Settimanale Anno XVI
Numero 697 del 23 febbraio 2020
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Credere o dubitare? Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
 CREDERE O DUBITARE?

 Porsi questa domanda nel turbinio di azioni che la farraginosa vita moderna ci costringe a svolgere in ogni minuto del giorno è, già di per sé, un privilegio. Le continue distrazioni ci esimono dal raccoglierci in noi stessi e chiederci quanto di ciò che pensiamo provenga dal nostro profondo e quanto invece dall’abnorme flusso di informazioni che ci investono di continuo e costituiscono la vaga definizione di “cultura”: quell’aria che, senza accorgercene, respiriamo e forma le nostre idee, la nostra valutazione del mondo, insomma il modo in cui ci rapportiamo con ciò che è esterno a noi, nonché con noi stessi.

 


L’antico concetto di reincarnazione è affrontato dallo psicologo Brian Weiss in sede pratica, durante sedute psicoterapeutiche con soggetti predisposti all’ipnosi profonda

 

Queste considerazioni affioravano alla mia mente mentre leggevo uno dei libri di Brian Weiss dove emerge la sua facilità di indurre particolari soggetti a cadere in trance profonda ed essere guidati attraverso loro vite precedenti e, cosa ancora più ardita, attraverso vite future.

Weiss è uno psicoterapeuta americano che sperimentò lui stesso la lotta che un uomo moderno deve ingaggiare con la propria forma mentis prima di cedere la mentalità “scientifica”, oggi veicolata come “oggettiva”, e accedere ad una visione meno superficiale della realtà, dove soggetto e oggetto tendano a confondersi in una unità di spirito e materia.

Superata la soglia dei settanta-ottanta, meno assillati dalle quotidiane faccende, se non attraverso figli e nipoti, ci si comincia a chiedere con crescente impellenza se, dal giorno in cui i muri del paese annunceranno il nostro necrologio, prevarrà il buio dell’incoscienza o quella beata Luce di cui coloro che hanno avuto esperienze di pre-morte unanimemente riferiscono.

Diverso è l’atteggiamento verso questo interrogativo che assume un individuo, a seconda dell’educazione che ha ricevuto, del bagaglio di idee che si è formato in conseguenza del suo vissuto e della sua personale inclinazione verso la credenza o lo scetticismo. La bilancia tra questi due ultimi sentimenti pende, da qualche decennio a questa parte, decisamente verso lo scetticismo, direi anzi verso il nichilismo ormai dominante.

 

Il pensiero del filosofo Girard si focalizza in questi due saggi sulla poderosa irruzione del nichilismo nel modo di pensare ed agire dell’uomo moderno; nichilismo come deriva estrema dello scetticismo

 

Nel mio caso, l’aver avuto un’educazione prima classica e poi scientifica, ha accentuata la mia ritrosia ad accettare per vere le trascrizioni delle sedute ipnotiche di Weiss, anche se nel mio intimo speravo ad ogni pagina che egli fornisse prove che mi convincessero della loro veridicità. 

E mentre leggevo di questi viaggi nel tempo e nello spazio dei suoi più significativi pazienti, non sapevo se “fare il tifo” per l’accettarli come veri o scartarli come fantasie indotte dalla personalità del terapeuta.

Infatti, quando si parla di immortalità dell’anima, oggi si esita tra la gioia dell’autoconservazione eterna del nostro ego e il desiderio contrario di por fine per sempre ad una vita, materiale o spirituale che sia, e scomparire nel nulla, infischiandosene di ciò che le religioni insegnano, sulla base di loro fondatori, in asserita comunicazione diretta con Dio: la stanchezza del vivere prende il sopravvento.

Sulla base di questa dicotomia attitudinale, la mia lettura oscillava tra quella di un resoconto scientificamente distaccato e quella di un romanzo di fantascienza. L’oscillazione, senza poter sceglierne una e scartare l’altra, è dovuta al semplice fatto che la descrizione di un fatto è qualificata come scientifica se è possibile replicare il fatto stesso; cosa che in casi come quelli di cui sto parlando è assolutamente impraticabile: non possiamo ricreare a nostro piacimento la battaglia navale di Lepanto o l’incoronazione di Carlo Magno. Quindi, la “prova del nove” è impossibile, e rimane l’alea del dubbio.

 


“Il pensiero di Pirrone (IV sec. A. C.), fondatore suo malgrado dello scetticismo, testimonia il declino ellenistico dei valori e delle certezze tradizionali, corrose da un dubbio radicale” (G. Reale). Pirrone è forse il pensatore antico più vicino al pensiero moderno

 

Le religioni hanno provveduto, attraverso i secoli, a spazzare via il dubbio attraverso il “mistero della fede”: una comoda soluzione dell’enigma, basata sull’autorità loro conferita dai testi sacri “rivelati”, dettati da Dio stesso.

Se cade il principio di autorità, crolla tutto il castello. E ciò è vero sia in campo religioso che civile. Se l’autorità di un papa gli deriva dalla grazia di Dio, quella del re gli è a sua volta concessa “per grazia di Dio”, e solo in subordine “per volontà della nazione”. 

Breve inciso: attualmente, ritiratosi Dio dalla scena del mondo, in Italia è scomparsa pure la seconda giustificazione, e abbiamo un governo non graziato da Dio e non voluto dalla nazione. Scherzi del sistema, democratico solo sulla carta, e della distrazione del supremo custode della Repubblica Democratica, troppo impegnato a fare commemorazioni anacronistiche, a tagliar nastri, a tifare per la sinistra. Scusate l’involontaria deviazione.

Tornando al nostro Brian Weiss e ai suoi tanti colleghi, la loro popolarità, la vendita di milioni di copie sono certamente attribuibili al fascino che esercita sul pubblico questo genere di resoconti psichici, dal sapore miracolistico. Se oggi le agiografie, a partire dalla prima, ossia la vita e i miracoli di Gesù, vengono largamente messe in dubbio, la loro sostituzione con altre agiografie, che spaziano in ogni angolo di spazio e di tempo, con l’avallo di uno psichiatra dal brillante curriculum in prestigiose università americane, ha facile gioco a passare per “scientificamente” ammissibile. 

Last, but not least, regressione e progressione psichica (ossia il girare all’indietro o in avanti l’orologio temporale), produce effetti benefici sul paziente, fino alla guarigione completa dei suoi disturbi, fisici e mentali, risalendo alle loro origini o ai loro esiti a venire. La regressione in una seduta psicoterapeutica “ortodossa”, invece, non sconfina dalla vita presente del paziente e arriva al limite alla sua fase fetale.

 


Orfeo riprende Euridice dagli inferi, prima di perderla per sempre. Il quadro di Corot ritrae uno dei tanti viaggi agli inferi della letteratura, da Ulisse ad Enea, da Gesù a Dante.

 

L’attrattiva del “metodo Weiss” ha effetti taumaturgici ancora più accattivanti: rende possibile, spiritualmente, la catabasi, il “viaggio agli inferi”, ossia l’incontro con persone care defunte, sulla falsariga di viaggi simili narratici dalla letteratura antica e medievale [VEDI].

E chi non vorrebbe ritrovarsi a colloquio con un amore perduto tragicamente, o anche solo con un genitore, un fratello, sorella o figlio morti prematuramente? Leggendo di questi incontri si accende la speranza di poterli replicare; e ci si rammarica di non potersi sedere sulla poltrona di Weiss o di un suo emulo e lasciarsi andare all’oblio del presente e alla rivisitazione, sia pur effimera, di amori passati.

Se si entra in tale dimensione, ci si avvicina al concetto di “eterno presente”, ossia alla natura atemporale dell’anima, così come del cosmo. Si afferra più nel profondo il concetto che noi siamo la somma, istantanea, di ciò che siamo stati e di ciò che saremo. Si esce insomma dalla contingenza del tempo che viviamo e dall’angoscia di un futuro che la scienza è venuta prima creando e poi pronosticando come ineluttabile. 

E paradiso è già l’uscita da questo contingente, magari oltre la catastrofe ecologica che stiamo puntigliosamente costruendo con l’”avanti tutta” che i grafici previsionali mettono orgogliosamente in bella mostra. [VEDI]  

 Marco Giacinto Pellifroni  9 febbraio 2020

 

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