Megaporto di Imperia

Cosa accadeva, dietro le quinte, durante la fase progettuale e di realizzazione
Buoni affari nel megaporto di Imperia, posti barca comprati e rivenduti sul progetto
Chi partecipò al business dell’intermediazione, un personaggio rimasto nell’ombra?
Due articoli su Repubblica di Coletti ed Arvadi tracciano un “dipinto” che fa riflettere 

Cosa accadeva, dietro le quinte, durante la fase progettuale e di realizzazione
Buoni affari nel megaporto di Imperia, posti barca comprati e rivenduti sul progetto
Chi partecipò al business dell’intermediazione, un personaggio rimasto nell’ombra?
Gli ultimi articoli su Repubblica di Coletti ed Arvadi tracciano un “dipinto” che fa riflettere

Imperia-   Gli affari sono affari. Il denaro pare non “puzzi”. Non è profumato, nè assicura eterna felicità, semmai potere. E’ una storia esemplare quella che emerge dai tanti articoli di stampa (e siti internet) sul nuovo porto di Imperia story, per mesi e mesi decantato, già in fase progettuale. Con rare ed isolatissime voci di dissenso. Una per tutte, l’imperiese scrittore e coscienza critica Vittorio Coletti. Da rullo compressore.

Da una parte una stampa (e non solo) convinta e capace di promuovere largo consenso, dall’altra i soliti “rompicoglioni”. I “nemici del progresso” e della “politica del fare”.

Trucioli Savonesi, nel suo piccolo orticello informativo, forse aveva visto giusto, col senno del poi. Lo sviluppo non lo vogliono solo i cretini, ma occhio agli affari pubblici e privati quando “puzzano” alle prime segrete (?) avvisaglie. Che non mancavano neppure in certe stanze massoniche, assai penetranti nell’imperiese. Ed informatissime.

Oggi le indagini, gli accertamenti, i riscontri, le inchieste  penali e contabili che dovrebbero portare alla ribalta la “verità processuale e giudiziaria”, non necessariamente coincidente con quella reale, ci raccontano tanti risvolti. Una ridda di interrogativi in attesa di risposte e verità reali. Con alcuni maleodoranti aspetti. 

Eppure pochi coraggiosi imperiesi avevano allertato, ammonito, a tempo debito, ma in una provincia dove i “rais” sono tali di nome e di fatto era difficile sfondare. Anzi, isolamento garantito. Addidati a disfattisti incalliti. E se non bastava, si metteva in campo il “pubblico ludibrio” da parte del potente di turno.

Trucioli, forse in solitaria, allarmato da qualche uccellino, aveva accennato al fiorente mercato degli acquisti di posti barca, con compromesso e pagamenti a rate, prima del completamento dell’opera. 

A chi faceva riferimento il lucroso commercio, visto che le prenotazioni risultavano convenienti e soprattutto convincenti, tenuto conto anche di chi le promuoveva? Ovvero, pare, e cosi abbiamo scritto, parentele strette di onorevoli, big della politica di centro destra.

Chissà se qualcuno si ricorderà di chiedere conto a chi aveva inizialmente e fortunosamente partecipato alla “torta”, premiato da una magnifica remunerazione dell’investimento. 

Tutto in regola con il fisco? Niente nero? Tutto alla luce del sole?

I prezzi dei posti barca, a leggere alcuni articoli, sono aumentati vertiginosamente. Chi aveva comprato sul progetto pare abbia fatto l’affare, essendo stato consigliato a vendere pure al momento giusto. Prima dell’approsimarsi dei temporali e delle “disgrazie” di cui si è poi letto.

L’unica speranza, per Imperia, e per un ponente già abbastanza penalizzato in Liguria, è che l’opera possa comunque essere ultimata, resa fruibile ai diportisti e alla città, a tutti quei cittadini che hanno dato fiducia ai governi della provincia più “azzurra” d’Italia.

O forse la lezione – come si legge negli articoli che riproduciamo, vedi…Coletti e Paolo Arvati – potrebbe rappresentare una sana svolta. Anche Imperia ha tanto bisogno di alternanza nella stanze del governo locale. E dopo anni bui potrebbe sbocciare la “luce” o almeno l’alba di un rinnovamento di uomini e di metodi. Basta affari lucrosi per pochi.

Chi si è arricchito all’inverosimile per anni si dia  finalmente una calmata.  Si faccia onorevolmente da parte. Il “troppo stroppia” , ammonisce  un antico adagio.

R.T.

Post Scriptum:  Il Secolo XIX del primo settembre 2010, pagina 6, cronaca nazionale, titola “Porto di Imperia, Scajola impone il suo uomo“. Nulla di nuovo sotto l’albero.

C’è altro che può incuriosire i lettori. In due passaggi, riferiti a due distinti servizi, è scritto: “…Il riferimento è all’inchiesta sul capannone della cantieristica, su cui gravava il sospetto di abusi, ma per cui il Pm ha chiesto l’archiviazione...”. Altro articolo, stessa pagina: “…con un esposto i consiglieri del Pd, Paolo Verda e Giuseppe Zagarella avevano segnalato presunti abusi nella realizzazione del capannone della cantieristica previsto nel progetto portuale. Al termine dell’indagine il Pm ha chiesto l’archiviazione del fascicolo…; per Paolo Calzia, presidente della Porto di Imperia, il secondo avviso di reato dopo quello del capannone…”.

Cercasi, per completezza di informazione, il nome del magistrato che ha firmato la richiesta di archiviazione. Ometterlo potrebbe far pensare a tante cose e non è proprio il caso. Serve anche chiarezza informativa. Tra l’altro, ci sono pagine per ora buie nelle vicende che hanno animato la stessa Procura di Imperia nei mesi scorsi, con una buona dose di sordina  e mancato approfondimento dei mass media. Aveva torto o qualche ragione il magistrato che contestava, pure con esposti, la presenza e l’ombra di parentele di una collega, sia nell’ambito di attività professionali, sia per una ragnatela di presunti interessi “altolocati?” Ovviamente niente nomi, seguiamo il buon esempio del Decimonono del primo settembre. I lettori attendano le prossime puntate, eventuali.

 

 

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