GLI AFORISMI DI MAURO COSMAI
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 660 del 21 aprile  2019
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Batteri in corsia e in sala chirurgica, la Liguria... Stampa E-mail
Scritto da MARCO LIGNANA da La Repubblica   
Batteri in corsia e in sala chirurgica

la Liguria in cima alle classifiche

Nella nostra regione, con alta percentuale di anziani, si muore di più nonostante il lavoro di disinfezione

A Genova, in Italia, si muore sempre di più per colpa delle infezioni.

Contratte proprio nel luogo dove i pazienti vanno per curarsi, gli ospedali. A dirlo sono numeri e statistiche degli ultimi anni. Tutte univoche, tutte nella stessa direzione.

E la Liguria, la regione con la più alta percentuale di anziani, è ai primi posti di questa triste classifica.

G. Icardi 
 Giancarlo Icardi, direttore dell’Unità Operativa Igiene del San Martino, ospedale dove lo scorso 22 ottobre è morto Angelo Scippa, non può certo negare il problema complessivo. Ma rivendica il lavoro svolto per cercare quantomeno di migliorare la situazione.

«Rispetto a tre o quattro anni fa, lavorando sodo con professionisti specializzati, siamo riusciti ad abbassare, e non di poco, il numero di infezioni contratte qui. Eravamo al 13-14 per cento del totale dei ricoverati, ora siamo attestati intorno al 10 per cento. Certo si potrebbe fare ancora meglio, ma soprattutto qui a Genova, e in generale in Liguria, paghiamo cara l’età media dei ricoverati».

Perché è inutile girarsi intorno. Secondo tutti gli specialisti la prima causa di un’infezione contratta è il fisiologico indebolimento del fisico di persone che, già per il fatto di trovarsi in un ospedale, non sono certo al massimo della forma. Ricorda Icardi che “nei reparti di medicina degli ospedali liguri metà dei ricoverati ha più di 76 anni. E dunque versa in uno stato di fragilità oggettivo”.

 

Siccome, però, esistono anche i casi di persone non anziane alle prese con infezioni, il medico di San Martino respinge l’accusa secondo la quale il sovraffollamento delle corsie e delle sale operatorie, con il conseguente iperlavoro, non permetta più nemmeno di chiudere una sala operatoria per 24 ore, in modo da procedere a una completa e corretta sterilizzazione:

«Per quanto riguarda le sale operatorie, abbiamo metodi di igienizzazione all’avanguardia in Europa. Piuttosto esiste, più o meno in un quarto dei casi in cui viene contratta infezione – secondo le stime dell’Istituto Superiore della Sanità - la possibilità di evitare che accada. Ma sono i casi in cui l’urgenza e/o l’emergenza, di fatto la necessità di salvare la vita del paziente, non permettono di seguire tutte le misure che si dovrebbero adottare».

Per quanto riguarda, infine, le corsie e le sale di degenza, secondo Icardi “la prima regola è la più banale, e spesso non viene seguita. Se tutti i visitatori degli ospedali si lavassero le mani prima di entrare, i numeri dei pazienti infetti senza alcun dubbio calerebbero”.

 Anche Giuliano Lo Pinto, direttore sanitario del “Galliera”, difende il lavoro fatto nel suo ospedale, dove “i controlli di igiene negli ultimi anni si sono fatti sempre più rigorosi, soprattutto negli strumenti endoscopici”.

Oltre alla questione anagrafica, l’altro grande responsabile dell’aumento di infezioni secondo Lo Pinto non è il continuo stress a cui vengono sottoposti tanto il personale quanto le strutture, ma l’uso sempre più esagerato degli antibiotici. Incapaci, ormai, di fronteggiare la proliferazioni di batteri e germi ormai resistenti alle cure: «Senza contare che oggi gli antibiotici nuovi in pratica non esistono. 

 


 

C’è stato un periodo, dagli anni ‘70 agli anni ‘90, in cui le case farmaceutiche ne fornivano quasi uno a settimana. Ora non si investe più perché sugli antibiotici la spesa iniziale è alta e il risultato aleatorio. Così noi oggi stiamo riscoprendo antibiotici vecchi, visto che quelli usati fino a pochi anni fa ormai sono “riconosciuti” dai batteri, e dunque inefficaci».

Proprio in questi giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra la Settimana Mondiale della consapevolezza sull’Antibiotico Resistenza. L’Italia risulta essere il primo Paese per numero mediano di infezioni e di morti attribuibili ad antibiotico resistenza. Con oltre 200 mila infezioni stacchiamo la Francia, “seconda in classifica” di 80 mila unità e rispetto alla Germania ne contiamo il quadruplo.

Quanto a morti attribuibili a questa causa, l’Italia nel 2015 ne ha registrate oltre 10 mila.

I batteri più resistenti e temuti sono l’Escherichia Coli, lo Stafilococco Aureo, la Pseudomonas e la Kleibsiella pneumoniae.

 

  MARCO LIGNANA da La Repubblica

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