TRUCIOLI SAVONESI
spazio
di riflessione per Savona e dintorni
Un ricordo
Questa mattina, 28 gennaio 2007, le comunità Cadibonese e Quilianese hanno dato l'estremo saluto a Domenico "Meneghin" Debenedetti. Personalmente ho perso un cugino, figlio di una Ferro e per me idealmente "baluardo" delle mie radici Cadibonesi, ma Domenico è stato per tanti molto, molto di più. A dodici anni staffetta partigiana, presidente della Società Operaia, consigliere comunale a Quiliano, punto di riferimento per il ciclismo savonese e per Cadibona tutta, e tanto altro ancora. E' difficile riassumere in poche parole, il rischio di essere freddi e banali è altissimo e non si puo' spiegare con un elenco di "cariche" ciò che "Meneghin" è stato e ciò che ha fatto per tante persone. Chi fosse stato stamattina al funerale senza averlo conosciuto lo avrebbe percepito subito.
Ciao Domenico, e un abbraccio a tutti.
La moneta
in Italia in età antica:
dai pani di bronzo al trionfo del ritratto
Pensando alla
monetazione classica in Italia, chiunque inizia con
l’avere in mente qualcosa di ben preciso: Roma. Ma lo
scenario nel resto della penisola è ben più variegato
della sola città laziale, con tanti centri e vari popoli
che ben conoscono ed utilizzano da lungo tempo il
metallo monetato.
Se prescindiamo, infatti, dalla diffusissima monetazione
imperiale, ancora oggi molto comune dopo ben 16-20
secoli (!) malgrado l'opinione comune delle persone
tenda a stupirsi a seguito di tale affermazione (non va
dimenticato che la moneta fu nel 99% dei casi un oggetto
di produzione tipicamente industriale, con concetti
realizzativi modernissimi se paragonati ai metodi di
lavoro applicati a tutti gli altri manufatti), al nord
la fanno da padrone le popolazioni padane, che si
dedicano a coniare in abbondanza dracme che imitano i
diffusissimi esemplari della zecca di Massalia
(Marsiglia), attivissima per i propri commerci
marittimi. Le dracme padane si diffondono dalle Alpi
Marittime sino all'Illiria e alla odierna Svizzera, con
varietà tipologiche molto interessanti e stili in taluni
casi davvero singolari.
I Romani arrivano cioè
tardi, quando già da almeno
due secoli i popoli vicini,
come gli Etruschi e
i
Campani o le città della
Magna Græcia battono moneta
(…e che moneta!). Quando le
dracme, nel mondo greco e
soprattutto in Sicilia, nel
IV secolo a.C. raggiungevano
le vette della bellezza e
della perfezione stilistica,
a Roma, ancora un villaggio
di pastori, si usavano come
moneta pecore e buoi nel
rapporto di 10 a 1.
Gli abitanti dei Sette Colli
recuperarono però il tempo
perduto in modo
sorprendente, regalandoci
una monetazione eccezionale
per continuità (un arco di
tempo di otto secoli, da ca.
il 335 a.C. sino alla caduta
dell’impero d’occidente) e
conseguentemente per
varietà, che subito imposero
ai vicini portandoli a
battere le stesse monete, e
che esportarono in tutto il
mondo allora conosciuto,
sino all'odierna India.
Dopo gli animali, già
dall’VIII sec. Roma usa
negli scambi un solo bene
intermediario: il bronzo, di
cui è ricca, a differenza
dell’argento (che deve
importare) e dell’oro
(scarsissimo, quasi
sconosciuto). Pezzi informi
di metallo grezzo e fuso,
Æs rude, valutati in
base al loro peso (da 2
grammi sino a 4 kg), senza
figure o segni. Più pratici
degli animali ma ancora
lontani dai vantaggi di una
vera moneta. Per conoscere
il valore si doveva
ricorrere ogni volta alla
bilancia, per non parlare
dell’accertamento della
qualità del metallo.
Un passo avanti è fatto
sotto Servio Tullio, con cui
nasce l’æs signatum
(bronzo segnato, metà VI
sec. A. Cr.): fuso e diviso
in tanti pezzi quadrangolari
già pesati e basati sulla
libbra latina, pari a 273
grammi, con figure di
animali o piante sui due
lati.
Infine, nel 335 a.C., con l’Æs grave Roma ha la sua prima vera moneta: l’asse. Fuso, di forma lenticolare, reca la raffigurazione di Giano bifronte e, anche sui suoi sottomultipli, la prora di nave, forse a memoria della vittoria su Anzio del 338 a.C. Nel 268 a.Cr. Roma inizia finalmente a coniare l’argento: si apre la splendida età del denario romano.
La monetazione diventa così soprattutto d’argento: il bronzo cessa di essere coniato nell’80 a.C. per non riprendere che con Cesare, mentre l’oro rimane di comparsa sporadica (ridotto in sostanza a tre emissioni). La monetazione è principalmente costituita da denarii, emessi da un vasto numero di magistrati (da cui il nome di monete consolari) rappresentativi di circa 180 famiglie che nei secoli ebbero membri preposti alla sovrintendenza delle emissioni.
Ma è con l’età imperiale che l’arte
incisoria finalmente esplode nell’espressività della ritrattistica.
Durante i cinque secoli della Roma imperiale sono circa 250 i personaggi
immortalati sulle monete (fra principes e consorti, loro familiari, usurpatori,
eccetera), alcuni dei quali noti addirittura solo per le proprie rarissime
emissioni. E, con loro, una lunga galleria di divinità e un moltiplicarsi di
zecche sparse in Europa e in tutto il bacino del Mediterraneo. Per alcuni
l’apice artistico è forse raggiunto nella seconda metà del primo secolo dopo
Cristo, tra Claudio e Traiano.
Dario Ferro
Arrivederci alla prossima settimana con
l'incontro numero 6 a tema:
Mille e una monetazione nel
mondo antico
Circolo culturale filatelico numismatico savonese CFNSV@libero.it - http://digilander.libero.it/cfnsv/
Dario Ferro - http://digilander.libero.it/adamaney
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