TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 665 del 26 maggio  2019
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Sviluppo civile Stampa E-mail
Scritto da Marco Cavallero   

Sviluppo civile

Che cos’è lo sviluppo? La crescita illimitata è razionale? In un mondo finito, il perseguimento di una crescita senza fine non solo è utopico ma rischia anche di essere dannoso. La scienza economica ha spesso perso di vista due grandi questioni: l’etica e l’ambiente.

L’economia è nata come scienza morale unita profondamente alla filosofia e alla sociologia. I padri riconosciuti dell’economia (Smith, Mill, Marx, etc..) erano prima di tutto filosofi. La morale è fondamentale per spiegare il comportamento economico. “L’epurazione” della morale avviene con la rivoluzione marginalista che rende l’economia una scienza positiva, cioè priva di giudizi di valore. Lo sviluppo economico diventa una continua rincorsa all’equilibrio e una difesa estrema del libero mercato. Nel corso di questa storia Keynes meriterebbe un discorso a sé stante perché mette in discussione le leggi del mercato e con un approccio pragmatico riporta l’economia all’interno della società. Nel corso dei decenni molte sono le posizioni di aperta critica verso i modelli di sviluppo capitalistico: la scuola di ispirazione marxista, le teorie strutturaliste, l’intera opera di Karl Polanyi, le critiche di Hirschman e Myrdal che cercano di riportare l’economia all’interno dei territori e della società. Più recentemente molte voci si sono alzate contro la regola aurea del mercato libero e sregolato che ha dominato dagli anni ottanta ad oggi: Stiglitz, Sen, Krugman. Riemerge, finalmente, un’idea di sviluppo che non è sinonimo di crescita e che rivendica la centralità dello sviluppo umano e delle felicità umana.

Smith e Marx
 
Hirschman
Sen
 
Stiglitz
Krugman

Un altro grave limite della scienza economica è stato quello di aver eliminato l’ambiente affidandosi ad un’astrazione fondamentalmente priva di senso. Questo lavoro riprende coloro che hanno cercato di riportare l’economia all’interno del sistema naturale in cui viviamo. Partendo dal padre dell’economia ecologista, Georgescu Roegen, questo lavoro riprende concetti come lo “stato stazionario” e la sostenibilità di Herman Daly: c’è sviluppo senza crescita.

Il “problema ambientale” viene ben rappresentato dalla metafora del treno in corsa verso il precipizio della crisi ambientale e climatica. Quali sono le alternative? Tendenzialmente tre:

1) scendere dal treno, cioè la decrescita;

2) richiudersi nel treno oscurando i finestrini;

3) cambiare direzione.

La prima possibilità, pur essendo desiderabile, è altamente utopica e prevede una vera e propria “rivoluzione culturale”. La seconda possibilità è quella che la società attuale sta percorrendo senza neppure rendersene conto. La terza possibilità è quella auspicabile della deviazione verso un’economia solidale che abbia al centro del suo stesso modo di essere uno sviluppo umano e civile.

Quale può essere, allora, l’approccio corretto? Esiste uno sviluppo auspicabile? e se si, quale? L’ultima parte della tesi indaga la strada allo sviluppo locale, valorizzando processi decisionali bottom up che hanno caratterizzato parte della pianificazione territoriale. Riprendendo l’impostazione neo-istituzionalista della geografia contemporanea, l’idea di fondo è che lo sviluppo debba essere necessariamente la valorizzazione della ricchezza dei luoghi, come scrive Amin. Il pericolo da evitare è quello di ridurre lo sviluppo locale ad una vacua rincorsa alla competizione considerando i territori come soggetti destinati a competere su un ipotetico mercato globale.

Marco Cavallero

 

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