maroni, costituisce un foglio pre-leghista, il Nord Ovest che propagandano nelle province di Varese e Como e che sarà seguito dal periodico Vento del Nord. Tutto però resta ancora confinato in una dimensione territoriale limitata e poco partecipata, ma già Bossi ha in mente gli sviluppi successivi e la ispirazione di Salvadori daranno il loro frutto.

 


 

La Lega Autonomista Lombarda

Il 1984 sarà l'anno decisivo della nuova avventura politica, il 12 Aprile si riuniscono a Varese: Bossi, la moglie Maria Marrone, Giuseppe Leoni, Pierangelo Brivio, siglano l'atto costitutivo della Lega Autonomista Lombarda, il cui simbolo, che sarà poi quello della stessa Lega Nord, si ispirerà alla statua di Alberto da Giussano nella piazza centrale di Legnano inserita in un cerchio con dentro la Lombardia.

Nel Giugno 84 c'è la prima discesa in campo alle Europee, ma la Lega Autonomista Lombarda non è in grado di correre da sola e quindi Bossi si accorda con altri movimenti autonomisti e cioè con l'Union Piemonteise, con i veneti di Franco Rocchetta, con il Partito Federalista Europeo, il Partito del popolo Trentino - Tirolese correndo sotto una stessa insegna quella della Liga Veneta - Unione per l'Europa Federalista. Purtroppo saranno solo 160.955 voti e nessun seggio a Strasburgo, sarà l'ultimo tentativo al di fuori del progetto Lega.

È questo il periodo in cui Bossi con Maroni mette in atto una nuova strategia di marketing politico dal poco costo ma di grande visibilità; le scritte sui muri e cavalcavia autostradali, armati di secchio e pennello riempiono di scritte con slogan quali: "lega lombarda", "via da Roma", "Lombardia libera".

Alle elezioni politiche dell'87, Umberto Bossi fa il grande balzo da Lega Autonomista Lombarda si passa a Lega Lombarda. 

Bossi diventa “senatur“ e alle successive amministrative la Lega Lombarda cresce ancora e alle Europee dell'89 arriva all' 1,8 %.

Fatto storico di quelle elezioni è che Bossi si accorda con la Liga Veneta, Piemont Autonomista di Gipo Farassino, Lega Emiliano-Romagnola, Union Ligure di Ravera e Alleanza Toscana, questo è di fatto il primo passo per quel processo federativo che sfocerà nella Lega Nord. 

Il 1989 è l'anno decisivo per le sorti del nuovo movimento politico nato dall'insofferenza contro i partiti tradizionali, il centralismo romano, l' immigrazione selvaggia, la sinistra, il grande capitale, la chiesa romana. La Lega Nord nasce ufficialmente il 4 Dicembre dell'89, a Bergamo, la Alleanza del Nord che si era presentata alle europee in un unico movimento, acclama Bossi come unico alfiere del Nord, e con statuto si formalizzano regole interne di organizzazione che Bossi gestirà in modo verticistico, lo stesso Maroni definirà questo modello come quello di un partito "leninista". Chi si iscrive diventa socio sostenitore e solo dopo 2 anni di militanza può aspirare al ruolo di socio ordinario con diritto di voto, anche se di fatto il controllo rimane nelle mani dei 123 soci ordinari fondatori.

  

 

PONTIDA 

Il successo della Lega alle europee dell'89, confermato nelle elezioni politiche con l'entrata in Parlamento di Bossi e Leoni, colpisce la curiosità del leader socialista Bettino Craxi, che si propone con una di quelle che saranno le sue abilità tattiche, di cercare di intercettare e deviare alcune istanze portate avanti dalla Lega, presentandosi, un po' provocatoriamente alla abbazia di San Giacomo a Pontida, presentando un suo progetto di autonomia regionale a cui va attribuita una "autonomia finanziaria" e chiosando con una affermazione che sembra uscita dalla bocca di Bossi, "bisogna rompere i fili di quel centralismo statalista che imbrigliano le autonome potenzialità delle collettività locali". Bossi non si lascia superare nel suo campo, solo dopo pochi giorni marcia con i sostenitori su Pontida e rinnovando lo storico giuramento dice: "qui è la festa dell'uomo che combatte e vince contro le espressioni statali, quando queste schiacciano l'individuo", giuramento che verrà certificato all'indomani delle amministrative che consacreranno la Lega come secondo partito in Lombardia con il 19%.

 


 

IL PRIMO CONGRESSO FEDERALE E LO SCISMA

Con il primo congresso federale della Lega Nord, che si tiene a Milano tra l'8 e il 10 Febbraio, si archivia la fase pionieristica che aveva unito dotto il simbolo di Alberto da Giussano tutti i movimenti autonomisti del Nord. Bossi viene eletto Segretario Federale della Lega Nord e mantiene anche la segreteria della Lega Lombarda nucleo originario della Lega Nord. In questa mossa sta il cuore della strategia interna del movimento, Bossi sa che per evitare dissidenze interne possibili per la varietà dei movimenti costituenti originari, perdere la leadership della più importante di questi, la Lega Lombarda, può essere piuttosto rischioso finché la neonata Lega Nord non sarà ancora strutturata. Bossi forgia un nucleo forte della lega Lombarda che pone al vertice della Lega Nord, riuscendo così a rintuzzare piccole tentazioni scismatiche operate da esponenti di alcune componenti che vedranno via via la espulsione di alcuni di essi e in particolare, nel 1994 quella più significativa di Franco Rocchetta fondatore della Liga Veneta e Presidente della Lega Nord.

 

 

Le elezioni politiche del 92

I primi anni 90 sono decisivi per la Lega, dove al boom delle elezioni del 92 si afferma anche nel campo nazionale.

Questo è un momento drammatico della politica italiana. Dopo la crisi di tangentopoli, cadranno uno ad uno tutti i partiti storici come il PSI, la DC, il PLI, il PRI in più il referendum di Segni determinerà cambiamenti di ordine istituzionale e partitico, che porterà alla ribalta nuove formazioni politiche. Bossi fiuta l'aria che tira ma non segue Segni nella scelta della preferenza unica e nella frenesia antipartitica sostenuta dalla grancassa dei media. Tutte le sue attenzioni sono rivolte alla costituenda "Repubblica del Nord", ma per evitare accuse di attentato alla unità nazionale e interventi della Magistratura, indica ai suoi una via che rientri nelle possibilità costituzionali come per esempio quello di utilizzare le delibere comunali per le fusioni di più regioni. Alla vigilia delle elezioni politiche del 92 rilancia la Repubblica del Nord, paventa lo sciopero fiscale. Alla fine la Lega risulterà il quarto partito con 8,2%, a Roma scenderanno 55 deputati e 25 senatori.

Ma Bossi si rende presto conto che la palude romana fiaccherebbe anche la sua truppa, per cui, dal salotto della sua casa estiva di Ponte di legno lancia i suoi strali verso Roma e la partitocrazia.

E dunque via con lo sciopero fiscale e il boicottaggio dell'ISI e fa intravvedere la "secessione del nord", cosa questa che caratterizzerà sempre la strategia di Bossi, in una serie di "stop and go" a secondo delle esigenze elettorali del momento. Infatti come nel caso dei successi nelle amministrative di Varese e Monza, prevarrà la via governativa piuttosto che quella di contestazione del secessionismo.

Questa delle due opzioni, però, non è solo legata alle diverse opportunità degli scenari elettorali, ma sono anche collegate a quelle che abbiamo visto già essere le componenti ideologiche del leghismo, ossia quella di stampo liberale e quella di stampi populista che risulteranno sempre intrecciate nella storia del partito fino ai giorni nostri.

 ...CONTINUA

 

Attilio Eridanio

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