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ORA FINALE HA UN NON PUC
di
Gloria Bardi

Dopo ben tre anni di gestazione, Finale ha partorito il Piano Urbanistico Comunale. Per gli amici PUC.

Un’AltraFinale aveva espresso un parere negativo già sul preliminare, figlio della precedente amministrazione ulivista, che, con le previsioni e con le imprevisioni che conteneva, dava in mano la città alla speculazione edilizia, tanto che proprio per questo ci eravamo presentati alle elezioni in lista civica autonoma dagli schieramenti.  

Dopo tre anni di incubazione, ci siamo trovati davanti un bambino, con qualche bubbone in meno, ma nel complesso addirittura peggiorato.

Si tratta infatti di un PUC insostenibile, dati i forti margini di

AMBIGUITA’, INDETERMINATEZZA e INCOERENZA.

E l’insostenibilità di questo PUC riguarda soprattutto due pendenze che non consentono un livello soddisfacente di predittività.

Prima di prenderle in esame però, voglio richiamare un principio:

una città non è fatta di parti sommate o assemblate ma è un corpo complesso dove ciascuna componente trasforma tutte le altre, per l’interazione con l’esistente.

Interazione che va studiata attentamente nella pluralità dei suoi aspetti. 

Detto questo vengo ai casi e alle dovute argomentazioni: 

1

leggo dal “Documento per l’applicazione della Legge Urbanistica regionale 4.09.1997, n. 36, con riferimento al PUC: 

un puc  presuppone “l’esame del quadro pianificatorio, programmatorio e progettuale in atto: in tale quadro devono intendersi tutti gli strumenti di pianificazione sovraordinata vigenti o adottati ovvero in corso di formazione”. 

Ora, come in diversi luoghi del PUC si “getta lì” quasi si tratti di un dettaglio ininfluente:

“è prevista da oltre 30 anni l’istituzione del Parco Regionale del Finalese”

(Vd. PUC, Relazione fondativa – Relazione d’incidenza)  

E’ vero che la legge attualmente con è ancora vigente e il PUC deve attenersi al piano paesistico regionale (cosa che fa molto maldestramente, a leggere le osservazioni della regione) ma è anche vero che la legge è stata approvata e in avanzato iter verso l’applicazione.

Inoltre i Piani Territoriali della Provincia confermano tale previsione. 

Una legge si può disapprovare, e che l’amministrazione la disapprovi lo sappiamo, si può scegliere di contrastarla –pur avendo essa natura cogente- ma non si può dimenticarne l’esistenza.

La legge è prima di tutto un dato oggettivo. 

Il PUC deve essere coerente con gli strumenti normativi obiettivi e non con i programmi elettorali dei gruppi politici (di per sé liberi di promettere la luna o l’uscita di Finale dall’euro); il PUC non è fatto solo per gli elettori della lista Richeri ma è fatto per la città, che ha bisogno di LUNGIMIRANZA e non di divenire oggetto di un braccio di ferro Comune-Regione. 

E se il PARCO “accade” tutto quanto si squaderna

Il PUC votato mercoledì 12 appantemente conserva e tutela ma poi prevede una serie tombale di varianti da zona anice a zona isma, un incremento edificatorio in zone agricole e, addirittura del 50% a LE MANIE, confliggenti con il Paco del Finalese.  

Deduzione: non è possibile redigere un PUC fin tanto che non sia definita la questione-parco. 

Anche nel perdurare del braccio di ferro, non si può redigere il PUC prima che vi sia un vincitore. 

Quanto al braccio di ferro, non può sfuggire il linguaggio sorprendente con cui ci si esprime (e vorrei sapere chi e quando) nel “Documento contenente le determinazioni comunali in merito ai pareri resi dalla Regione, Provincia ecc.”, un linguaggio non idoneo a un documento, che potrebbe attirarsi procedimenti di querela da parte dei tecnici regionali. Cito:

“La pignoleria, accademica disamina di ogni singola scelta dell’Amministrazione Comunale, del comune di finale ligure è il chiaro riflesso di una mentalità…largamente datata, sorda ad ogni evoluzione dell’urbanistica e delle problematiche territoriali”.

“…il parere regionale è sconfortante laddove si inventa previsioni che nel PUC preliminare non ci sono per poi contestarle”.

Altrove si parla di FARE BUON VISO A CATTIVO GIOCO. 

Credo che un documento ufficiale debba valersi di linguaggio assertivo e non dietrologico: c’è una forzatura atta a creare o fagocitare il conflitto o anche solo a renderlo apparente.2

Altra questione pendente: la Piaggio, per cui si prevedono due scenari:scenario A

               Scenario B

Nel primo caso Piaggio resta e con essa il sito industriale e attività produttive

Nel secondo Piaggio va a Villanova 

Ora, a qualcuno sembra che sia possibile redigere un puc con questo livello di incertezza? Posto che non si tratta solo di volumi o utilizzi ma che le due scelte interagiscono col contesto in modo totalmente diverso in termini di viabilità, sottoservizi, socio-economia, prezzi delle case, variazioni e flussi demografici, indotto, risorse idriche, quantità e tipologia di rifiuti ecc

Non solo, ma si dimentica una piccola cosa:

fintanto che non vi sia nulla di definito (si consideri che l’Amministrazione ha votato contro a un mio odg in cui si subordinava la prosecuzione dell’iter decisionale alla presentazione di un P.I  da parte di Piaggio) si può deprecare ma non escludere uno scenario C, che nessuno vuole ma di cui i futuribili non possono non tener conto. 

Piaggio va via ma non va a Villanova. 

Che cosa succede? Arriva una nuova industria? 

Ma Un’AltraFinale ha più volte sottolineato l’ambiguità della destinazione industriale, data da una chiosa che ribadisce la presenza di Piaggio (e non di un’industria quale che sia) all’interno di un distretto di trasformazione.

L’ambiguità l’avevano segnalata gli attuali amministratori (che però adesso la negano) quando erano all’opposizione:

 5.maggio.2003:

L’attuale assessore all’urbanistica: “tutta questa sicurezza e questo indirizzo del mantenimento ad area industriale della zona Piaggio io nella scheda non la trovo”

L’attuale Sindaco:

“non c’è sottolineatura forte che questa zona debba rimanere zona industriale”. 

Ora, quello che è ambiguo quando si è all’opposizione, se resta identico, dovrebbe continuare a essere ritenuto ambiguo quando si è al governo. 

Questo PUC, con due spade di Damocle irrisolte e stravolgenti (Parco-Piaggio)  è INSOSTENIBILE: è un NON PUC e la dimostrazione più lampante è data da un documento del fascicolo: 

STUDIO DI SOSTENIBILITA’ Relazione preliminare  

Dopo il non piano di sviluppo,  sarebbe meglio parlare di NON SUDIO DI SOSTENIBILITA’, perché quello che vi si dice è che uno studio di sostenibilità è impossibile, leggo:

p.8“Il livello delle conoscenze sulla complessiva operazione di rilocalizzazione, non è tale da consentire una univoca previsione di trasformazione delle aree e pertanto la redazione di una dettagliata scheda urbanistica che traduca in dati e parametri grafico-numerici tali previsioni”

p. 9“in particolare, sulla base delle indicazioni contenute nello SCENARIO B, l’Accordo di Programma …dovrà prevedere la integrazione ed il completamento delle “norme di congruenza” del sub distretto DT1 ed in particolare :

a) valutare la compatibilità e congruenza delle trasformazioni proposte rispetto agli obiettivi, alla struttura ed alle priorità generali dello sviluppo operativo del piano,

b) valutare, trattandosi di sub-distretto per il quale il PUC prevede sviluppi operativi alternativi, le conseguenze sugli altri sub-distretti e ridefinire gli assetti ivi previsti, nell’ambito di quelli consentiti dal puc stesso,

c) controllare la qualità degli esiti complessivi delle trasformazioni previste anche in relazione alle restanti parti del territorio comunale”

d) definire le modalità gestionali e finanziarie delle operazioni di trasformazione e la ripartizione degli oneri relativi alla dotazione e alla organizzazione di servizi pubblici e di uso pubblico”.

Si noti l’uso di verbi al futuro. 

p. 10 “necessità di una visione unitaria e complessiva delle problematiche dell’area, il che non esclude, il che non esclude, ovviamente, di attuare le previsioni programmatiche generali per i singoli ambiti di intervento”:

non esclude solo nella visione improponibile di una città intesa come somma di parti. 

p. 11: 2Le ripercussioni di quanto verrà realizzato, anche in termini di carico ambientale, sono tali da interessare UN’AREA BEN PIU’ AMPIA di quella sulla quale insiste direttamente il distretto DT1 visto anche il nuovo carico insediativi previsto”. 

P11: “risulta pertanto sostanzialmente effettuata la valutazione di sostenibilità ambientale delle singole, specifiche trasformazioni territoriali, limitatamente all’area interessata. SI RITIENE INVECE CHE SAREBBE PREMATURO  SOSTANZIALMENTE INUTILE condurre analoga verifica per quanto concerne l’insieme delle previsioni di piano, nei due casi alternativamente ipotizzati”. 

P11-12:

2Anzi, in dettaglio, per quanto riguarda la previsione conservativa (permanenza dell’industria) sarebbe INUTILE e puro esercizio accademico, essendo in corso procedure cui il comune di finale Ligure dà piena ed attenta adesione. Per quanto riguarda la previsione “modificativa” la verifica sarebbe PREMATURA perché non sono definite le quantità volumetriche e ,pertanto, insediative, e per quanto siano indicate nella scheda citata anche le qualità, il sistema infrastrutturale, le problematiche fluviali e marine, non sono così precise e definitive da consentire una valutazione di sostenibilità complessiva”.  

Insomma, lo studio di sostenibilità si vale di tempi verbali futuri (si dovrà prevedere, valutare, controllare, definire): si farà ma qui  il PUC va deciso  AL PRESENTE, senza nulla di indefinito.

Si sarebbe dovuto spettare quindi che quel futuro (soluzione Parco-qualunque essa sia; soluzione Piaggio-qualunque essa sia) diventi presente per poi decidere potendo valutare gli effetti della nostra decisione. 

Queste due questioni credo che siano da sole più che sufficienti a rimarcare l’insostenibilità del PUC.  

Ma c’è di più. 

Quelli relativi al DT1 (distretto di trasformazione Piaggio) non sono gli unici aspetti rinunciatari della RELAZIONE DI SOSTENIBILITA’, dal momento che per alcune questioni, quali spostamento linea ferroviaria, studio/realizzazione della Nuova Aurelia (con galleria “quasi” ininterrotta da Noli a Finale…) “pongono problematiche di sostenibilità assai rilevanti e serie, tutte da approfondire”.

TUTTE DA APPROFONDIRE?

Nella stessa relazione si dice poi che le stesse questioni più il collegamento con l’autostrada e la realizzazione di nuovi attraversamenti fluviali sono opere di tale rilevanza ed estensione che non possono che essere valutate più “globalmente” e complessivamente, nell’ambito di strumenti pianificatori sovracomunali. 

E così il relatore demanda. 

Ma io credo che si tratti di angoli prospettici differenti: il punto di vista del comune e il suo livello di conoscenza del territorio non può essere sostituito dal punto di vista sovracomunale.

Si tratta di scale valutative differenti  che partono da contestualzzazioni differenti: al MACROCONTESTO deve affiancarsi la valutazione sul MICROCONTESTO e invece a Finale quando fa comodo si localizza (parco), quando fa comodo si generalizza.

 (Si consideri che sullo spostamento Aurelia (allora nella sede ferroviaria), Richeri dall’opposizione chiedeva addirittura referendum tra la cittadinanza). 

A proposito di REFERENDUM.

Noi di un’AltraFinale, assieme a comitati di cittadini, avevamo chiesto referendum sulla trasformazione Ghigliazza: ci è stato negato, abbiamo perso il primo ricorso, ma l’iter è ancora in fieri perché ricorriamo ora in appello.

Ma restiamo su Ghigliazza:

Secondo questo nostro “solerte” studio di sostenibilità, fa testo lo studio di fattibilità (non è sostenibilità!!!!!!!!!!!! Basto io che non sono urbanista per capirlo) redatto “un dì” per il comune dagli architetti Bussmann e Kipar, a premessa di un progetto poi bocciato e quindi alla base di scelte urbanistiche tutte diverse.

Inoltre:

Ghigliazza che ha solo dei debiti verso la città ed è tenuta ad una puntuale rinaturalizzazione dell’area, all’atto della cessazione della coltivazione-cava, accampa invece pretese di sfruttamenti e guadagni e noi siamo proni ad assecondarla.

Nella vicenda si è inserito un fallimento con asta che poi non è stata fatta perché il socio di maggioranza ha comprato il pacchetto azionario last minute.

Vi è stata una inferenza servizi eferente ma non ancora la deliberante, per cui continuano a valere le previsioni contenute in un documento, dal titolo:

Il Comune di finale mi ha risposto per scritto di non isporre di tale documento.

L’ho cercato in regione ma…è mancante di ben tre pagine. 

Appena scoperta la cosa,

ho depositato martedì pomeriggio una lettera a Presidente regione, Assessori competenti e uffici preposti perché ho trovato una pesante irregolarità in un documento fondamentale e ancora vigente: ho chiesto la sospensione dell’iter relativo in attesa di chiarezza.   

Giusto il referendum negato mi porta a parlare dell’ultima questione, ovvero il periodo per le osservazioni.

Il fatto che esso cada in luglio-agosto non pone la cittadinanza nelle migliori condizioni per svolgere il proprio diritto/dovere partecipativo. Ho scritto al difensore civico, che mi ha risposto adducendo la benevolenza del sindaco e promettendomi a vigilare. Lo ringrazio. Ho scritto nel frattempo anche al difensore civico regionale.

Inoltre la trasformazione Piaggio,  col suo carattere indeterminato e il suo tempo “al futuro”, è sottratta alle osservazioni. 

Infine, questo NON PUC è uno specchio riflettente che restituisce, anche là dove definisce, un ritratto sconcertante, dove la nostra città  appare sempre più,  a dispetto dei tanti  appassionati di storia locale, una  TERRA DEI NON LUOGHI, come li chiama l’attuale antropologia, quali sono i villaggi nati artificialmente, con buona pace del proposito dell’arch. Casamenti, progettista delle aree Piaggio e Ghigliazza, di conservare qualche traballante vestigia del passato. 

NON LUOGHI saranno i villaggi  subentrati a Piaggio e Ghigliazza, non luogo la C7 a Ponticello (nonostante opposizione cittadinanza e regione), non luogo la BR a Finalborgo, la C5 all’Aquila,

non luogo rischia di diventare Varigotti, dove si prevede ancora un indice diffuso e si lascia all’amministrazione di valutare caso per caso; non luogo FINALPIA, il cui carico insediativo aumenta., così come nelle aree agricole. 

 Non luogo è per definizione una città dominata dalle seconde case, che vede subentrare ai residenti, in costante diminuzione, gli stagionali, non luoghi che si sommano allo sterminio di parcheggi interrati e zone già realizzate, quale san Bernardino. 

Il cemento piovuto a dosi forzate è materia di non luogo. 

Concludo con quanto citato nell’articolo pubblicato da Marco Preve su MICROMEGA. Un Marco Preve che mi ha confessato di sapere ancora poco su Finale su cui lo stesso assessore Ruggeri ha richiamato l’attenzione, in vista di una colata edificatoria cinque volte quella dell’ ex-Italsider savonese.

“Vittorio Coletti, ordinario di Lettere e filosofia all'università di Genova: «Con questa smania gigantistica che la contraddistingue (tipica per la verità di tutte le speculazioni), si stanno per ripetere sul mare gli stessi orrori che si sono fatti in terraferma dagli anni Sessanta in poi: urbanistica da periferia, tessuto sociale assente e scadente, città fan­tasma, senza centro, senza anima. Ora, chi non sarebbe disposto a rinunciare a qualcuno dei guadagni che pure ci sono stati in termini di mi­croeconomia locale pur di tornare a rivedere un pezzo di verde a Arma di Taggia o a non vedere i tristi casermoni di Ceriale o Spotorno?». 

Dovremo arrivare a farci la stessa domanda? Nel frattempo nel cielo di Finale girano troppi avvoltoi.