Raffaele Carcano responsabile www.uaar.it risponde all'intervento di Gloria Bardi sul numero scorso di trucioli

" Lo sbattezzo"

Le statistiche della Chiesa cattolica sono una vexata quaestio. L'UAAR lanciò anni fa una campagna di "bonifica statistica", al fine di avvicinare il dato proclamato dal Vaticano a quello effettivo.

di Raffaele Carcano
 

Gentile Gloria,

innanzitutto la ringraziamo per la sua attenzione.
Il suo intervento....leggi.... è denso di argomenti stimolanti: mi perdonerà, spero, se procederò brevemente e in ordine un po' sparso. 

Le statistiche della Chiesa cattolica sono una vexata quaestio. L'UAAR lanciò anni fa una campagna di "bonifica statistica", al fine di avvicinare il dato proclamato dal Vaticano a quello effettivo. Con il tempo il cosiddetto "sbattezzo" si è caricato di altri significati, e direi quasi "per fortuna": perché l'idea di una bonifica statistica è valida solo se di statistiche si tratta, mentre quelle della Chiesa cattolica, una volta studiate da vicino, si sono rivelate, nella migliore delle ipotesi, delle mere stime.  

Resta senz'altro il problema dell'effetto che le cifre sventolate dalla Chiesa cattolica sortisce sull'opinione pubblica. Su questo possiamo dire di aver ottenuto dei risultati concreti: rispetto a qualche anno fa, gli organi di informazione non riportano più la notizia come un dato di fatto. Importanti e ripetute prese di posizione di diversi intellettuali (cito per tutti Corrado Augias) ne hanno ridimensionato la portata. Forse solo i politici si sono dimostrati testardamente restii a ogni presa d'atto. 

Veniamo al problema più grosso. I sondaggi di opinione attestano che almeno l'80 per cento della popolazione si dichiara cattolica. Quanto alla frequenza domenicale, si scende a un 25-27% scarso. Le gerarchie ecclesiastiche tendono a evidenziare solo il primo dato, i laici solo il secondo. In realtà, le cose sono più complicate. Come le inchieste sociologiche di Franco Garelli hanno ampiamente attestato, gli italiani sono in larga maggioranza degli ircocervi: si proclamano cattolici, ma non si comportano come tali. Garelli l'ha chiamata, con un efficace slogan "la forza della religione, la debolezza della fede". L'identità cattolica è ancora molto sentita, e di questo se ne è reso conto il cardinale Ruini. Ma non solo ora, già dieci anni fa, quando lanciò il suo Progetto culturale, il cui motto potrebbe essere sintetizzato così: "Se non riusciamo a fare dell'Italia un paese cristiano, facciamone almeno un paese a cultura cristiana, così da poter mantenere e ampliare i nostri privilegi". Un programma già attuato nei secoli scorsi in Irlanda e Polonia, che non erano affatto Stati particolarmente cattolici, ma che lo diventarono solo in seguito, in un riuscito connubio di Dio-Patria-Famiglia destinato a fronteggiare il nemico esterno: gli uni contro gli inglesi anglicani, gli altri contro i prussiani luterani, i russi ortodossi, gli atei sovietici. La gran parte dei laici italiani neanche sa che esiste un Progetto culturale CEI, e le conseguenze si vedono tutte. Il referendum è stata solo la prima applicazione pratica. 

Infine, e ancora, lo "sbattezzo". Anni fa andai in TV a parlarne, e mi venne posta la stessa osservazione: "Non pensa di fare un torto ai suoi genitori?". Risposi di no, così come non penso che i miei genitori mi volessero fare un torto. Loro decisero di fare quanto sembrava loro giusto fare, senza pensare a cosa sarebbe stato giusto per me trent'anni dopo. Allo stesso modo, io feci quanto mi sembrava giusto fare, senza pensare a cosa sembrava giusto loro trent'anni prima. 

Saluti, e grazie ancora per l'attenzione. 

Raffaele Carcano 

responsabile www.uaar.it