Gli stati squattrinati sono assassini

Gli stati squattrinati sono assassini

 

Gli stati squattrinati sono assassini.

Gli stati liberaldemocratici arrampicati sugli specchi dell’economia privata a caccia di tributi per potersi finanziare, non avendo, (come l’Italia e tutti gli stati che hanno adottato l’euro) né sovranità monetaria né produttività autonoma, sono condannati a fallire, al pari di quelli comunisti, falliti per scarso rendimento e alte appropriazioni indebite.

Posto che il mercato mondiale oscilla tra sviluppi e recessioni, imprese povere che nascono oggi e muoiono ieri, o ricche che si sottraggono al dovere contributivo delocalizzando nei paradisi fiscali, profitti faraonici e bancherotte colossali, accumulo di sprechi e furti burocratici e politici e debiti pubblici impagabili; alla lunga, le liberaldemocrazie non possono che degenerare in tirannia, o al meglio in una sanguinosa guerra fratricida per una crescita patologica di poveri, disoccupati, sottoccupati e falliti.

Manco spremendo tributariamente i contribuenti come limoni si riusce ad incassare tutta la ricchezza necessaria per uno stato dignitosamente funzionante, perché nella pubblica amministrazione la quantità di soggetti disonesti o incapaci è prevalente.

E la minoranza, cioè quelli realmente motivati e capaci di fare di uno Stato una decente casa comune, non trova nel sistema legislativo adeguate tutele per agire (senza rischi individuali) in funzione del bene comune e quindi contro l’improduttivita’ e la disonestà dei più. Perciò lo Stato liberaldemocratico, privo di sovranità monetaria, è condannato a fallire al 100%. 

Dipendendo dalle banche anche per soffiarsi il naso, lo Stato liberaldemocratico, libero di nome e schiavo di fatto, (vedi Italia), non potendo assumere dipendenti pubblici, pagare stipendi e ingrassare a proprie spese una classe dirigente degna di questo nome, finisce per ritagliarsi quella di “caporale” sfruttatore di poveri e protettore di ricchi con conseguenze apocalittiche.

Non vi convince la mia opinione, allora provate con quella del Premier Mario Draghi:

“Il Paese perde sovranità quando il debito è troppo alto”, perché a quel punto “sono i mercati che decidono”, e ogni decisione di policy “deve essere scrutinata dai mercati, cioè da persone che non votano e che sono fuori dal processo di controllo democratico”.

Come dire: se il debito pubblico ha indebolito il nostro sistema sociale; con un bel recovery found di altri 200 miliardi e passa di finanziamenti a debito, il “successo” del liberismo e il “decesso” dell’Italia sono garantiti.

   FRANCO LUCERI

 http://ilrebusdellaculturaumana.blogspot.com

 

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