Cinema: Solamente nero

Solamente nero, di Antonio Bido, con Lino Capolicchio, Stefania Casini.
Italia 1978.
Thriller, 106 minuti.

Giovane professore si reca a Venezia a trovare il fratello prete, (un tipo ecclesiastico misterioso e inquieto) che vive nel terrore a causa di minacciose lettere anonime a cui fanno puntualmente  seguito oscuri delitti dalle motivazioni enigmatiche.
Anche la vita del professore e quella dell’amata fidanzata sono in pericolo.
Date le difficoltà delle istituzioni addette alla giustizia nel trovare indizi e prove, il professore si vede costretto ad indagare personalmente, e grazie a un quadro d’arte di fronte al quale avrà ricordi shoccanti, raffiguranti un trauma infantile relegato nell’inconscio, sarà indotto a rielaborare una parte scomoda del suo passato, i cui risultati mostreranno poi una relazione logica nel reale con quanto di drammatico e apparentemente assurdo sta accadendo.
Film psicanalitico (nel ’78 la psicanalisi suscitava  ancora un forte interesse in Italia) molto raffinato, ciò grazie a un gioco di metonimie e metafore rappresentate da oggetti sacri ben calati nel vivo del contesto storico (aspetti che conferiscono sostanza narrativa e forte interesse emozionale, quest’ultimo proveniente dall’inconscio).
La rappresentazione di un certo funzionamento dell’inconscio relativo al trauma del professore è corretta, in quanto i prodromi significanti, evocati dall’oggetto causa da lui incontrato, immettono a un mondo altro, normalmente rimosso, procurando potenzialmente chiarezza analitica, seppur lungo una fatica rielaborativa.
Secondo film di Antonio Bido, che ha uno stile suo nonostante la concorrenza di Dario Argento che non gli ha mai fatto ombra, e rispetto al quale ama dare profili più consistenti ai personaggi.
Film ambientato in una Venezia suggestiva, misteriosamente velata di minacce,  capace di ispirare nell’arte sogni e paure.
Opera filmica che ricorre a un linguaggio fotografico ricco di uno splendore contenuto ma vero,  che si avvale ancora  della pellicola analogica conferendo alla luce solare il potere di stupire e incantare, nell’attesa dell’arrivo di un prossimo digitale dagli esiti non sempre ottimali.
Musiche efficaci, esse danno il giusto tono alle tensioni proposte nelle scene, e sono di S. Cipriani.

 Biagio Giordano

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