IL LABIRINTO

Anche questa settimana prendo come spunto del mio articolo quando detto da altri, che condivido in linea di massima, salvo le conclusioni. Invito quindi alla lettura del videomessaggio [VEDI] dell’Arcivescovo di Trieste, Carlo Maria Viganò, ai manifestanti contro il green pass in piazza del Popolo a Roma il 9 ottobre scorso. Ho intitolato questo mio scritto con riferimento al labirinto nel quale “passo dopo passo” lo stile di vita imposto dall’alleanza tecnologia-neoliberismo ci ha condotti, come denuncia Viganò.

Carlo Maria Viganò, arcivescovo di Trieste: un uomo di Chiesa che osa denunciarne l’alleanza con le forze delle tenebre: “Usciamo dal labirinto, riconoscendo che vi è un problema di autorità: autorità civile che non persegue il bene comune dei cittadini, e autorità religiosa che non solo ha smesso di occuparsi della salvezza eterna dei fedeli, ma li consegna nelle fauci di un drago infernale […] nella guerra tra Luce e tenebre, tra Bene e male.”

Le sue parole hanno un peso ben maggiore delle mie, in quanto sono frutto del coraggio di un uomo che occupa un posto prestigioso nella gerarchia ecclesiastica e che quindi deve mettere in conto tutti gli ostacoli che i vertici vaticani metteranno sulla sua strada per impedirgli di parlare fuori del coro e dire certe verità, celate dalle istituzioni.
Il suo è un manifesto in nome del popolo -non solo dei fedeli-, in via di progressivo asservimento alle élite che dominano il pianeta; élite che, con lo strumento del denaro, totalmente in loro mani, condizionano l’intero pianeta, indifferenti agli sconquassi, umanitari e ambientali, che le loro politiche, coercitive per la gente e distruttive per la biosfera, provocano in crescendo. E, oltre al danno, la beffa di lanciare proclami di salvezza dell’una e dell’altra mediante misure che non rinnegano le cause che hanno prodotto quegli sconquassi.
Se quello di Viganò è un inno incondizionato alla libertà, è anche un’esortazione che non si discosta dalla posizione ufficiale della Chiesa contro aborto, eutanasia, spirito di fratellanza e accoglienza dell’altro, a prescindere dalle etnie, nonché esaltazione dei valori culturali di base dell’Europa, in particolare dell’Italia e della fede cattolica come unica verità.
Sotto questo profilo, tuttavia, mi sento di dover avanzare delle riserve, anche a rischio di venire accusato di cinismo.
Infatti, pur condividendo le accuse contro il capitalismo nelle vesti di filantropo che usa indossare quando l’accumulo di ricchezza in troppo poche mani depaupera in altrettanta misura il gruzzolo della stragrande maggioranza, non credo che la via d’uscita passi per l’elargizione urbi et orbe di quanto lo stesso capitalismo produce a ritmo crescente e forsennato.

“Non possiamo renderci responsabili dello sfruttamento di milioni di migranti, sotto il pretesto dell’accoglienza. Sappiamo che la loro immigrazione in Europa è stata pianificata dall’élite per distruggere la nostra identità civile, culturale e religiosa; serve all’élite per creare caos sociale, per immettere manodopera sottopagata, per fomentare guerre tra poveri e per privare dei loro giovani i Paesi dai quali provengono.”

Nelle vibranti, lucide parole di Viganò non c’è il minimo accenno al fatto che la popolazione umana è cresciuta a dismisura, se rapportata alla capacità di sostentamento che il nostro pianeta è in grado di produrre. Sappiamo ormai fin troppo bene che la data di superamento di tale limite viene ogni anno retrocessa, sia come capacità rigenerativa dei nostri consumi, sia come capacità di riassorbire e riciclare per via naturale i nostri rifiuti. I segnali dell’insostenibilità di questo stile di vita e del crescente numero di bocche non solo da sfamare, ma da accontentare nella ricerca di bisogni sempre meno tali, sono ormai evidenti a chiunque viva senza un comodo paraocchi.
Caratteristica comune alla sinistra buonista e alle posizioni della Chiesa, dalle quali Viganò non si scosta, è l’allegra amnesia dei dati e dei fenomeni estremi che colpiscono ogni parte del globo a ritmi incalzanti e con intensità crescente. Non solo si demonizza l’aborto, ma anche i contraccettivi, che eviterebbero di ricorrervi; si demonizza l’eutanasia, quando per tanti, troppi malati terminali sarebbe la fine di atroci sofferenze. In sostanza, si glorificano, quasi santificano, gli esseri umani al di sopra di quello che la Chiesa chiama Creato, ossia opera di Dio, sacrificando in loro nome ogni altro pezzo del Creato stesso. Di certo non avallo le teorie di sfoltimento degli attuali abitanti della Terra, ma non mi sento di demonizzare i vari metodi per ridurre l’ulteriore proliferazione degli umani, se solo guardo alla Cina, che fa marcia indietro sulla limitazione delle nascite e insieme aumenta l’estrazione di carbone per non ridurre la costante crescita produttiva.

L’uomo è diventato un parassita della Terra, a causa del suo numero (esplosione demografica) e dell’industrializzazione parossistica, che si regge solo sui grandi numeri (economia di scala), indifferente ai bisogni reali della gente. Qui sopra uno dei tanti “effetti collaterali” di questa visione: il lago Tuz, [VEDI] secondo bacino acquatico della Turchia, prosciugato per la prolungata siccità e gli eccessivi pompaggi agricoli in falda, lasciando alla fame tutte le popolazioni rivierasche

Ci sono nazioni con uno strabiliante esubero di umani: penso alla Cina, all’India, alla Nigeria. E ogni intervento statale per la limitazione delle nascite è stato rimosso in nome della magica parola crescita, da implementare ad ogni costo e contro ogni logica.
Viganò lamenta che il genere umano è ormai visto come un parassita. Il parassita è l’essere vivente che vive a spese di un altro, col rischio di indebolirlo e portarlo alla morte. In cosa si diversifica l’attuale umanità da questa definizione, considerando la Terra come il suo ospite parassitato?
Su questo terreno si scontrano due opposte mentalità: quella religiosa, che si affida, per la soluzione dei problemi, di cui non si ravvisa una soluzione, alla Provvidenza; e quella laica che cerca di trovare delle soluzioni a monte dei problemi, e non a valle, nel patetico tentativo di rabberciare i relitti della foga consumistica.
La religione cattolica s’è schierata, di fatto, con chi, a parole professa un peloso umanitarismo, come i vari George Soros e Bill Gates, che giustamente Viganò contesta, senza però avanzare soluzioni alternative al problema demografico epocale e alla frenesia produttivistica di nazioni vuoi iper-capitalistiche, come gli USA, vuoi assurte per loro precisa scelta, a “fabbriche del mondo”, come Cina, India, Sud-Est asiatico.

Ciò che resta del lago d’Aral, ex quarto lago del pianeta, vittima della siccità, come il lago Tuz ed altri bacini acquatici sparsi per il mondo. Tutta acqua sacrificata sull’ara del “progresso”. La grande finanza s’è accaparrata terreni fertili e acqua dolce ovunque essi siano. Si può vivere senza petrolio, ma non senza acqua e campi agricoli. E, aggiungo, neanche senza foreste.

In conclusione, condivido le critiche di Viganò ai tentativi multiformi di dominare il mondo con metodi totalitari e “zootecnici”, approfittando, nel contingente, di una pandemia che, secondo la sua analisi, è stata lasciata crescere proprio per giustificare l’imposizione di metodi dittatoriali; ma mi dissocio quando ricorre ad interventi soprannaturali, quali “la protezione di Nostro Signore e della Sua Santissima Madre”, per superare i disastri che un mondo formicaio non fa che incrementare.

Un’odierna processione, retaggio di tempi in cui la religione sconfinava nella superstizione. Ottimo collante sociale e supporto psicologico, ma di nulla efficacia nell’affrontare gli attuali problemi, di gravità sconosciuta anche solo mezzo secolo fa

La storia insegna che i totalitarismi nascono proprio in risposta ai disordini che una scomposta e malintesa libertà genera senza freni. La civiltà occidentale ha messo nelle mani di chiunque armi contro l’umanità stessa, se usate o gettate senza criterio, in una sproporzione abissale tra consapevolezza, numero di fruitori e pericolosità; quasi, se mi si passa il paragone, come mettere una folla di bambini alla guida di altrettanto auto. Uso, per chiudere, l’ultimo ritrovato: il telefono 5G, di cui nessuno conosce i meccanismi (come del resto la maggior parte degli aggeggi di uso ormai quotidiano), ma con l’aggravante di essere il più raffinato strumento di ingerenza nella vita privata, e persino intima, di ciascuno di noi. Un giocattolo perfetto per il neocapitalismo esoso e guardone. Senza contare i possibili, e già documentati, effetti sulla nostra salute.

Fuori tema (ma neanche troppo):
«L’Agenzia delle Entrate dichiara conclusa l’emergenza sanitaria e fa sapere agli italiani che il 2 novembre terminerà la moratoria sul pagamento delle tasse. Se si tratta di massacrare famiglie e imprenditori già strangolati dalla crisi, la pandemia è finita. Se invece si tratta di mantenere ancora lo stato d’emergenza, allora il rischio Covid è ancora altissimo. Basta con questo intollerabile doppio gioco del Governo Draghi sulla pelle degli italiani». [FdI] Preciso che si tratta dello stesso ente che ha lesinato al massimo i ristori a tante categorie, mentre veniva loro intimato di cessare l’attività e “arrangiarsi”, ed ora pretende di tornare a salassare quanti ha lasciato alla fame.Marco Giacinto Pellifroni                            31 ottobre 2021

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One thought on “IL LABIRINTO”

  1. Fulvio Sguerso says:

    Marco, dove hai letto o chi ti ha detto che monsignor Viganò e vescovo di Trieste? L’attuale vescovo è monsignor Giamapaolo Crepaldi, succeduro a mosignor Eugenio Ravegnani il 4 luglio del 2009. Un cordiale saluto. Fulvio

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