Barriere

Quando cadde il Muro dii Berlino e nelle macerie scomparve anche ciò che restava della cortina di ferro, sembrò che l’Europa avesse cambiato faccia. Ma forse non bastava ancora per grattare via tutte le scorie lasciate in eredità dagli assetti usciti dalla guerra. A volte sembra infatti che la lezione della storia assomigli alla classica vox clamantis in deserto, se tornano a farsi vivi coloro che auspicano la costruzione di nuove barriere per salvaguardare – dicono loro – i confini esterni dell’Unione Europea. Per quanto possa sembrare incredibile, a tanto sono giunti dodici Paesi della Comunità per proteggersi di fronte ai flussi migratori. A rendere ancora più dolorosa e incomprensibile la richiesta concorre il fatto che essa proviene nella maggior parte da Nazioni che nel recente passato hanno conosciuto l’occupazione, la fuga, l’esilio e lo sradicamento dalla patria d’origine. Ormai sono anni che sul dramma dei migranti non si trova una via d’uscita. Pensare di risolverlo col filo spinato, i muri, le barriere e la detenzione, più o meno come Trump col Messico, significa soltanto prolungare le sofferenze di una disumana via-crucis.

Renzo Balmelli L’avvenire dei lavoratori

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