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Un ligure su tre considera marginale il rischio mafia... Stampa E-mail
Scritto da ROSANGELA URSO La Repubblica   

Un ligure su tre considera

marginale il rischio mafia in regione

Un ligure su tre ritiene marginale la presenza della mafia in Liguria. Nonostante due sentenze — Maglio 3 e La Svolta — che hanno confermato la presenza della ‘ndrangheta nella nostra Regione e consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose, la percezione della presenza delle mafie in Liguria è: «Ben lontana dall’evidenza dei fatti», commenta Stefano Busi, coordinatore di Libera Liguria. È stato presentato ieri nell’Università di Genova il rapporto ligure di Liberaidee, la ricerca nazionale realizzata da Libera sulla percezione e presenze delle mafie e della corruzione, che ha visto, in Liguria, la distribuzione di 420 questionari, pari al 4,1 del campione nazionale.


 

Un dato ancor più allarmante se si considera che «la maggior parte degli intervistati erano giovani», molti questionari infatti sono stati distribuiti nelle scuole.

In più, «se sommiamo il dato di chi considera marginale la presenza delle mafie sul territorio con il dato relativo alle persone che considerano le mafie presenti ma non socialmente pericolose si arriva a superare la metà del campione, e questo vuol direi che c’è ancora tanta strada da fare».

 Solo tre intervistati su dieci, infatti, considerano la mafia in Liguria preoccupante e socialmente pericolosa.

Per questo Liberaidee non si ferma solo alla presentazione dei dati, e per una settimana, fino a domenica 9 dicembre, organizza eventi e incontri nelle piazze e nelle strade per sensibilizzare le persone e distribuire “partecipazione”, primo rimedio contro la criminalità organizzata. D’altronde non ci sono più alibi: «Forse adesso — dice commentando i dati liguri Anna Canepa — aiutati anche dai risultati giudiziari che hanno riconosciuto l’esistenza della ‘ndrangheta in Liguria, si riuscirà a cambiare questo trend e aumentare la consapevolezza. Anche se negli ultimi anni, rispetto al passato, la percezione sta cambiando».  Ma perché ci sia davvero un cambiamento: «è fondamentale che avanzi la sensibilità, soprattutto nelle nuove generazioni, perché consapevolezza e conoscenza sono fondamentali per affrontare il problema. E io confido nei giovani». Diversa invece la percezione della corruzione in Liguria: con sette intervistati su dieci che la ritengono molto o abbastanza diffusa. La ricerca ha riguardato anche i beni confiscati e otto su dieci ritengono che rappresentano una risorsa per il territorio. Ma sul loro riutilizzo sono in atto dei cambiamenti, che la Canepa definisce un «arretramento»: «Con le nuove normative antimafia forse si potranno cedere anche ai privati e questo è un arretramento, perché la forza della legge sui beni confiscati è il valore simbolico».

 

Rosangela Urso  La Repubblica
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